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Guido entrò in autostrada dopo aver atteso pazientemente il suo turno. Si meravigliò del traffico intenso a quell’ora del mattino, ma non s’ innervosì: i suoi pensieri erano altrove.
Durante il viaggio si era chiesto più volte se avesse fatto bene ad accettare i consigli di Emilio.
Emilio era l’unica persona con la quale aveva instaurato un rapporto di amicizia da quando, un anno prima, si era stabilito a Roma. Appena aveva appreso che stava cercando dei quadri di pittori moderni per arredare la sua nuova casa, gli aveva suggerito di recarsi a Grado a visitare un’ interessante mostra d’arte aperta da poco: gli espositori erano dei giovani pittori russi e ungheresi.
Perché l’aveva fatto andare così lontano da casa? Voleva forse spronarlo ad uscire dallo stato di apatia in cui si trovava dopo il divorzio da Litzi? Voleva fargli fare un tuffo nel passato?
Ora era inutile porsi tante domande; era in viaggio e doveva proseguire.
Quando uscì dall’autostrada e prese la statale per Grado, fu assalito da una forte eccitazione. Che cosa gli stava accadendo? Possibile che il rivedere, dopo tanti anni, i luoghi della sua adolescenza
lo emozionasse a tal punto? «Sto invecchiando!» – pensò- e si concentrò sulla guida.
Era una limpida e calda giornata di maggio e Guido abbassò il finestrino dell’automobile. Una zaffata d’aria salmastra lo invase e gli annunciò che la laguna era vicina. Dopo un po’, infatti, si trovò sul ponte che congiunge la terraferma all’isola di Grado: a destra e a sinistra il mare.
Da un lato la bassa marea faceva affiorare alcuni isolotti di sabbia, dall’altro l’acqua era alta e di color blu. Una leggera brezza spingeva dolcemente al largo alcune barche a vela e sfiorava le ali
dei gabbiani in volo.
Guido rallentò l’andatura e si lasciò avvolgere dall’azzurro e dal paesaggio che gli veniva offerto. Da quanto tempo non provava un piacere così intenso…
Oltrepassato il ponte, si diresse subito verso l’albergo che aveva prenotato. Salì in camera, si fece una doccia calda, si vestì e scese per il pranzo. Non aveva molto appetito così dopo aver assaggiato un antipasto di pesce, uscì. Si diresse subito verso “Grado Vecchia”, dove si trovava la galleria d’arte che doveva visitare. Si meravigliò nel constatare che lì nulla era cambiato: ogni casa, ogni piazzetta, ogni calle emanavano incantevoli suggestioni.
Trovò facilmente piazza Patriarcato ed entrò nella casa che ospitava la galleria “La Conchiglia”. Subito si trovò immerso in un’ atmosfera di piacevole confusione: molti visitatori guardavano i
quadri appesi alle pareti o esposti su dei semplici cavalletti di legno. Guido ammirò delle marine e dei paesaggi lagunari e decise di comperare una veduta del porto di Grado. Mentre stava cercando
la gallerista scorse, nella zona dedicata ai ritratti, un quadro che rappresentava il volto di una bambina e si fermò per osservarlo: gli parve avesse qualcosa di familiare. L’esaminò attentamente e fu preso da una intensa emozione. Dove aveva visto quella bambina? Perché non riusciva a distogliere lo sguardo da quel viso? Cercò di darsi delle risposte, ma non ci riuscì così si lasciò trasportare dall’istinto e si avviò verso l’ufficio vendite. Entrato nella stanza, fu accolto da un’elegante signora che disse di chiamarsi Mary. Da come lo guardò, gli parve che nascondesse una mente pronta, capace di valutare le persone con acuta intelligenza e subito provò per lei una forte attrazione. Le espose il motivo della sua visita e concordò il prezzo del quadro del porto di Grado, ma quando le disse che voleva acquistare anche il ritratto della bambina, si sentì rispondere che quello non era in vendita. A questo punto tra Guido e la gallerista, iniziò una lunga trattativa che però si rivelò infruttuosa. L’uomo, accortosi che la situazione non si sarebbe sbloccata, pensò di invitare la signora a cena, con la scusa di farsi perdonare la perdita di tempo che le aveva procurato. L’ambiente scelto era molto caratteristico: sembrava un vecchio bragozzo addobbato a festa; le reti che pendevano lungo le pareti e i tavoli illuminati dalle candele, creavano un’atmosfera particolarmente romantica. Mary e Guido, dopo aver assaporato una piccante zuppa alla marinara e sorseggiato dell’ottimo Pinot Grigio, instaurarono in breve tempo un cordiale rapporto d’amicizia: si dettero del tu e iniziarono a scambiarsi delle confidenze. Lui le raccontò alcuni particolari della sua vita: era un avvocato, aveva vissuto per molti anni in varie città italiane e straniere prima di stabilirsi a Roma. Le disse anche di essere divorziato e di vivere alla giornata senza particolari progetti per il futuro. Le confidò infine di essere felice di aver rivisto Grado, dove aveva abitato fino all’età di quattordici anni.
