Il giudice di pace di Frosinone, al quale si erano rivolti padre e figlia, ha annullato le multe che erano state loro contestate in pieno lockdown. Motivo: lo stato d’emergenza, quello sul quale si sono fondati i vari Dpcm, non vale. Fra possibili, o probabili, controricorsi, ritocchi, polemiche, interventi si raggiungerà un risultato: l’emergenza rientrerà nell’ordinarietà delle lungaggini italiane.

I fatti e la sentenza, che creano un precedente importante comunque la si voglia vedere e col quale il governo Conte dovrà pur misurarsi, sono presto riassunti.

Nella sentenza, il giudice ha fatto cenno all’incostituzionalità del decreto emergenza perché, peratrlo, basato sul codice delle protezione civile che non può intervenire in ambito sanitario. Insomma, si fosse seguito il piano epidemico nazionale e si fossero lasciate in pace le calamità naturali o i danni prodotti dall’uomo, sui quali interviene appunto il codice della protezione civile, sarebbe forse andata in un altro modo. Con meno rigore e con maggior chiarezza, con meno annunci e qualche risultato in più. I morti? Polemica solita. Le malattie possono ammazzare, specie chi sta già male, ma questo non giustifica un decreto che, almeno secondo il giudice di pace di Frosinone (e non solo lui), non regge.

I 400 euro di multa comminati a padre e figlia, sono stati annulati. E questo è. Tanto che per eventuali altri ricorsi, ferme restando le sedi competenti e gli orientamenti dei giudici che si pronunceranno, potrebbe essere spianata la strada: con buona pace dei tifosi, più o meno da tastiera, dei droni e dei quadricicli da spiaggia.

Attenzione. Diciamo strada spianata perché il giudice non è entrato nel merito dei Dpcm di Conte ma, addirittura, dello stato d’emergenza che è stato la loro premessa. Insomma, non si poteva fare.

Lo stato di emergenza può essere dichiarato al verificarsi o nell’imminenza di calamità naturali o eventi connessi all’attività dell’uomo in Italia – ha sentenziato il giudice di pace – calamità naturali o eventi connessi all’attività dell’uomo in Italia. Tutti eventi estremi che, ha ritenuto il magistrato, non c’entrano con una pandemia e con le emergenze di tipo sanitario.