og stemma cantagallo

La proposta di donare la Cittadinanza Onoraria alla Memoria
in nome della sua battaglia per la Libertà e l’Uguaglianza

Durante il Consiglio comunale del prossimo 2 maggio, il Comune di Cantagallo, nei 5 anni dalla scomparsa di Lorenzo Orsetti, ricorderà Lorenzo, Orso Tekoser, il suo sacrificio in nome della Libertà e Uguaglianza e la sua lotta a fianco della comunità curda e di Kobanê, città con cui il Comune di Cantagallo ha avviato dal 2018 un Patto di Amicizia tramite l’associazione “Ponte Donna”.

I Gruppi consiliari di maggioranza e opposizione proporranno infatti, durante la seduta del 2 maggio di concedere la Cittadinanza Onoraria di Cantagallo alla Memoria. La cerimonia in suo onore si terrà in seguito a giugno, alla presenza della famiglia e degli amici di Lorenzo.

“Sono 5 anni dalla sua scomparsa, ma ancora oggi Lorenzo vive nei valori, nelle idee e nell’impegno di tanti che guardano con ammirazione all’esempio e al sacrificio suo e di tutti coloro che  sono disposti a rinunciare alla propria vita, per offrire, in qualsiasi parte del mondo, una speranza a chi oggi quella speranza viene negata” – dichiarano il sindaco Guglielmo Bongiorno e i capogruppi consiliari Gigliotti e Logli, sottolineando come: “con la Cittadinanza Onoraria alla Memoria, il Comune di Cantagallo  vuole che la figura di Lorenzo, e con lui tutti i combattenti per la libertà nel mondo, resti viva nel ricordo della comunità, celebrandone con questo atto la storia e il coraggio per farne memoria, affinché sia chiara la strada che ci ha indicato e che conduce  a  prendere posizione rispetto alle ingiustizie del mondo, senza distrarre lo sguardo, impegnandosi in un progetto politico per realizzare una visione di un mondo nuovo, più giusto, libero e democratico.”.

Lorenzo Orsetti – Orso Tekoşer – è nato a Bagno a Ripoli il 13 febbraio del 1986 ed è caduto ad Al-Baghuz Fawqani il 18 marzo del 2019, combattendo con le forze di resistenza delle Unità di Protezione Popolare (YPG) per la causa curda e la liberazione della Siria del Nord-Est, contro le milizie Isis dello Stato Islamico della Siria e dell’Iraq. Queste le ultime parole che ci ha lasciato: «Ciao, se state leggendo questo messaggio è segno che non sono più a questo mondo. Beh, non rattristatevi più di tanto, mi sta bene così; non ho rimpianti, sono morto facendo quello che ritenevo più giusto, difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, eguaglianza e libertà. Quindi nonostante questa prematura dipartita, la mia vita resta comunque un successo, e sono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra. Non avrei potuto chiedere di meglio. Vi auguro tutto il bene possibile, e spero che anche voi un giorno (se non l’avete già fatto) decidiate di dare la vita per il prossimo, perché solo così si cambia il mondo. Solo sconfiggendo l’individualismo e l’egoismo in ciascuno di noi si può fare la differenza. Sono tempi difficili lo so, ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza, mai! Neppure per un attimo. Anche quando tutto sembra perduto, e i mali che affliggono l’uomo e la terra sembrano insormontabili, cercate di trovare la forza, e di infonderla nei vostri compagni. È proprio nei momenti più bui che la vostra luce serve. E ricordate sempre che “ogni tempesta comincia con una singola goccia”. Cercate di essere voi quella goccia. Vi amo tutti, spero farete tesoro di queste parole».

“Cosa cercava Orso non possiamo saperlo ma sappiamo ciò che trovò: un popolo organizzato in orizzontale, che offre equamente a donne e uomini la possibilità di partecipare all’organizzazione della società. La scelta di combattere con la popolazione curda per la liberazione del Rojava fu una scelta rischiosa, radicale, in controtendenza con la nostra società del benessere e dell’individualismo: un giovane che lascia amici, lavoro, la sua città, per andare in terre lontane, in una realtà di guerra, impegnandosi a realizzare quei valori in cui credeva: la libertà per tutti, la giustizia, la dignità di ognuno, la democrazia reale che nasce dal basso, la parità dei sessi e per questi valori è disposto anche a donare la sua vita. Era un partigiano ed era andato in Rojava perché credeva nell’internazionalismo, quella idea che impegna a lottare senza considerare i limiti dei confini nazionali e porta a sostenere tutti i popoli che resistono all’infamia della dittatura.” – sottolinea l’Amministrazione comunale di Cantagallo che ricorda inoltre l’impegno che dal 2018 lega il loro comune della Val di Bisenzio alla città di Kobanê, dove, grazie all’associazione Ponte di Donna e alla sua presidentessa Carla Centioni, hanno potuto portare la loro “goccia” dando delle opportunità alle donne di questa terra con il progetto della “casa delle donne”.

Francesca Nieri