L’8 gennaio 1324 muore il commerciante e viaggiatore Marco Polo, famoso per essere l’autore del Milione, testo che racconta del suo lungo viaggio in Asia.

Ritratto di Marco Polo del XVI secolo

Nato a Venezia il 15 settembre 1254, Marco Polo è menzionato negli Archivi della Repubblica di Venezia come «Marco Paulo de confinio Sancti Iohannis Grisostomi», cioè Marco Polo della contrada di San Giovanni Grisostomo. Il primo avo di Marco di cui si abbia notizia è l’omonimo prozio, che prese del denaro in prestito e comandò una nave a Costantinopoli. Il nonno di Marco, Andrea, abitava in contrada San Felice ed ebbe tre figli: Marco “il Vecchio”, Matteo e Niccolò, padre di Marco.

Nel 1260, Niccolò e Matteo, rispettivamente appunto zio e padre di Marco, a quel tempo in affari a Costantinopoli (allora parte dell’Impero latino d’Oriente e controllata dai veneziani), cambiarono i loro averi in gemme e partirono per un viaggio attraverso l’Asia. Passando per Bukhara e il Turkestan cinese, raggiunsero la Cina, arrivando alla corte del neo-nominato Khagan (imperatore mongolo) Kubilai Khan (regno 1260-1294). L’azzardo dei fratelli Polo fu per loro provvidenziale: nel 1261, infatti, Giovanni VII Paleologo riconquistò Costantinopoli, rifondando l’Impero bizantino, ed epurò la città dai veneziani. Niccolò e Matteo ripartirono per l’Occidente nel 1266, arrivando a Roma nel 1269 con un’ambasciata del Gran Khan, che richiedeva al Papa dei missionari per la Mongolia.

Quasi nulla si sa dell’infanzia del giovane Marco Polo, tranne che quasi certamente la passò a Venezia. Restato orfano di madre (il padre si sarebbe poi risposato con Floradisa Trevisan[20]), venne cresciuto dagli zii. Ricevette un’educazione consona al suo status, imparando a navigare, a far di conto (anche con valuta straniera) e a commerciare. Non è chiaro se conoscesse o meno il latino.

I fratelli Niccolò e Matteo Polo ripartirono nel 1271 portandosi dietro Marco, di età variamente indicata da dodici a diciannove anni, secondo le fonti, ma che probabilmente aveva 17 anni. Durante le prime tappe del viaggio i Polo si trattennero alcuni mesi ad Acri e poterono parlare con l’arcidiacono Tedaldo Visconti, futuro papa Gregorio X, che Marco chiama “Tedaldo da Piagenza”. I Polo, in quell’occasione, gli avevano espresso il loro rammarico per la lunga mancanza di un papa, poiché nel loro precedente viaggio in Cina avevano ricevuto da Kublai Khan una lettera per il Pontefice, ed erano così dovuti ripartire per la Cina delusi. Durante il viaggio, però, ebbero notizia che, dopo ben 33 mesi di vacanza, finalmente il Conclave aveva eletto il nuovo papa e questi altri non era che l’arcidiacono di Acri. I tre dunque si affrettarono a ritornare in Terrasanta, dove il nuovo Papa affidò loro lettere per il Gran Khan, invitandolo a mandare suoi emissari a Roma. Per dare maggior peso a questa missione, mandò con i Polo, come suoi legati, due padri domenicani, Guglielmo da Tripoli e Nicola da Piacenza.

Mappa dei viaggi di Marco Polo, con le città attraversate di Acri, Trebisonda, Bagdad, Tabriz, Hormuz, Balkh, Samarcanda, Kashgar, Lanzhou, Karakorum, Pechino, Xanadu, Pagan, Hangzhou, Costantinopoli

Da quanto riportato poi nel suo celebre resoconto di viaggio, Il Milione, i tre Polo seguirono le varie tappe di quella che solo alcuni secoli dopo sarà chiamata la “Via della seta“. A conclusione di questo viaggio, durato tre anni e mezzo, arrivarono infine a Chemeinfu, l’odierna Xanadu, città che il Khagan Kublai stava facendo costruire proprio in quegli anni. Una volta arrivato nel Catai, Marco, secondo quanto da lui narrato nel Milione, ottenne i favori di Kubilai Khan, divenendone consigliere e in seguito anche ambasciatore, imparando a conoscere la lingua e i costumi dei tartari.

Marco Polo fece ritorno a Venezia solo 24 anni dopo essere partito, il 9 novembre 1295. Secondo l’umanista Ramusio, a convincere i parenti, increduli dell’identità dei tre, furono i preziosi nascosti tra gli abiti. Secondo una diffusa leggenda, il 5 settembre 1298 Marco Polo si trovava su una delle novanta navi veneziane sconfitte dai genovesi nella battaglia di Curzola. Di sicuro fu catturato dai genovesi, anche se non nei pressi di Curzola, come sostenuto da alcuni studiosi influenzati dal Ramusio, ma più probabilmente a Laiazzo in Cilicia, dopo uno scontro navale nel Golfo di Alessandretta. Durante la prigionia incontrò Rustichello da Pisa al quale dettò il resoconto dei suoi viaggi, il risultato fu quello che divenne noto come “Il Milione” che ebbe rapida fortuna in tutta Europa.

Polo fu finalmente rilasciato dalla prigionia nell’agosto 1299 e ritornò nuovamente a casa a Venezia, dove, nel frattempo, il padre e lo zio avevano acquistato un grande palazzo in Contrada San Giovanni Crisostomo (sestiere di Cannaregio), nota come “Corte del Milion“, acquisto reso probabilmente possibile con i proventi del commercio e della vendita delle gemme portate dall’Oriente. La Compagnia Polo continuò le sue attività commerciali e Marco divenne presto un ricco commerciante. Marco e lo zio Matteo finanziarono altre spedizioni, ma probabilmente non abbandonarono mai le province veneziane né tornarono sulla Via della seta o in Asia.

Nel 1300 Marco Polo sposò la patrizia Donata Badoer, figlia di Vitale Badoer, commerciante, dalla quale ebbe tre figlie: Fantina (sposò Marco Bragadin), Belella (sposò Bertuccio Querini) e Moreta.

Nel 1323 Marco si ammalò e rimase inabilitato a muoversi dal letto. L’8 gennaio 1324, poco prima di morire, dettò le sue ultime volontà al sacerdote Giovanni Giustiniani di San Procolo, convocato dalle donne di casa. Marco divise i suoi averi tra la famiglia, diversi istituti religiosi (tra cui la chiesa di San Procolo e la chiesa di San Lorenzo presso la quale sarebbe stato sepolto) nonché gilde e confraternite a cui apparteneva. Tra le altre cose, compensò con 200 soldi il notaio Giustiniani e affrancò e dotò di 100 lire veneziane un servo tartaro che si era portato dall’Asia, tale Pietro.

La casa dei Polo andò distrutta durante un incendio nel 1598. Al suo posto, circa un secolo dopo, fu costruito il Teatro San Giovanni Grisostomo, noto oggi come Teatro Malibran.

Immagine d’apertura: targa commemorativa della casa di Marco Polo sulla facciata posteriore del Teatro Malibran

Bibliografia e fonti varie