La generazione perduta il docufilm di Marco Turco sulla
tossicodipendenza negli anni Settanta

carlo rivolta

Negli anni ’70 viene immessa nel mercato l’eroina, cogliendo impreparate le istituzioni,
le famiglie, ma anche i medici e i giovani stessi, il giornalista Carlo Rivolta è fra i
primi a indagare e raccontare il fenomeno, sia mettendolo in relazione con la crisi
ideale, politica e sociale di una generazione disillusa, sia analizzando a fondo le
dinamiche relative allo spaccio, agli effetti delle diverse droghe e alla
tossicodipendenza. Finirà ben presto anche lui risucchiato nel vortice dell’eroina,
diventando a suo modo testimone e simbolo di un’epoca.
Presentato all’ultimo Torino film Festival e premiato con il Nastro d’argento per il
Miglior documentario dell’anno: La generazione perduta di Marco Turco, pone al
centro del racconto la vita di Carlo Rivolta, giornalista de La Repubblica fin dal primo
numero e autore di memorabili inchieste sull’eroina che – tra il ’74 e il ’75, in un
periodo di grandi cambiamenti e speranze per un’intera generazione – si diffonde
rapidamente in Italia. Carlo indaga il fenomeno da cronista, arrivando a testare su di
sé la droga, con esiti devastanti.
Quelli sono anche gli anni della lotta armata. Militante dei movimenti del ’68, quando
nel 1978 viene rapito Aldo Moro, Carlo si dichiara favorevole alla trattativa, in
contrasto con il suo stesso giornale e con i suoi ex compagni, che lo bollano come
traditore del popolo minacciandolo di morte. Attraverso le testimonianze di chi l’ha
conosciuto, (i colleghi e amici Enrico Deaglio e Luca Del Re, lo zio Rinaldo Chidichimo,
la compagna storica Emanuela Forti e i suoi due figli che lui ha cresciuto come un
padre) la figura di Carlo emerge con tutte le contraddizioni ma anche con la sua
coerenza nella ricerca della verità fino alla fine, quando la crisi personale lo porterà
all’autodistruzione e poi alla morte a soli 32 anni.
La vicenda di Carlo e della generazione perduta viene messa in scena grazie a un
inedito e ricco materiale di Archivio Rai, Archivio Luce e AAMOD. La voce di Carlo, che
esce da un vecchio registratore Geloso è affidata all’attore Claudio Santamaria che
legge brani dei suoi articoli. Così la vicenda personale di Carlo Rivolta in questo
intenso docufilm diviene la personificazione emblematica di un mondo che mutava
inesorabilmente travolgendo le attese e le speranze di una generazione che aveva
creduto nel cambiamento e si ritrova a contare i propri morti.
Spazio Alfieri
giovedì 20 aprile, ore 17,30 – 21.30
La generazione perduta
Un film di Marco Turco. Documentario, durata 80 min. – Italia 2022. – Istituto Luce
Info tel. 055 53 20 840 – www.spazioalfieri.it – intero € 8,00 – ridotto € 6,00

Giovedì 20 aprile ore 21.15 allo Spazio Alfieri il regista Marco Turco presenta il
film, vincitore del Nastro d’Argento, dedicato al giornalista Carlo Rivolta, che
raccontò sulla propria pelle il dilagare dell’eroina tra i giovani.

Negli anni ’70 viene immessa nel mercato l’eroina, cogliendo impreparate le istituzioni,
le famiglie, ma anche i medici e i giovani stessi, il giornalista Carlo Rivolta è fra i
primi a indagare e raccontare il fenomeno, sia mettendolo in relazione con la crisi
ideale, politica e sociale di una generazione disillusa, sia analizzando a fondo le
dinamiche relative allo spaccio, agli effetti delle diverse droghe e alla
tossicodipendenza. Finirà ben presto anche lui risucchiato nel vortice dell’eroina,
diventando a suo modo testimone e simbolo di un’epoca.
Presentato all’ultimo Torino film Festival e premiato con il Nastro d’argento per il
Miglior documentario dell’anno: La generazione perduta di Marco Turco, pone al
centro del racconto la vita di Carlo Rivolta, giornalista de La Repubblica fin dal primo
numero e autore di memorabili inchieste sull’eroina che – tra il ’74 e il ’75, in un
periodo di grandi cambiamenti e speranze per un’intera generazione – si diffonde
rapidamente in Italia. Carlo indaga il fenomeno da cronista, arrivando a testare su di
sé la droga, con esiti devastanti.
Quelli sono anche gli anni della lotta armata. Militante dei movimenti del ’68, quando
nel 1978 viene rapito Aldo Moro, Carlo si dichiara favorevole alla trattativa, in
contrasto con il suo stesso giornale e con i suoi ex compagni, che lo bollano come
traditore del popolo minacciandolo di morte. Attraverso le testimonianze di chi l’ha
conosciuto, (i colleghi e amici Enrico Deaglio e Luca Del Re, lo zio Rinaldo Chidichimo,
la compagna storica Emanuela Forti e i suoi due figli che lui ha cresciuto come un
padre) la figura di Carlo emerge con tutte le contraddizioni ma anche con la sua
coerenza nella ricerca della verità fino alla fine, quando la crisi personale lo porterà
all’autodistruzione e poi alla morte a soli 32 anni.
La vicenda di Carlo e della generazione perduta viene messa in scena grazie a un
inedito e ricco materiale di Archivio Rai, Archivio Luce e AAMOD. La voce di Carlo, che
esce da un vecchio registratore Geloso è affidata all’attore Claudio Santamaria che
legge brani dei suoi articoli. Così la vicenda personale di Carlo Rivolta in questo
intenso docufilm diviene la personificazione emblematica di un mondo che mutava
inesorabilmente travolgendo le attese e le speranze di una generazione che aveva
creduto nel cambiamento e si ritrova a contare i propri morti.
Spazio Alfieri
giovedì 20 aprile, ore 17,30 – 21.30
La generazione perduta
Un film di Marco Turco. Documentario, durata 80 min. – Italia 2022. – Istituto Luce
Info tel. 055 53 20 840 – www.spazioalfieri.it – intero € 8,00 – ridotto € 6,00