In preparazione del sabotaggio di Poggio alla Malva: i compagni di Bogardo

Premio letterario Raccontami una storia

Chi componeva la squadra di Bogardo Buricchi, oltre al fratello Alighiero? In primo luogo un suo compagno di studi, coetaneo, Enzo Faraoni, figlio del capostazione di Carmignano, insegnante all’Accademia di belle arti di Firenze; costui aveva dovuto lavorare un periodo alla Nobel per ottenere l’esonero militare; grazie all’amicizia col sottocapo stazione era sempre informato sui movimenti dei treni a Carmignano. Amava molto dipingere e diventerà un pittore famoso.

Lido Sardi era nato alla Serra (8 agosto 1924) come i fratelli Buricchi, coi quali aveva giocato da bambino; nel gennaio 1943 era stato chiamato sotto le armi e l’8 settembre l’aveva trovato in servizio a Firenze. Tornato a casa non si presentò alle successive chiamate e visse nascondendosi come Bogardo.

Ruffo Del Guerra era nato il 23 febbraio 1923, abitava a Poggio alla Malva, era stato messo in contatto con Bogardo dal fornaio Gualtiero Castagnoli: si ritrovavano in casa di Ariodante Naldi ad ascoltare Radio Londra. Lo stesso Naldi, nato nel 1923, trovò nel gruppo la forza per vincere una naturale timidezza (e paura) che lo attanagliava. A un certo punto propose ai compagni che lo calassero, legato a una fune, lungo le fiancate del ponte di Camaioni per minarlo.

Mario Banci, era nato a Genova il 7 giugno 1922, da genitori carmignanesi, sfollato a Montalbiolo aveva il grado di ufficiale di fanteria e dopo l’armistizio non si presentò più, finendo ricercato; si era messo nella Resistenza fin dal dicembre 1943.

Il più anziano del gruppo era Bruno Spinelli, nato alla Serra il 22 aprile 1901, ex operaio della Nobel, era stato licenziato perché trovato con una scatola di fiammiferi in tasca, e aveva ripreso la vecchia attività di falegname. Aveva avuto qualche simpatia per il fascismo, ma della sua adesione ai valori della Resistenza i compagni del gruppo non dubitarono mai.

In Bogardo c’era anche un forte senso di disciplina, disciplina che pretendeva dai suoi “ragazzi”. Aveva scelto di stare nella Resistenza e cercava il consenso dei suoi dirigenti per le azioni che aveva in mente, non per mancanza di personalità o per insufficiente sicurezza. Sapeva far tesoro anche degli errori causati dall’impulsività, come l’irruzione armata in un bar frequentato dai fascisti; oppure dovuti all’inesperienza, come il fallito crollo del Ponte dei Bini, a causa della scarsa esperienza in materia di esplosivi. Oppure ancora come l’attentato contro Ardengo Soffici, grande artista e personalità della zona fortemente compromessa col fascismo, non attuato, probabilmente proprio ascoltando le considerazioni negative di alcuni dirigenti della Resistenza cui si era rivolto.

Giuseppe Gregori