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13/05/2022
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Vince il NO, legge sul divorzio resta in vigore

Il 13 maggio 1974 si conclude il referendum abrogativo sulla legge Fortuna-Basini che aveva legalizzato il divorzio alla fine del 1970. Il No vince con il 59,26% dei voti, l’affluenza è dell’87,72%.

Il 1º dicembre 1970 il divorzio era stato introdotto nell’ordinamento giuridico italiano; nonostante l’opposizione della Democrazia Cristiana, del Movimento Sociale Italiano, della Südtiroler Volkspartei e dei monarchici del Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica, con i voti favorevoli del Partito Socialista Italiano, del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, del Partito Comunista Italiano, del Partito Socialista Democratico Italiano, del Partito Repubblicano Italiano e del Partito Liberale Italiano, venne approvata la legge 1º dicembre 1970, n. 898 – “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio” (la cosiddetta legge Fortuna-Baslini), risultato della combinazione del progetto di legge di Loris Fortuna con un altro pdl presentato dal deputato liberale Antonio Baslini; nello stesso anno il Parlamento approvava le norme che istituivano il referendum con la legge n. 352 del 1970, proprio in corrispondenza con le ampie polemiche che circondavano l’introduzione del divorzio in Italia.

1970, Fortuna e Baslini festeggiano l’approvazione della legge sul divorzio

Al momento della promulgazione della legge, il fronte sociale e politico era fortemente diviso sull’argomento. Le forze più laiche si erano fatte promotrici dell’iniziativa parlamentare (la legge nacque, infatti, a opera del socialista Loris Fortuna e del liberale Antonio Baslini). Forti differenze erano comunque presenti fra le avanguardie più radicali (femministe, LID, Partito Radicale, l’ala socialista di Fortuna) e parti consistenti del PCI orientate verso una trattativa con la DC, o l’ala socialista di De Martino.

Il comitato promotore del referendum era guidato da Gabrio Lombardi e schierava nella campagna contro il divorzio diversi intellettuali e politici, tra i quali Salvatore Satta, Sergio Cotta, Augusto del Noce, Carlo Felice Manara, Enrico Medi, Giorgio La Pira, Alberto Trabucchi, Giovanni Battista Migliori, Lina Merlin e Ugo Sciascia. La Democrazia Cristiana e il Movimento Sociale Italiano si erano opposti alla legge, ma parte del mondo cattolico si era comunque dichiarato favorevole, come le ACLI o il movimento dei cattolici democratici di Mario Gozzini, Pietro Scoppola, Raniero La Valle e Paolo Prodi. Fra i movimenti cattolici i Comitati Civici e Comunione e Liberazione erano rimasti completamente fedeli alle indicazioni della CEI.

Il Vaticano aveva covato in un primo tempo il progetto d’un divorzio ammissibile per i matrimoni civili e vietato per i matrimoni concordatari (il progetto era piaciuto ad Andreotti, ma aveva grossi difetti, anche per la Chiesa): c’era il rischio, con questa normativa, d’incrementare enormemente il numero dei matrimoni civili. L’allora segretario della DC Amintore Fanfani aveva tuttavia preferito una battaglia aperta senza compromessi, confortato in questo da tutto il suo partito, anche se la sinistra DC e il governo (compreso il presidente del Consiglio Mariano Rumor) rimasero in disparte durante la campagna referendaria.

Lo schieramento del «no» era quindi molto ampio, andando dal PLI di Giovanni Malagodi agli extraparlamentari di sinistra.

Il risultato del voto fu un 59,26% per il No e un 40,74% per il Si, con variazioni significative a seconda delle diverse regioni. Sostanzialmente il Centro-Nord si espresse in senso contrario all’abrogazione, mentre il Sud si espresse in senso anti-divorzista. Il no prevalse però in Abruzzo, Sicilia e Sardegna, e il sì in Veneto e Trentino-Alto Adige (favorito dalla vittoria del sì con il 51,5% in Trentino, mentre in Alto Adige prevalse il no con il 50,38%).

Risultati del referendum abrogativo sul divorzio italiano del 1974 per provincia. Le province in blu hanno registrato un voto di maggioranza a favore, mentre le province in rosso hanno registrato un voto a maggioranza contrario. Le tonalità più scure indicano un supporto più forte. Fonte: wiki inglese

In quell’anno l’Eurovision Song Contest 1974 tenutosi ad aprile non fu trasmesso dalla RAI a causa dell’ingresso di Italia, il brano di Gigliola Cinquetti. Nonostante il concorso si svolgesse più di un mese prima del voto previsto, e nonostante Cinquetti alla fine avesse vinto il secondo posto, la censura italiana ha rifiutato che il concorso e la canzone fossero mostrati o ascoltati. I censori della RAI ritenevano che la canzone, intitolata “Sì” (in italiano per “sì”) e contenente testi che ripetono costantemente la parola “Sì”, avrebbe potuto essere accusata di trasmettere un messaggio subliminale e una forma di propaganda per influenzare il pubblico votante italiano a votare sì al referendum sul divorzio. La canzone è quindi rimasta censurata dalla maggior parte delle emittenti radiofoniche e televisive italiane per oltre un mese.

Immagine d’apertura: Amintore Fanfani al voto il 12 maggio 1974: il segretario della Democrazia Cristiana, principale sostenitore del fronte del «sì».

Bibliografia e fonti varie