Basta un abbraccio e i danni maggiori, quelli della diffidenza e talvolta dell’irrazionale intolleranza, provocati dal virus sono vinti. Capita a Prato, in una scuola, dove #viralicontroilvirus è l’hashtag scelto dagli studenti per dire e per fare la loro. E per mandare il loro messaggio in giro per la città e il mondo intero.

Capita all’Ites Paolo Dagomari. Foto di abbracci fra italiani, cinesi e tutti gli sltri studenti, di varia origine e spesso nati a Prato, sono affidati al web e all’hashtag scelto per vincere il pregiudizio. La campagna #viralicontroilvirus è presente da oggi su Instagram, grazie agli studenti dell’Istituto tecnico e professionale. L’intenzione – e la denuncia – è far sì che si evitino d’ora in poi gli «gli episodi discriminatori che si sono verificati contro i cittadini cinesi in questi giorni in cui il nuovo coronavirus è il principale argomento di dibattito».

In particolare, l’hashtag #viralicontroilvirus è nato nell’ambito del progetto Quest For Feilong che vede alcuni allievi del Dagomari protagonisti di un cortometraggio dalle atmosfere fantasy che si propone di fare da ponte tra culture diverse. Parola chiave di questo progetto è ‘integrazione’, per questo i ragazzi e il team ora con l’allerta coronavirus hanno voluto lanciare un messaggio “semplice, diretto: una foto che ritrae persone che si abbracciano.

La vicenda vede protagonisti un gruppo di adolescenti appartenenti a varie culture e si svolge principalmente nella Chinatown di Prato. Una storia ambientata ai giorni nostri dove il vissuto di un gruppo di ‘bulli’ e di ‘bullizzati’ s’intreccia con un’antica leggenda cinese incentrata sul misterioso personaggio di Feilong, diventando l’occasione per riscoprire le radici di una cultura millenaria con le sue credenze. Tra prìncipi perduti, antiche maledizioni e prove da superare c’è spazio per parlare d’integrazione e di amicizia.

Prendere parte alla campagna è semplice. Basta postare su Instagram una foto con l’hashtag #viralicontroilvirus che mostri «un abbraccio, un selfie, un’immagine significativa capace di stemperare la tensione e allontanare lo spauracchio della diffidenza nei confronti dei cittadini cinesi». 

Fabio Barni