Ciao Parlamento, con Berlusconi, Monti e Renzi legifera il Governo

Premio letterario Raccontami una storia

Potere esecutivo e potere legislativo, addio di fatto alla suddivisione, sancita dalla Costituzione. I governi Berlusconi, Monti e Renzi pari sono, o giù di lì, nel proporre la massima parte dei provvedimenti legislativi. La conseguenza, numeri alla mano, è presto detta: il Governo, cui spetta il potere esecutivo, si sostituisce al legislatore naturale, designato dalla Costituzione, ovvero il Parlamento. Parlamento che conta meno, almeno da questo punto di vista, e potere dell’esecutivo che cresce. Come dire che in Italia e in assenza di cambiamenti costituzionali e di assetti istituzionali, è stato introdotto, nelle ultime due legislature, un premierato di fatto che, tra l’altro, si mostra in tutta la sua evidenza nella stagione delle larghe intese. Basti pensare che il centrodestra – quello all’opposizione, Forza Italia compresa – approva oltre il 70% delle proposte avanzate dalla compagine governativa di Matteo Renzi. Non solo. La Lega ne vota il 51% e, addirittura, non manca (41%) l’apporto del Movimento 5 Stelle.
Lo rivela, con quelle che ad alcuni potranno apparire sorprese, un’indagine di Openpolis che ha pubblicato «un approfondimento sull’attività legislativa nella XVII Legislatura». Sotto le lente d’ingrandimento, i numeri e gli atti ufficiali che riguardano «l’iniziativa, la natura e i tempi di approvazione delle leggi e l’analisi sui voti finali con focus sulle posizioni dei gruppi e sulle questioni di fiducia».

Governo piglia tutto, scrive Openpolis in una nota che accompagna il dossier. E spiega che «prosegue inesorabile – di Legislatura in Legislatura, di Governo in Governo – il rafforzamento dell’Esecutivo a discapito del Parlamento. Dei diversi elementi su tutti vi è la funzione legislativa. Affidata dalla Costituzione principalmente al Parlamento è diventata quasi appannaggio esclusivo del Governo.
Iniziativa dei provvedimenti».

La proporzione è impressionante: su 10 atti che diventano legge – si legge – 8 sono di iniziativa del Governo e solo 2 del Parlamento .

Nella nota diffusa insieme al dossier, si rileva come sia interessante porre l’accento su un dato che abbiamo già premesso: «Durante i Governi di “larghe intese” i maggiori margini che aveva avuto il Parlamento durante l’Esecutivo Monti sono stati drasticamente ridotti con Letta per poi riassestarsi con Renzi al rapporto di 8 a 2».

Con Matteo Renzi, poi, la sovranità sembra appartenere al voto di fiducia. «Il piccolo spazio riservato al Parlamento nella produzione legislativa è reso ancora più misero dal ricorso del voto di fiducia dal parte del Governo – scrivono ancora da Openpolis – Se con Letta il 27% delle leggi ha necessitato di un voto di fiducia , la percentuale è salita al 34% con Renzi. In aggiunta è da notare come i provvedimenti più dibattuti ha richiesto anche più di un voto di fiducia, negli ultimi anni il record è delle Riforma Fornero durante il Governo Monti con ben 8 voti di fiducia». Margini ridotti pressoché a zero per chi sta nel Pd o nell’Ncd con un po’ di mal di stomaco: i sì al Governo, e non solo su questioni di fiducia, rasentano il 100% quando si tratta del voto delle forze politiche di maggioranza. Gruppi in sostanza compatti, insomma.

La riforma del Senato, poi, meriterebbe una valutazione più approfondita, a cominciare da quella sull’utilità e sulla sua effettiva portata, al di là degli annunci in pompa magna. Il dossier spiega infatti che «i tempi per completare l’iter di una legge non dipendono da questioni tecniche o istituzionali – il bicameralismo incide poco – quanto dalla volontà politica. Ecco il perchè di grandi differenze: sono bastati appena 13 giorni per la Ratifica del trattato di risoluzione unica (più veloce), mentre ne sono serviti 871 per la legge sull’agricoltura sociale (più lenta). In media un provvedimento di iniziativa parlamentare necessita del triplo del tempo di un provvedimento di iniziativa governativa».

Infine, la tipologia degli atti. «Il Governo quindi fa molte più leggi del Parlamento e in un terzo del tempo.  La cosa però ancora più significativa è che tutte quelle più importanti sono di iniziativa governativa – provvedimenti economici, riforme, modifiche costituzionali, politica estera – mentre all’iniziativa parlamentare restano aspetti secondari e quasi di routine come, istituzione di commissioni, monumenti e celebrazioni, ratifiche di trattati e deleghe al Governo», concludono da Openpolis.

Di seguito, il link al comunicato che riportiamo con tutti i riferimenti al minidossier, comprensivo di ulteriori spiegazioni, analisi e infografica.

http://blog.openpolis.it/2016/01/05/pubblicato-il-minidossier-premierato-allitaliana/