bridge

In carcere si gioca a bridge e già i detenuti toscani si stanno sedendo ai tavoli. Un corso sta per iniziare nella casa circondariale di Prato, un altro è in programma a Livorno e uno sta già permettendo di giocare ai detenuti del carcere di Massa Marittima.
I tre corsi di bridge sono seri, organizzati dalla Federazione italiana gioco bridge che è associata al Coni.

Ma perché il bridge in carcere? Non si facciano i soliti discorsi o ironia gratuita. È una questione seria, perché «il bridge, lo sport della mente, non è un gioco di carte, è un gioco di logica – come spiega il presidente della Federazione, Francesco Ferlazzo Natoli – Non si vince perché si ha fortuna, ma perché si individuano le mosse vincenti attraverso delle analisi. I benefici del bridge sulla mente sono dimostrati da numerosi studi scientifici: potenzia la memoria, il ragionamento, ma anche il comportamento sociale. In questo gioco, che è un vero e proprio sport, il rispetto per le regole e per l’avversario sono indispensabili».

Queste caratteristiche hanno reso il bridge uno strumento rieducativo spalancando le porte di diverse case circondariali italiane. I primi a scendere ai tavoli, dopo qualche esperimento spot nel Lazio, sono stati i detenuti del carcere di Milano-Bollate. Il progetto ha avuto enorme successo, anche mediatico, e si è diffuso a macchia d’olio, coinvolgendo altre regioni italiane.

Sarà Carlo Galardini, istruttore federale e arbitro capo nazionale della Figb (Federazione italiana gioco bridge) a condurre gli ospiti della casa circondariale toscana alla scoperta dello sport con le carte, come amano definirlo i 20.000 giocatori tesserati.

«Il corso a Prato si articolerà su una dozzina di lezioni, per una decina di iscritti – ricorda Galardini – Presto saranno avviati dei corsi anche nella casa circondariale di Livorno e altri sono già partiti a Massa Marittima».

Ma come può un gioco di carte essere tanto utile? «Il bridge si gioca in coppia, a carte coperte. Per vincere è necessario rispettare il proprio compagno e fidarsi delle informazioni che trasmette – spiegano dalla Federazione, citando paper di prestigiosi atenei – A differenza di altri giochi di carte, il bluff è controproducente, perché si ingannerebbe anche il proprio socio. Trasparenza, logica e strategia sono gli elementi che portano alla vittoria. Insieme alla capacità di recuperare in fretta concentrazione e ottimismo dopo un errore».