Uomo a tasche vuote

Gioco d’azzardo, numeri, mafie e ludopatia: è l’ora di agire

Premio letterario Raccontami una storia

Doveva svolgersi il 5 maggio, in sede di conferenza unificata, l’intesa sui punti di raccolta del gioco d’azzardo, così come prevista dalla legge di stabilità del 2016, ma è stata rinviata a seguito della richiesta degli Enti locali circa l’apertura di un tavolo tecnico per l’approfondimento del tema, preoccupati per la rapida diffusione nelle città di tali attività.

La disciplina della materia non è omogenea sul territorio nazionale e com’è abbastanza noto il gioco è diventato il miglior introito per la finanza di Stato a scapito della salute dei cittadini colti sempre più dalla ludopatia e si diffonde alla stessa velocità di un virus.

Nascono comitati in tutta Italia contro il sistema di attuazione del gioco d’azzardo e allo stesso tempo fioriscono in modo esponenziale le sale da gioco e le relative varie tipologie di gioco. Si pensi soltanto che nel 2015 i dati sulla raccolta, comprensivi dei giochi on line, sono stati pari a 88 miliardi di euro. Sottratte le somme restituite ai giocatori per le vincite ed altro, è stata calcolata una spesa pari a 17,5 miliardi di euro. Il 50% di tale somma è affluito nelle casse dell’erario. Lo Stato, nel solo 2015, ha guadagnato circa 8,75 miliardi di euro, una somma che evidenzia che l’industria del gioco d’azzardo, oltre ad essere fiorente, contribuisce alla conduzione della stabilità finanziaria del Paese.

Nella sola Toscana, al dicembre del 2015, i numero di apparecchi del gioco d’azzardo erano così distribuiti: 3676 (VLT) ai quali si aggiungono 15.333 (AWP) per un totale di 19.009.

Sono 15 milioni i giocatori abituali in Italia, due milioni a rischio patologico, circa 800.000 quelli già dichiarati patologici e sembra sia stato quantificata la somma che ci vuole per le relative cure: tra i 5 ai 6 miliardi l’anno.

È mai possibile accettare l’esponenziale crescita di questo fenomeno?

Pur considerando la liceità del gioco d’azzardo, è difficile essere tolleranti nei confronti del fenomeno di crescita delle sale da gioco, poiché la loro massiccia e disarticolata diffusione ha alimentato l’insorgenza della malattia citata come GAP (gioco d’azzardo patologico) ed è altresì certo che le persone in cura per la ludopatia sono molte di più di quelle in cura per la tossicodipendenza.

Non si può dire che sia stata una bella trovata quella di voler diffondere e collocare in modo assai ramificato i luoghi per poter esercitare tali giochi. È sotto gli occhi di tutti che i nuovi ospedali mancano di posti letto mentre chi vuole giocare d’azzardo trova posto ogni qualvolta lo voglia, a tutte le ore del giorno e della notte se si considera la vastità di presenza dei giochi on line.

Il sistema di dislocazione dei punti gioco concorre a sfavore della sicurezza urbana e della salute dei cittadini e non si può dire certamente che faccia onore agli amministratori delle città e del Paese che si ritrovano ad assolvere compiti affaristici anziché cogliere e risolvere i problemi dei cittadini. Ne consegue un sistema conflittuale sotto il profilo dell’ordine pubblico e in relazione alla crescita di sfiducia istituzionale.

L’amministratore, quindi, fino ad ora non ha colto tali aspetti, che invece erano da ritenere fondamentali per la civile convivenza. Ha legiferato male, colto dalla esigenza di raccogliere denaro in un momento di crisi economica della società e di impossibilità di accesso al credito.

Non ha pensato che proprio quel momento era da considerare terreno fertile per la crescita esponenziale degli stati depressivi, talvolta conclusisi con il suicidio della persona, e che le organizzazioni criminali, uniche a disporre di capitali in quel momento storico di recessione, avessero potuto trarre profitto da tale attività, concedendo prestiti a tassi di usura agli speranzosi giocatori ai quali, poi, considerata la impossibilità di adempiere alla restituzione del denaro, avrebbero rilevato quote societarie delle aziende nonché proprietà immobiliari effettuando così una compiuta operazione di riciclaggio.

È paradossale ma dove non arriva la politica perché non vuole esprimersi, in questo bel Paese giunge la magistratura come nel caso della sentenza del Tar Toscana del 2015 che enuncia il principio: «il settore dei giochi e delle scommesse è esposto a numerosi rischi tra i quali quello di condotte pericolose per la pace sociale – respingendo così un ricorso contro la Questura di Firenze che non aveva concesso la licenza a un richiedente – anche ove il gioco sia lecito, l’inserimento di tale attività in un contesto già esposto a numerose turbative dell’ordine pubblico, rischia di tradursi in un ulteriore fattore che può ulteriormente deteriorare la situazione, apprezzamento in relazione al quale l’Amministrazione è titolare di una discrezionalità assai ampia che è sindacabile solo sotto il profilo dell’evidente illogicità o del palese travisamento dei fatti».

