Il 9 agosto 1974 Richard Nixon, per evitare l’umiliazione di un impeachment a causa dello scandalo Watergate, si dimette da presidente degli Stati Uniti d’America, è la prima volta che un presidente statunitense dà le dimissioni.

Lo scandalo Watergate, o semplicemente il Watergate, fu uno scandalo politico scoppiato negli Stati Uniti nel 1972, innescato dalla scoperta di alcune intercettazioni illegali effettuate nel quartier generale del Comitato nazionale democratico, a opera di uomini legati al Partito Repubblicano.[1][2] Lo scandalo – che portò alla richiesta di impeachment e alle dimissioni di Richard Nixon, allora Presidente degli Stati Uniti – prese il nome dal Watergate Complex, un complesso edilizio di Washington che ospita il Watergate Hotel, l’albergo in cui furono effettuate le intercettazioni che diedero il via allo scandalo. L’inchiesta giornalistica promossa da due reporter, Bob Woodward e Carl Bernstein, suscitò la crescente attenzione nell’opinione pubblica per la vicenda che, iniziata come modesto reato compiuto da personaggi secondari, crebbe fino a coinvolgere gli uomini più vicini al presidente, lo stesso Nixon e tutto il suo sistema di governo incentrato su attività illegali di controllo e spionaggio interno attuate allo scopo di mantenere il potere. Importanti atti d’accusa furono i documenti del Pentagono (Pentagon papers), uno studio top-secret del Dipartimento della Difesa sul coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam e su precedenti conflitti politici o militari nel Sud-Est asiatico, alla vigilia della fine dell’occupazione coloniale francese in Indocina. Nixon resse a due anni di montanti difficoltà politiche, ma la pubblicazione del nastro noto come “la pistola fumante” (smoking gun) nell’agosto 1974 portò con sé la prospettiva di un sicuro impeachment per il presidente, che infatti diede le dimissioni quattro giorni dopo, l’8 agosto.

Lo scandalo Watergate costituì uno dei più grandi scandali politici della storia americana ed ebbe vasta eco internazionale su tutti i quotidiani. La stessa parola “Watergate” è diventata linguisticamente produttiva nel linguaggio giornalistico americano: il suffisso -gate compare regolarmente (oramai scisso dal suo etimo originario) col significato di “scandalo” in molti neologismi quali Irangate, Whitewatergate, Datagate, Sexgate e altri.

Esattamente in contemporanea allo scandalo, uscirono le rivelazioni sul COINTELPRO (il programma di controspionaggio statunitense), ben più significativo dello scandalo Watergate per ciò che rivelava, in cui sono descritte “alcune grosse operazioni dell’FBI per compromettere le libertà politiche negli Stati Uniti durante tutte le amministrazioni a partire da Theodore Roosevelt, con un incremento negli anni di Kennedy“, che comprendevano l‘assassinio di un leader delle Pantere Nere, Fred Hampton e l’organizzazione di sommosse razziali per distruggere i movimenti neri; la persecuzione del movimento degli indiani d’America e di quello delle donne; quindici anni di attacchi al Partito Socialista dei lavoratori (un partito legale) da parte dell’FBI, con furti, minacce ai suoi iscritti, ecc. La stampa però non se ne interessò e quest’enorme scandalo passò sotto silenzio, ricevendo un’attenzione molto blanda pur essendo rivelato in tribunale e altrove nel periodo del Watergate; nemmeno il Congresso mise i fatti all’ordine del giorno.