il quinto piano

Ultimamente il mio sonno è stato talmente agitato che ha mandato in tilt il memory foam del materasso appena comprato. Il povero poliuretano flessibile si è subito stancato di tenere il conto delle centinaia di posizioni che cambiavo continuamente durante la notte. Colpa di quei carboni ardenti che cercavano di uscire dal mio sedere. Tutte quelle vene collassate già da un po’ avevano stretto d’assedio il mio orifizio senza lasciar passare neanche un filo d’aria. Figuriamoci quei carboni accesi. Il mio medico curante durante l’ultima visita, mentre ero ancora a culo pizzo sul lettino traballante, ha pontificato con sicumera: “non ci sono alternative, l’unico rimedio che Le resta è l’intervento chirurgico”. Allora, dopo un laborioso consulto sia su internet che con i vicini di casa, alla fine ho scelto una struttura importante dove il sacro e il profano viaggiano a braccetto nella città eterna.  Quindi di mattina molto presto mi sono avviato in preda alla disperazione verso il mio triste destino. Il vagone di seconda classe è semivuoto tranne una coppietta che si sta sbaciucchiando famelicamente. Lui è un adolescente pieno di capelli, anelli e orecchini. Lei avrà avuto almeno il doppio dei suoi anelli ed orecchini. Ed anche dei suoi anni. Ci danno dentro con le lingue guizzanti come se per loro non ci fosse più un domani. Come se si aspettassero di trovare alla fermata il marito di lei armato e deciso a farla finita una volta per sempre con i due sbilanciati amanti.

Fabio Carbone

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