Lei gli disse di essersi laureata in architettura, di aver lavorato in vari musei prima di aprire una galleria d’arte tutta sua e di essere single. Mentre Mary parlava, Guido la scrutava con interesse. Davanti a sé sedeva un’ affascinante donna che lo turbava. Scoprì che avrebbe voluto conoscerla meglio e le disse: «Sei sicura di avermi detto tutto?» Invece di ricevere una risposta, si sentì dire: «Perché volevi con tanta ostinazione quel ritratto?»
Guido colto di sorpresa, dovette concentrarsi un po’ poi le spiegò che il volto di quella bambina aveva suscitato in lui una profonda emozione: gli sembrava di aver colto nel suo sguardo qualcosa di familiare che inspiegabilmente l’attraeva.
Guardò Mary e si accorse che stava sorridendo compiaciuta. Le rivolse allora una domanda che da un po’ voleva farle: «Levami una curiosità, tu sai chi è quella bambina, vero?».
«Pensa a quando vivevi qui e frequentavi la scuola media», gli rispose con un tono di voce leggermente provocatorio. Quelle parole lo costrinsero ad andare nuovamente a ritroso nel tempo e si trovò a riflettere sulla stranezza della mente umana. Ci sono momenti in cui, anche se ti spremi le meningi non arriva niente e altri come adesso, in cui i ricordi come piccole schegge vaganti, si ricompongono e all’improvviso ti appare chiaro un periodo della tua vita che credevi svanito per sempre. Si rivide ragazzino accanto alla sua compagna di banco e ripensò alle fantasticherie che avevano fatto assieme su ciò che avrebbe riservato loro il futuro. Si sforzò di mettere a fuoco la ragazzina, ma ciò che riuscì a intravedere fu un viso paffuto, incorniciato da corti capelli castani e due occhi color nocciola che lo fissavano intensamente. A questo punto, nonostante i ricordi fossero sfuggevoli, capì che tra il suo passato e il presente c’era un inequivocabile legame. Prese le mani di Mary e le strinse fra le sue, poi l’esaminò attentamente. I capelli erano lunghi, biondi e non più corti e castani, il viso era più magro di un tempo, un sapiente trucco le ingrandiva gli occhi, ma non aveva più dubbi: la bambina del ritratto e la donna che aveva di fronte erano la stessa persona. «Sei Marianna vero?» esclamò. «Vedo che hai riconosciuto la tua ex compagna di scuola, era ora! Io ti ho riconosciuto subito. Come facevo a dimenticare il ragazzo che mi ha dato il primo bacio!». Gli disse con un certo imbarazzo e lo redarguì: «Ti sembra di esserti comportato bene quando sei partito senza nemmeno salutarmi?».
Guido, rattristato e commosso cercò di giustificare il suo comportamento dicendole di aver saputo all’ultimo momento che suo padre era stato trasferito per motivi di lavoro e che avrebbe dovuto partire subito.
Le confidò anche di aver sofferto molto per non aver potuto salutare i suoi compagni di scuola e soprattutto lei alla quale era particolarmente affezionato.
«Eravamo in vacanza, ricordi? Tu eri in montagna», soggiunse.
Lei sorrise e la conversazione fu interrotta da un brindisi di pacificazione.
Terminata la cena, Guido e Marianna uscirono dal ristorante; sottobraccio passeggiarono un po’ sul lungomare e si fecero altre confidenze che contribuirono a rinsaldare l’amicizia, che li aveva riuniti dopo un lungo periodo di silenzio. Si era fatto tardi ed era ora di rincasare.
Prima di lasciare l’amica sulla porta di casa, Guido provò l’impulso di stringerla fra le sue braccia e di baciarla. Lei dapprima rimase un po’ disorientata, ma poi si lasciò andare e ricambiò il suo bacio. Con il viso nascosto fra i suoi capelli, Guido le sussurrò: “Mi hai perdonato?”.
– «Sì, sì» – gli rispose Marianna sorridendo – «Grazie per la bella serata; sei perdonato».
“Ci saranno ancora altre belle serate, se lo vorrai”, le precisò Guido e la seguì con lo sguardo finché non la vide entrare in casa, si avviò poi a malincuore verso l’albergo che l’ospitava. Quanto avrebbe voluto trascorrere la notte abbracciato a Marianna!
Mentre camminava lentamente sul lungomare respirando l’aria salmastra della laguna, quasi senza accorgersi si mise a canticchiare “ Madonnina del mar”: canzone che tante volte aveva ascoltato dal coro dei marinai, in cattedrale. Si sedette su di una panchina e rimase affascinato alla vista del riflesso della luna sul mare; un nastro d’argento che danzava seguendo il ritmo delle onde. Quanti anni erano trascorsi da quando, da ragazzo, aveva ammirato con Marianna quello spettacolo della natura!
Basta pensare al passato, disse tra sé . Ora era tempo di pensare al futuro: aveva ritrovato Marianna e non voleva perderla nuovamente.

Maria Teresa Paoletto

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