Fra le attività che stanno soffrendo per l’emergenza Covid 19, c’è l’intero comparto del vivaismo e della floricoltura. E poco importa se, di fatto, i fiori e le piante non trasmettono virus. In ginocchio il distretto pistoiese dove sono presenti 1.451 aziende vivaistiche, più del 90% piccole aziende che rientrano in un’attività produttiva di filiera.

Ne abbiamo parlato con Francesco Mati presidente del Distretto Rurale Vivaistico-Ornamentale della provincia di Pistoia, che ci ha descritto la situazione attuale del distretto, partendo da prima del Coronavirus a oggi.
«Lo scorso anno il fatturato si è aggirato attorno ai 730 milioni di euro, la maggior parte dei quali in esportazioni cresciute del 5/7% dal 2015 al 2019 – riferisce Mati – Alcune aziende esportano oltre il 90% della produzione, esportazioni che si attestano oltre il 50% del fatturato. In questo momento il problema è stato la progressiva chiusura delle frontiere, prima quelle extraeuropee poi anche quelle interne all’Europa; il fatturato, partito molto bene nella seconda metà di gennaio, ha visto un progressivo rallentamento fino ad arrivare a effettuare solo pochissime forniture nazionali».

Se è vero che la vendita di fiori e piante è una fra quelle autorizzate non son tutte rose e fiori. «Teoricamente – precisa Mati – è possibile vendere per via telematica, anche se le aziende possono stare aperte ci sono alcune difficoltà legate all’interpretazione della legge. I principali clienti non possono venire nei vivai a scegliere le piante e a fare gli ordini. La situazione è delicata e affiorano alcuni limiti della nostra legge con contraddizioni nelle disposizioni fra Stato e Regioni».
Aspettando la fase due ad oggi il distretto vivaistico pistoiese ha perso complessivamente il 50% del fatturato e, se nei prossimi mesi molte frontiere resteranno chiuse, le perdite potrebbero arrivare anche al 70/80%. «Finita la fase 1 sarà necessario pensare a misure straordinarie, anche perché non sappiamo quando i mercati riapriranno e il rischio è quello che resti invenduto grande quantitativo di prodotto», precisa Francesco Mati.

Francesco Mati davanti alla sede aziendale a Pistoia
Francesco Mati

Proprio il gruppo Mati 1909, con un fatturato medio di poco inferiore ai 6 milioni di euro, con l’azienda storica Piante Mati dal 1909 e i suoi 4 vivai dislocati in diverse zone della piana pistoiese, con i servizi correlati quali per citarne un paio il ristorante agrituristico Toscana Fair e La Dispensa, al quale si affiancano Gruppo Mati srl società di consulenze tecnico progettuali per il verde e servizi professionali, sta subendo per prima la crisi del settore.
«La nostra azienda ha circa 100 dipendenti, i due terzi dei quali attualmente sono in cassa integrazione, i rimanenti lavorano da casa – riprende Mati – Mi riferisco alla ristorazione, formazione e manutenzione del verde questo perché nel corso degli anni siamo riusciti a differenziare le lavorazioni dell’azienda. Solo dodici dipendenti lavorano all’interno dei vivai».
La Mati Piante produce piante per il verde privato e pubblico, poche piante di consumo (fiori ndr), complessivamente la perdita attuale è di circa il 40% rispetto allo scorso anno, nonostante questo, per fortuna, solo una piccola percentuale delle piante andrà al macero.

«La vendita delle piante come i cipressi o in generale quelle di alto fusto – precisa Mati- andrà al prossimo anno, le altre come rose o i fiori in genere verranno rinvasate sperando di poterle vendere già grandi ad un prezzo adeguato il prima possibile. Per quanto riguarda la vendita diretta abbiamo invitato i nostri clienti a non venire presso i vivai e rispettare le disposizioni del governo. Per il resto ci stiamo organizzando per fare lezioni via web, take away per la ristorazione, consegne a domicilio per le piante, tutte soluzioni che comunque non sono sufficienti a mantenere la macchina aziendale».

E la situazione dal punto di vista dei pagamenti? «Fino a che ci sono risorse – conclude Mati – cerchiamo di essere attenti e di pagare i fornitori. Alcuni dei nostri clienti sono in difficoltà con i pagamenti, mentre altri nonostante tutto ci hanno pagato in anticipo per aiutarci a mantenere l’attività imprenditoriale. Gesti questi di grande merito e civiltà».