Pomodori

Tutto quello che non sapete sul pomodoro o che rischiate di dimenticare

Premio letterario Raccontami una storia

Ridotto in salsa e versato sulla pizza, così come nell’immaginario corrente, è sempre rosso. Ma è in principio era in prevalenza giallo. Viene dall’America, diventò una pianta da giardino per poi sposare la dieta mediterranea e cambiare la nostra alimentazione. Lo mettiamo un po’ ovunque, lo mangiamo tutti i giorni e se possiamo lo coltiviamo da soli. Forse dovremmo rispettarlo di più, insieme a quelle tecniche orticole che son di per sé traccia delle nostre stesse origini. Almeno da 5 secoli in qua.
Il perché lo sa Enzo Pallini. E lo spiega alla figlia chiamata alla raccolta dei pomodori.

Ciao figliola,

sono passato dall’orto o come dite in Brianza dal giardino e ho fatto una visita ai pomodori. Questa pianta voi la chiamate tomato e il nome è più giusto. In Toscana prima fu chiamata mela aurea e quindi pomo d’oro; infatti prima prevalevano i frutti – o meglio le bacche – gialle. Sarebbe più opportuno chiamare la pianta lycopersicum esculentum, il che richiede un piccolo sforzo ma se possdiamo essere precisi non guasta.
Questa bacca alla base di tanta nostra alimentazione viene dall’America centro-meridionale, prima come pianta ornamentale e poi alimentare, per me ha entrambe le caratteristiche e forse in Italia e nel mondo dovremmo prediligere le piante che hanno entrambe le prerogative. Una siepe di pomodori è bella e dà qualcosa di buono. In questo, io credo che ci sia la vera ecologia.
Forse in termini economici si spende meno comprando i pomodori al supermercato, ma coltivare le piante più che un lavoro è un gioco, una scelta di protezione della natura antropizzata e un modo di insegnare ai tuoi figli.
Ho ricontrollato i tutori, in parte metallici ma prevlentemente in canne palustri o in bambù, ho controllato le legature prevalentemente realizzate con vinchi (sottili ramosclelli di vincaia). Questa era una pratica di fissaggio che avevo visto fare al mio babbo e penso che io sia l’unico che la realizza in Brianza, e sempre meno sono quelli che la attuano in Toscana, perché sicuramente è più comodo usare fili di plastica o di ferro plastificati. Ma a me questi due metodi, così moderni, così globalizzati e globalizzanti, fanno un po’ schifo e se posso li evito.
Ho continuato la scacchiatura, cioè l’asportazione dei cosidetti getti ascellare o cacchi, e qui mi viene da ridere: l’espressione “non mi importa un cacchio” non è un’espressione volgare, i cacchi che sono dannosi sono meno di nulla e la frase vul dire non mi importa.
Oggi la coltivazione del pomodoro può essere anche idroponica o con piante che non hanno bisogno di supporti e la maturazione simultanea consente la raccolta meccanica; altre volte avviene con braccianti sottopogati.
I pomodori che produciamo noi sono più che ecologici, mi piace la parola arcaici, senza sfruttamento o inquinamento, visto che il diserbante prevalente è lo strappo o la zappatura. Poi i pomodori possono essere lavati nell’orto e con l’acqua di lavaggio si può innaffiare.
Anche il pomodoro ha però i suoi inconvenienti. La parte verde del pomodoro contiene solanina e non può essere data alle galline e una piccolissima quantità di solanina si trova anche nelle bacca ma è insignificante. In compenso non vi sono tracce di prodotti fitosanitari. Ma anche se i pomodori sono un alimento eccellente vale sempre la regola di non abusare.
Io domani sono ad Arezzo e non potrò esserti più di aiuto, la maturazione è iniziata e ti consiglio di effettuare la raccolta all’inizio della maturazione, per evitare l’eccessiva sollecitazione dei tutori e che le bacche si appoggino a terra. Buon lavoro figliola.

Il babbo
Enzo Pallini