Ponte a Buriano foto di Enzo Pallini

Arezzo, c’è da rimpiangere i Lorena. Con un cucchiaio di fagioli

Premio letterario Raccontami una storia

Oggi in Italia le Regioni costano tanto, forse più degli stessi benefici che apportano. Alcune sono troppo piccole, altre troppo grandi e magari arroganti; molti comuni troppo piccoli, quelli della penisola per carico demografico e quelli del nord per estensione.
Quando frequentavo le elementari, l’Italia era strutturata in province e io me le ricordavo tutte; forse era meglio conservarla in quel modo. Poi furono fatte le regioni, tutti ne erano entusiasti e nessuno voleva capire che sarebbero costate tanto. Gli ultrasessantacinquenni residenti in Lombardia vanno a pescare senza licenza e senza versamento. In Toscana senza licenza non possono pescare, essendo un’esenzione lombarda, ma non possono fare la licenza in Toscana.

Aretino di nascita e di dimora abituale, ma residente in Brianza, non so che pesci pigliare, o meglio di pesci non posso pigliarne affatto. Eppure era uno dei miei piatti preferiti da ragazzo. Io sono cattivo ma capisco chi va a pescare per mangiare il pesce. Mi sembra solo sadica la pesca no kill.

Tutto ciò premesso, mi sento un difensore delle province tradizionali. Il territorio di Arezzo, praticamente la provincia, era importante fino al medioevo. Decadde col dominio dei Medici – ma erano poi i Medici o i Bicci? – e le condizioni migliorarono soltanto con l’amministrazione degli Asburgo Lorena.
E una domanda: ma gli aretini erano tutti favorevoli all’unità d’Italia? La risposta è sicuramente no. Nonostante il plebiscito riguardasse solo pochi maschi privilegiati e il voto fosse palese, col rischio di venire pestati se non conformi, in molti comuni prevalse il regno separato, la Toscana indipendente. Ogni volta che faccio qualche affermazione ho il terrore di non avvicinarmi troppo alla verità, che come Dio è irraggiungibile, ma gli esiti del referendum per molti comuni Aretini li ho cosultati e potete farlo anche voi.

Mi devo levare tanti sassolini dalle scarpe. Anche in Lombardia il referendum favorevole all’annessione al Piemonte fu fatto nel ’48, dopo la rivoluzione, e non dieci anni dopo a seguito della conquista franco-piemontese. Perché dico annessione al Piemonte e non al regno d’Italia? Perché il primo re, che non parlava italiano, assunse il titolo di Vittorio Emanuele II e non I.
Pensate pure che io sia cattivo o semplicemente aretino arcaico, una specie non protetta in via di rapida estinzione. Sono sicuramente un bipede pensante europeo, non globalizzato, ma prima italiano, e prima ancora toscano. Mi correggo: aretino purtroppo con una moglie, tre figli e 10 nipoti brianzoli e anche io sono un po’ brianzolo. L’Europa dei popoli si deve ancora fare, l’Italia forse non è stata fatta nel modo giusto e dovrà essere reimpostata, la Toscana realizzata dai Medici (banchieri) ha raggiunto un equilibrio con una dinastia straniera.
La sfortuna del buon Leopoldo è stata la morte del fratello, il ritorno e la morte a Vienna. Senza il buon Pietro Leopoldo, asburgo toscanizzato, come gusti e come sentimenti, non ci sarebbe la Leopolda a Firenze o le Leopoldine in toscana come pure nella Romagna Fiorentina, che l’uomo nero di Predappio volle nella sua provincia di Forli.
Il Tevere nasceva a Verghereto diocesi di Biturgia (Sansepolcro) ma l’uomo nero volle che il fiume di Roma nascesse nella provincia dove era nato il salvatore della Patria (ovviamente lui). Arezzo e il suo territorio erano per definiti 26 secoli fa.

Pochi sanno che Milano era uno dei porti più importanti d’Italia, anche se fluviale. Per il duomo per altre costruzioni, le pietre sono state trasportate via acqua. Arezzo è invece uno dei pochi territori che non ha mai avuto uno specchio d’acqua dove mettere una barca. Nell’Arno e nella Chiana ci sono posti chiamati La Nave e forse si trattava di chiatte per l’attraversamento; altri posti si chiamano Vado, da guado (attraversamento di un fiume). Eppure la provincia di Arezzo, che per pochi chilometri non tocca il Trasimeno, ha almeno tre invasi – Montedoglio, Levane e La Penna – che potrebbero ospitare qualche piccolo natante.

Alla Penna c’è il ponte a Buriano dove pare che Leonardo abbia preso lo sfondo della Gioconda. L’ho detto, però: io sono cattivo e reputo molto più bella la Dama con l’Ermellino. La prima è a Parigi la seconda a Cracovia. Tutta la provincia di Arezzo dovrebbe essere un parco, parco per me vuol dire territorio gestito correttamente, con la supervisione e i consigli dei carabinieri forestali.
I carabinieri forestali dovrebbero essere coloro a cui far riferimento per la gestione del territorio (abbattimenti, piantumamazioni, raccolti, mobilità, sistemazioni idriche, indicazioni toponomastiche) e non coloro che vanno a sanzionare. Io reputo i Cf dei buoni padri di famiglia che educano, aiutano e non puniscono.
Ora è agosto, tutti gli italiani andranno in vacanza, magari all’estero. Io sarò in provincia di Arezzo, potrò visitare le quattro vallate e anche le zone vicine, i monti i paesini le pievi. Molti andranno nei ristoranti a cinque o più stelle e io mangerò i miei fagioli dall’occhio (gli unici europei), aglione della Val di Chiana, fagioli zolfini…
Buone vacanze dalla provincia romboidale.

Enzo Pallini