Sono tornate a casa oggi, a Prato, le sinopie degli affreschi della facciata esterna di Palazzo Datini: dopo il successo della mostra Alvaro Pirez d’Evora – A portuguese painter in Italy on the Eve of the Renaissance, al Museo Nazionale di Arte Antica di Lisbona, con quasi 15mila presenze dal 29 novembre 2019 ai primi di marzo del 2020, le cinque sinopie provenienti dalla casa del noto mercante pratese sono rientrate a Prato, grazie a un paziente e attento lavoro di trasporto dalla capitale portoghese fino alla città laniera.

I disegni preparatori, staccati dalla facciata del palazzo da Leonetto Tintori per salvarli dal deterioramento e dagli agenti atmosferici, sono ormai da lungo tempo custodite nelle sale attualmente occupate dall’Archivio di Stato di Prato, al primo piano di Palazzo Datini; assieme ad altre opere provenienti da tutta Europa e a importanti documenti conservati proprio nel nostro Archivio di Stato, hanno avuto uno spazio importante nell’esposizione dedicata al pittore portoghese, esposte in una sala centrale del Museo interamente dedicata a Prato e a Francesco Datini. «È stata l’occasione per far conoscere all’estero l’importanza della storia legata a Francesco Datini – dichiarano il direttore dell’Archivio di Stato, Leonardo Meoni, e il presidente della Fondazione Casa Pia dei Ceppi, Walter Bernardi – al suo palazzo ma anche alla città di Prato: una vera soddisfazione per noi, che cerchiamo ogni giorno di valorizzare la memoria del famoso mercante di Prato».
Con l’occasione, è stato fatto anche uno studio comparativo e un restauro conservativo del materiale inviato in Portogallo.

La storia di un tributo mai visto prima

Correva il mese di maggio dell’anno 1411, Francesco di Marco Datini era morto da nemmeno un anno (16 agosto 1410), e i pratesi che passavano davanti al suo palazzo erano rimasti meravigliati di fronte a uno spettacolo di rara bellezza: l’intera facciata, sia quella su Via Rinaldesca che quella su Via Ser Lapo Mazzei, si presentava affrescata con sedici scene colorate che celebravano l’instancabile attività del “mercante di Prato” a favore dei diseredati, dei malati, dei carcerati, delle partorienti; attività che ora era continuata dal “Ceppo dei poveri” al quale Datini aveva lasciato in eredità tutti i suoi beni. Al di sotto della fragile apparenza dell’illustrazione delle opere di misericordia prescritte a ogni buon cristiano, le scene magnificavano la gloria di Francesco, ed eccezionalmente anche della moglie Margherita, raffigurata accanto al marito nell’atto di elargire elemosine ad alcune donne, tra cui una era visibilmente incinta. Nessun personaggio laico, tantomeno una donna, aveva mai ricevuto una simile forma di glorificazione, che solo qualche decennio più tardi nel Quattrocento avrebbe cominciato ad essere riservata a principi e papi. Purtroppo, con il passare dei secoli, gli affreschi sono andati perduti per sempre e anche le sinopie, apparse dopo il distacco delle pitture murali si sono col tempo deteriorate. Per fortuna il grande restauratore e maestro Leonetto Tintori, al quale Prato è debitrice della salvezza del Tabernacolo di Filippino Lippi sul Canto del Mercatale, aveva avuto l’intuizione di staccare le dieci sinopie superstiti dalla parete e di metterle su tavole, altrimenti sarebbero andate perdute anche loro. Tra i cinque pittori che avevano realizzato gli affreschi, il più importante, ma fino ad oggi meno noto, era stato il portoghese Álvaro Pirez, artista molto attivo in Toscana di cui sono conservate opere in chiese e musei della nostra regione, ma nessuna fino ad oggi nella sua patria d’origine. Per ricordare questo protagonista della storia portoghese si è svolta a Lisbona, presso il Museu Nacional de Arte Antiga una grande mostra antologica curata da Lorenzo Sbaraglio e Joaquim Oliveira Caetano.