Azioni partigiane spettacolari della Buricchi

Premio letterario Raccontami una storia

Verso il settantunesimo anniversario della Liberazione di Prato

Tra la fine di luglio e i primi di agosto ci fu una azione spettacolare di alcuni partigiani alla Villa del Barone, presso Bagnolo: guidati da Loris Cantini in persona, penetrarono nella villa con la scusa di recuperare le opere d’arte di Prato che Leonetto Tintori, incaricato dalle Belle Arti, vi aveva portato per metterle in salvo e che avrebbero potuto essere rubate dai tedeschi; in realtà l’obiettivo era di catturare un maresciallo della GNR, Alieto Melani e suo figlio che erano lì nascosti. L’azione fu eseguita con perizia e successo, il Melani fu condannato a morte, ma poi la sentenza non fu eseguita e lo stesso fu liberato: la moglie di Melani si era rivolta a Lemmo Vannini e a Ruggero Morganti (Ezio), minacciando di denunciare ai tedeschi tutti gli antifascisti e partigiani narnalesi che conosceva, se le avessero ucciso il marito. Il Vannini fu costretto a chiedere la liberazione del prigioniero per non avere guai peggiori, suscitando scambi di messaggi polemici tra Cantini e Vezzi. Melani sarà condannato a dodici anni di carcere dopo la Liberazione, ma amnistiato poco dopo.
Il 2 agosto, alle 7 del mattino, si sparge l’allarme, un forte gruppo di tedeschi marcia verso i Faggi di Iavello: vengono distaccati un trentina di partigiani per proteggere il campo, ma dopo qualche ora le squadre rientrano, i tedeschi hanno preso altre strade. A questo punto l’allarme riparte dalla cascina di Banditelle, un posto ritenuto sicuro, dove vari contadini avevano portato le bestie per sottrarle alle razzie. I tedeschi avevano scoperto il trucco e quel giorno, dopo aver litigato per un mulo e aver accusato una ragazza di essere una spia dei partigiani, avevano preso otto persone e le avevano messe al muro per fucilarle.
I partigiani, vista la scena, piazzarono la mitragliatrice che avevano e spararono, colpendo un paio di tedeschi i quali, sorpresi, scapparono portandosi dietro un ferito e lasciando l’altro sul terreno, anche se dopo una raffica la mitragliatrice s’era inceppata. Giustamente i partigiani non inseguirono i tedeschi, ma liberarono gli ostaggi e lasciarono una squadra di guardia. I tedeschi tornarono all’attacco, cercando di circondare la zona: l’arrivo di altre squadre di partigiani li fece fuggire definitivamente verso Striglianella, nella Valle dell’Agna, in territorio del comune di Montale.
Passano altre ore concitate e una giovane donna si presenta ai partigiani, affermando che a Striglianella i tedeschi stanno minacciando una terribile rappresaglia; a questo punto una squadra preceduta dalla donna decide di scendere in paese a vedere. È un agguato: i tedeschi sparano, ma i partigiani rispondono al fuoco, si riorganizzano, entrano nelle case e cade fulminato un giovane russo di cui si sa solo il nome di battesimo, Boris.
Giuseppe Gregori