C'era una volta il principe azzurro

C’era una volta il Principe Azzurro [recensione e video]

Raccontami una storia premio letterario

La fabbrica dell’animazione per bambini ci ha abituati a letture di secondo livello per adulti che a volte giocano con citazioni postmoderne in maniera del tutto scanzonata. Altre offrono invece interpretazioni psicologiche che spesso illuminano le relazioni amorose.
C’era una volta il Principe Azzurro, scritto e diretto da Ross Venokur, è in tal senso decisamente innovativo.


Al posto di principesse di ghiaccio che non riescono a provare sentimenti, abbiamo qui il sempiterno e desiderato Principe Azzurro, capace di far icadere ai suoi piedi ogni donna che incontra. Il bel principino sa risvegliare e fare innamorare, senza sforzo, ben tre principesse in un film solo: la Bella Addormentata, Biancaneve e Cenerentola.

C’era una volta il Principe Azzurro è un film d’animazione prodotto dagli stessi di Shrek, con scene d’azione che si succedono a ritratti di notevole qualità espressiva, al contempo semplici e curati, comunque gradevoli, quasi posti su un piano americano.
Dura 90 minuti che scorrono via lisci, senza strappi, pur con momenti in cui si cerca di far naturale leva sull’emotività.

Il protagonista è un Principe Azzurro a 32 denti e che appunto dispensa tanti sorrisi e altrettante promesse nuziali ma che non si sa innamorare, prigioniero com’è d’un incantesimo.

Il tempo però stringe, perché se entro il ventunesimo anno ormai imminente il principe non riuscirà a dare un bacio di vero amore (il che ci rinvia a Frozen) tutto il mondo perderà la capacità di amare. Nel frattempo, il principino assai bravo con la favella, ma assolutamente incapace di fare alcunché, si imbatte in una Robin Hood in calzamaglia del tutto immune al suo fascino, poiché le delusioni della vita le hanno per sempre serrato le porte del cuore.

Il seguito del film, mentre il principe Filippo affronta una dura prova iniziatica, nella speranza di spezzare l’incantesimo, è una delizia, con la bella banditessa Lenor che lo accompagna sotto mentite spoglie maschili ad affrontare vittoriosamente perigliose avventure. Entrambi imparano a entrare in sintonia l’una con l’altro, ovvero quella che dovrebbe essere la chiave di ogni rapporto vero e riuscito.

Forse una fotografia dei tempi, forse uno spunto di riflessione per gli adulti e una pedagogia per bambini che insegna loro ad avviarsi verso l’autonomia, come sempre lo son state le fiabe.

Barbara Caputo