Ve le do io le mestruazioni, pubblicità o no

Premio letterario Raccontami una storia

di Alice Porta

Ammetto di essere rimasta stranita pure io di fronte alla pubblicità di assorbenti che mostra il ciclo mestruale per quello che è, colore rosso compreso.

Certo non disturbata come gli spettatori australiani, che di fronte al medesimo spot si sono imbufaliti accusando la pubblicità di essere inopportuna, schifosa e addirittura traumatica per i bambini. Per fortuna il loro tribunale che si occupa di censura li ha zittiti dicendo che, proprio come viene detto in TV, le mestruazioni sono una cosa naturale e quindi non ha senso nasconderle. È una cosa abbastanza vera.

Mi è difficile farmi un’opinione sulla faccenda e indagare sul perché io sia rimasta sorpresa di fronte allo spot in questione e quindi ho chiesto ad alcune amiche di darmi un parere: alcune mi hanno detto che lo spot è stupido e offensivo, poteva essere fatto meglio però lodevole l’iniziativa; altre trovano inutile proprio reclamizzare gli assorbenti, tanto sappiamo cosa sono e dove trovarli; altre mi hanno detto che il tabù intorno al ciclo mestruale è ancora tanto e quindi ben vengano questi strumenti; e così via.

Come donna so benissimo cosa vuol dire avere il ciclo mestruale e averci a che fare per circa 40 anni; in buona parte lo sanno anche gli uomini, in un modo o nell’altro ci hanno a che fare anche loro nel corso della vita.

Le mestruazioni sono il primo argomento attraverso il quale la mamma affronta con la figlia l’annosa domanda su come nascono i bambini? e bisogna ammettere che la descrizione del fenomeno, il sanguinamento con spasmi e disagi per circa una settimana, è abbastanza terrificante ma ci si fa l’abitudine.

Da adulta ti rendi conto di quanto le mestruazioni costino: gli assorbenti, i detergenti specifici, gli analgesici e tutta una serie di presidi medici che ruotano intorno al fenomeno, di cui non possiamo fare a meno e intorno al quale lo Stato è sordo, per esempio in termini di Iva come rilevato da alcuni politici.

Soprattutto le mestruazioni affaticano a livello mentale. Oltre al disagio fisico ed emotivo che portano con sé, bisogna avere a che fare con una serie di preconcetti e stranezze, tra l’ignoranza e la goliardia, che le riguardano: attenta a non macchiare i vestiti o le sedute; occhio che non si senta cattivo odore e non si veda l’assorbente; meglio se non ti lavi i capelli e non cucini sennò si blocca il flusso e la pietanza sarà da buttare; niente sesso durante le mestruazioni perché è grottesco; se il ciclo è strano allora ti devi depurare (da cosa, poi, non si sa); non parlare con gli uomini delle mestruazioni perché li disturba; le donne sono intrattabili a casa e meno produttive sul lavoro durante i giorni del ciclo e così andare, un codazzo di frasi buttate là che rendono le mestruazioni una faccenda un po’ carbonaia, fatta di donne che vanno in bagno insieme e si passano in segreto l’assorbente, come fosse una missiva partigiana, pur di non mostrare quella nei fatti è una debolezza, una cosa un po’ brutta, vomitevole e che le dipinge come momentaneamente fuori controllo.

Dopotutto, cosa vuoi che siano un paio di battute?

Una mia amica antropologa dice che la sindrome premestruale, quell’insieme di fame-pianto-ira che nutre diverse battute intorno alle donne, è una questione solo dei Paesi ricchi; in altre parti del mondo non se ne parla perché non esiste: i sintomi che noi Occidentali proviamo sono veri, scientificamente provati, ma probabilmente sono un adattamento del corpo a una pressione psicologica e culturale di secoli. Suona fantascientifico ma è qualcosa su cui diversi esperti si interrogano.

In alcune parti del mondo, poi, la prima mestruazione segna l’inizio di una serie di repressioni e di violenze, talvolta vere mutilazioni, ai danni del donne: con la scusa di proteggerle perché sessualmente desiderabili vengono tenute sotto controllo e il loro corpo messo a tacere, non più di loro proprietà.

Entrambe queste condizioni hanno la stessa origine religiosa e culturale: le donne con le mestruazioni sono impure e se lo devono ricordare. Le mestruazioni rappresentano la riproduzione e quindi il sesso che, quando riguarda le donne, diventa improvvisamente difficile da digerire.

Se sia opportuno o meno mostrare il ciclo mestruale in tv e come farlo nel modo più produttivo è questione spinosa; di sicuro rimanerne stranite è indice che qualcosa di quel retaggio patriarcale oppressivo è dentro di noi e bisogna eradicarlo e occorrerebbe che fosse lo Stato ad insegnarci come fare e non la pubblicità: spetta a chi governa trovare i mezzi per parlare del corpo e delle sue funzioni in modo corretto e senza imbarazzi, soprattutto ad insegnare alle cittadine che nulla le rende “sporche” o poco meritevoli e che non c’è niente da vergognarsi nell’essere donne.

Alice Porta