«Io il 4 maggio alle 9 riapro. Può venire chiunque a fermarmi Polizia, Carabinieri, Vigili Urbani, Guardia di Finanza, la mattina del 4 maggio sarò di fronte alla mia attività di parrucchiera per ricominciare a lavorare».
Sono le parole di Daniela Farzetti titolare del negozio di parrucchiera uomo-donna “Daniela Hair Group” di Agliana in provincia di Pistoia. Parole che su Facebook, attraverso un video, hanno scatenato la più feroce delle polemiche tra gli oltranzisti delle chiusure e quelli che vogliono riaperture rapide. Non che siano mancati commenti più pacati o alla ricerca di una certa mediazione.

Daniela Farzetti ha lanciato il grido di un’intera categoria, sono circa 250 mila in Italia fra parrucchieri e barbieri, attraverso un video di 15 minuti su Facebook.

«È vergognoso – spiega Daniela Farzetti – che la nostra categoria sia l’ultima che può riaprire secondo il Governo il prossimo 25 maggio. Personalmente non riesco a quantificare le perdite ma, calcolando che oltre alla clientela abituale, sono saltati anche comunioni, matrimoni. cresime e ricevimenti quella che abbiamo perso in 36 giorni di chiusura è una cifra ingente. Non mi lamento però per questo – precisa Farzetti – giustamente c’è stata una pandemia e non si poteva pretendere di sottovalutarla. Il pericolo c’è stato, c’è ancora, ma non andrà neppure via. Non possiamo aspettare però che si azzeri perché tanto finché non ci sarà un vaccino o una cura non ne usciamo. Allora che facciamo restiamo un anno a casa? Non è possibile, moriremo di fame. Abito in campagna – dice Farzetti nel suo video – ho provato ad affacciarmi alla finestra e respirare a pieni polmoni ma non basta , per campare oltre all’aria serve il companatico».

Daniela ha tre dipendenti che è stata costretta ovviamente a mettere in cassa integrazione. “Io ho 3 dipendenti li ho dovuti mettere in cassa integrazione – precisa – ma chissà quando gli arriverà. Basti sapere che i soldi per le partite iva sono già finiti e circa 40 mila di loro non stanno percependo niente».
La parrucchiera di Agliana è sicura di poter riaprire, essere in regola, sanificare il locale e avere tutte le accortezze che la situazione di emergenza richiede. «La differenza – insiste Farzetti – che ci fa aprire il 25 maggio piuttosto che il 4 è il tempo. Aprire il 25 maggio è tardi, considerando che a giugno lo Stato ci chiede di pagare gli arretrati. Come facciamo in 5 giorni ad arrivare alla cifra dovuta? Nemmeno se lavorassimo 24 ore sue 24. Quando arrivano le bollette del periodo che siamo stati chiusi c’è scritto zero consumi ma le tasse vanno pagate. Considerando che ho dei dipendenti, che possono permettersi di venire a guadagnarsi da vivere e che il lavoro c’è – conclude Farzetti – il 4 maggio sarò in negozio senza se e senza ma».