Il Giunco web

Prevedere una sanzione minima di 50mila euro per Google come per il più piccolo degli editori online non sta in cielo né in terra. Peccato che la pensi diversamente l’Autorità garante delle comunicazioni, con buona pace per la sopravvivenza dei piccoli editori, compresi quelli che sbagliano, e anche della concorrenza. Sta di fatto che di fronte una sanzione recapitata alla testata IlGiunco.net, si è mossa l’Associazione nazionale stampa online, l’Anso, che contesta la sanzione amministrativa sproporzionata e si è costituita ad adiuvandum affinché si trovi una soluzione equa

La mazzata su Il Giunco è arrivata per una presunta violazione del divieto di pubblicità del gioco d’azzardo. Aldilà del merito, tutto da rivalutare, la sanzione di 50mila euro appare eccessiva. Lo rileva l’Anso che chiede l’annullamento della multa irrogata dall’Agcom.

«La scelta di combattere il gioco d’azzardo attraverso il divieto della sua promozione è corretta – dice Marco Giovannelli, presidente di Anso -. Molto meno il sistema sanzionatorio delle norme previste perché non si può chiedere a una testata giornalistica di pagare 50mila euro a seguito di un articolo pubblicato. L’associazione appoggia quindi il ricorso de Il Giunco perché si arrivi a una soluzione equa».

L’antefatto è un articolo pubblicato quasi un anno fa su ilgiunco.net, “testo presuntivamente informativo, redatto similmente ad un normale articolo di taglio giornalistico, volto, però, a promuovere il gioco con vincita in denaro tramite un apposito collegamento ipertestuale”, scrive l’AGCOM nell’ordinanza del gennaio scorso con la quale ha confermato la sanzione amministrativa e alla quale l’editore ha fatto opposizione al Tar. Il punto non è nella violazione, ma nel meccanismo di conteggio della sanzione stessa che viene conteggiato, come recita la norma, di “importo pari al 20 per cento del valore della sponsorizzazione o della pubblicità e in ogni caso non inferiore, per ogni violazione, ad euro 50.000”.

Anso chiede che siano accolte le eccezioni di legittimità costituzionale e di compatibilità con il Trattato Ue del Decreto Dignità sottoposte da Il Giunco all’attenzione dei giudici amministrativi.
Gli editori italiani, specie le piccole realtà locali, scontano infatti i limiti della potestà giurisdizionale italiana e la soggezione del principio del paese d’origine di cui alla DirettivaSmav e, pertanto, oltre a subire una illegittima e sproporzionata restrizione alla propria attività, sono incisi anche da una disparità di trattamento conclamata rispetto agli editori stabiliti in altri paesi appartenenti all’UE che non sono soggetti ai divieti del Decreto Dignità ed ai controlli di Agcom.

Sulla scorta dei recenti pronunciamenti della Corte Costituzionale in tema di sanzioni, Anso ha rilevato come la norma primaria che prevede l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria minima di 50mila euro sia del tutto irragionevole e sproporzionata prevedendo una modalità di calcolo che non consente ad Agcom di poter differenziare il trattamento sanzionatorio rispetto alla fattispecie concreta ed avendo portata indistinta in relazione a qualsiasi trasgressore da Google al piccolo editore locale.