Se vi fosse sempre onestà intellettuale da parte dei Sindaci, che sono responsabili della salute pubblica, e se essi fossero sganciati dalle politiche lobbistiche, tenuto conto delle possibilità di intervento che la legge loro consente, dovrebbero prendere ad esempio il contenuto della sentenza che indica con fermezza il principio secondo cui la libertà economica citata all’art. 41 della Costituzione deve essere esercitata senza che essa possa creare danno alla sicurezza. Fatto per cui non dovrebbero consentire, per regolamento comunale e d’intesa con il comitato provinciale di ordine e sicurezza pubblica, stante anche le lesioni che il gioco d’azzardo provoca alla salute, le aperture di sale giochi in zone della città già notoriamente esposte a turbative dell’ordine pubblico. E invece l’apertura di sale da gioco fiorisce in dismisura.

Nel 2013 il nostro attuale presidente del Consiglio, appena eletto segretario nazionale del PD, firmò la proposta di legge dell’IdV contro il gioco d’azzardo, norma che prevedeva il divieto di esercitare i giochi anche on line ad eccezione di quelli organizzati dallo Stato con riferimento al lotto, escluso il lotto istantaneo, alle lotterie nelle loro varie forme e alle scommesse sugli eventi sportivi. Prevedeva altresì l’arresto dei tenutari delle bische clandestine e una serie di norme sanzionatorie per gli inadempienti nonché la confisca dei beni mobili ed immobili utilizzati a tale illecito scopo.

Fino ad ora? Registriamo la controtendenza ad alimentare il mercato del gioco. Infatti, nel 2015, proprio con il governo Renzi furono sanate 7000 sale slot in Italia. In pratica, previo il pagamento di una penale, viene sanata la condizione amministrativa di bar e negozi che avevano permesso il gioco senza concessione statale. La possibilità di mettersi in regola, alla faccia di chi lo aveva precedente fatto, riportava la scadenza 31 gennaio 2015.

Anche in questa occasione “l’amministratore unico” non ha colto l’esigenza che maturava nel Paese sebbene si fosse precedentemente esposto pubblicamente e con determinazione nella direzione opposta.

Il gioco d’azzardo, notoriamente terza industria italiana per fatturato, è materia che deve essere seriamente disciplinata. Si sa bene che eventuali norme che potrebbero essere varate non potranno mai contenere il principio di retroattività e pertanto considerata la saturazione del relativo mercato, una nuova disciplina dovrà necessariamente tener conto, se la si vuole rendere efficace e restrittiva, delle spesse sostenute dai titolari delle sale da gioco ai quali necessariamente dovrà imporsi un limite temporale per la cessata attività.

Contro la necessità di tale intervento si scoprono contrari i gestori delle sale che si schierano a favore del gioco indicandone una fonte di lavoro per le famiglie.

Se questa deve esser la “ragion di Stato” allora è segno che abbiamo perso il lume della ragione perché consegnare in questa condizione una società alle generazioni future è una follia.

Chi scrive non è contrario al gioco d’azzardo, ma non è possibile accettare che manchi solo la farmacia e il panificio, per fare una battuta sarcastica, perché chiunque possa avvicinarsi alle più svariate forme di gioco senza limiti di puntate e nelle più svariate fasce di orario.

Il governo, quindi, non intervenendo restrittivamente sul fenomeno, anzi favorendolo, sta dando atto altresì di non tenere conto dell’interesse dimostrato dalle organizzazioni criminali gravitanti sul territorio nazionale benché certificata da una relazione di oltre 300 pagine presentata al Parlamento dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) nel settembre del 2015. In tale documento vene citato il modus operandi delle organizzazioni criminali che nutrono interesse a gestire le sale da gioco che sembrano essere diventate il perno per la gestione illegale delle scommesse e della vendita delle sostanze stupefacenti, nonché per il riciclaggio del denaro provento di illeciti profitti che si matura attraverso l’acquisto di biglietti vincenti acquisiti naturalmente con il sistema fraudolento. Nutrono evidenti interessi anche per la installazione di slot truccate, per l’acquisizione di locali di tale specie attraverso l’utilizzo di prestanome, nonché esercitano intimidazioni condizionando gli eventi sportivi e praticano l’immancabile canale di profitto determinato dall’usura.

E se si pensa che tale asse d’interesse sia solo nazionale ci si sbaglia di grosso perché anche le mafie estere hanno interesse al riciclo del denaro e quindi profittano di queste scellerate leggi dello Stato Italiano. Se potessimo calcolare il PIL in relazione alle attività illegali potremmo considerare l’Italia un Paese in grande crescita e se le cose continueranno così ci si può soltanto aspettare il prolificare delle holding criminali, illegali imprese che consentiranno sempre più l’ infiltrazione mafiosa nel settore del gioco d’azzardo.

E tutto ciò, come al solito, causato dalla mala politica.

Salvo Ardita