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Difendi la famiglia (tradizionale)

Raccontami una storia premio letterario

Difendi la famiglia. Un imperativo che a seconda del tono usato potrebbe uscire dalla trilogia del Padrino.
A quanto pare, secondo buona parte del governo e dello Stato (cittadini compresi) abbiamo un assoluto bisogno di un convegno in cui si parli di famiglia. Tre giorni a partire da domani, a Verona, in cui sarà presente il movimento pro-family, come se mai qualcuno si fosse dichiarato contro-family.

Riunirsi e parlare di famiglia non è di per sé una cattiva idea: è ancora uno dei fondamenti dello Stato, secondo la Costituzione, e intorno a questa ruota il lavoro e per estensione il libero mercato. Scandagliare i rapporti tra la famiglia, le politiche del lavoro e il denaro potrebbe essere persino necessario, in un’Italia che stenta a ripensare i ruoli (anche di genere, soprattutto della donna) e ripensarsi dal punto di vista della produzione.
E perché non parlare di nuovi tipi di famiglia che poi tanto nuovi non sono, visto che esistono da secoli e solo alcuni ultimi irriducibili retrogradi insistono nel non vederli: famiglie monogenitoriali, allargate, arcobaleno, adottive e affidatarie che aspettano riconoscimento ma soprattutto dignità.

Lo sappiamo. Non sarà così e a disturbarci non sono certo le vicende personali di alcuni dei coinvolti, divorziati con alle spalle plurime famiglie, quanto le loro opinioni. Un insieme di soggetti, alcuni chiamati alla carica addirittura da altri Paesi, noti per le loro esternazioni e battaglie essenziali. Abbiamo chi dichiara che le donne sono cannibali perché commettono aborto, chi si schiera contro il preservativo perché sarebbe un mezzo di controllo e soppressione etnica, chi millanta un collegamento demoniaco tra omosessualità e pedofilia e chi si erge a paladino di uomini sofferenti contro ex mogli virago.

Un insieme di repressione sessuale, omofobia, controllo della donna, estremismo religioso, rifiuto dei fatti e della scienza e una buona dose di risentimento personale che fanno da struttura ad un evento che pare parlare di tutto meno che del significato di famiglia e di cosa serva per sostenerla.

Sta tutto lì. In quell’aggettivo tradizionale che include tanti concetti non proprio nuovi e nemmeno tanto utili, che non serve a niente se non alle contorte aspirazioni di chi sale sul palco per urlarli. Molti dei punti che verranno affrontati a Verona hanno tanto in comune con i manifesti elettorali di alcuni gruppi e partiti che si presenteranno alle elezioni europee a maggio prossimo. E sarà un caso, forse, che il Governo ha puntato molto sul significato di famiglia come crescita demografica “altrimenti gli italiani spariranno”, come se a sostenere economicamente e culturalmente uno Stato possano essere solo i bambini purosangue e di certo non quelli che arrivano da altrove, che suona un pochino razzista.

La famiglia è una cosa delicata e complicata; non adatta a una tre giorni di chiacchiere tra soggetti mossi da interessi personali e un tantino fuori dal tempo. Se la canteranno e suoneranno da soli mentre il mondo, fuori, andrà avanti come sempre. E se non fosse che molti di loro sono anche al Governo o occupano posti importanti nell’economia e nelle istituzioni di vari Paesi non sarebbe poi qualcosa per cui perderci tempo.

Alice Porta