Prato è una città di quinta generazione. Almeno per quanto riguarda la telefonia mobile, visto che si appresta a sperimentare il 5G. Numero e lettera, come già per il 3G e l’attuale 4G, stanno a indicare tecnologie e standard della telefonia mobile. Tecnologie che miglioreranno con il passaggio alla quinta generazione. Per ora, però, largo alla sperimentazione, in cinque città italiane tra le quali Prato. È stato il governo a scegliere la città toscana, insieme a Milano e ad altre tre. Una scelta tutta italiana, per rispondere in pieno a quanto chiesto dall’Unione europea.

 

Il 5G assicurerà una velocità dati di decine di megabit al secondo per decine di migliaia di utenti, si legge su Wikipedia. Altre sue caratteristiche saranno una latenza assai ridotta, una maggiore efficienza dei segnali, il miglioramento della copertura, centinaia di migliaia di connessioni simultanee per massicce reti di sensori senza fili. Nuovi servizi e nuove applicazioni sono di conseguenza all’orizzonte. L’assessore all’Agenda digitale del Comune di Prato, Benedetta Squittieri, ha introdotto con soddisfazione, il mese scorso, la presentazione del progetto di sperimentazione. Saranno Wind Tre e Open Fiber, vincitori di un bando, a sperimentare il 5G a Prato.

 

«Noi siamo soddisfattissimi – dice adesso la stessa Squittieri – Il ruolo dell’intero territorio sarà importante. Prato potrà dire che fare con gli investimenti previsti, che attrarranno anche altri capitali. Per noi, la sperimentazione significherà investire per i servizi dei prossimi 20 anni». Aziende, cittadini, attori del territorio pratese a vario titolo saranno protagonisti. Non mancherà l’apporto del mondo imprenditoriale ma, neppure, quello della ricerca. «Abbiamo il Pin che interpreterà un ruolo forte sul 5G. Ricerca, dunque, ma anche e non soltanto alta formazione, uso dei dati», aggiunge l’assessore.

 

Sperimentazione e sviluppo della tecnologia, porteranno anche altri risultati. «Avranno risvolti democratici – osserva Benedetta Squittieri – a partire dalla città. Vivremo e saremo parte della sfida del futuro, anziché subirla». E così, ecco un contributo alla crescita di una smart city, un modo per ragionare sull’uso consapevole della tecnologia, un pieno coinvolgimento della scuola. «Non dobbiamo fare finta che questo mondo – quello d’oggi come quello della tecnologia in sé – non ci sia. Dobbiamo aggredirlo».

 

Qualche esempio di applicazione, su scala privata così come più larga, è presto fatto. L’assessore parla di infomobilità, con sensori sul traffico, flussi di auto e di bici. Sono adottati per il Piano urbano della mobilità sostenibile e miglioreranno, al pari della videosorveglianza. E ancora servizi per evitare le code ai cittadini o per migliorare la vita delle imprese, chiamate a partecipare a questa trasformazione.

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