Il 16 gennaio 1920 con la ratifica del trentaseiesimo, il Nebraska, entra in vigore negli USA il diciottesimo emendamento il quale criminalizza la produzione, il trasporto e la vendita di alcolici, iniziando così l’era proibizionista negli USA.

I proibizionisti tentarono per la prima volta di porre fine al commercio di bevande alcoliche durante il XIX secolo. Guidati da protestanti pietisti, miravano a guarire quella che vedevano come una società malata afflitta da problemi legati all’alcol come appunto l’alcolismo, la violenza familiare e la corruzione politica da bar. Molte comunità hanno introdotto divieti di alcol tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo e l’applicazione di queste nuove leggi di divieto è diventata argomento di dibattito. I sostenitori del proibizionismo, chiamati “asciutti”, lo hanno presentato come una battaglia per la morale e la salute pubblica. Il movimento fu ripreso dai progressisti nei partiti proibizionisti, democratici e repubblicani, e ottenne una base nazionale di base attraverso l’Unione della temperanza cristiana della donna. Dopo il 1900, è stato coordinato dalla Anti-Saloon League. L’opposizione dell’industria della birra ha mobilitato sostenitori “umidi” delle ricche comunità cattoliche e luterane tedesche, ma l’influenza di questi gruppi si è pressochè annullata dal 1917 in seguito all’ingresso degli Stati Uniti nella prima guerra mondiale contro la Germania.

Il New York Times nel numero in cui, in prima pagina, annuncia la ratifica del diciottesimo emendamento e l’inizio dell’era proibizionista.

L’industria dell’alcol fu ridotta da una successione di legislature statali e alla fine si concluse a livello nazionale con il diciottesimo emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti nel 1920, che approvò “con una maggioranza di maggioranza del 68% alla Camera dei rappresentanti e il 76% di sostegno al Senato” come così come la ratifica da parte di 46 Stati su 48. La legislazione apposita per implementare la proibizione stabilita dall’emendamento, nota come Volstead Act, stabilisce le regole per far rispettare il divieto federale e definisce i tipi di bevande alcoliche proibite. Non tutto l’alcol venne bandito; per esempio, era consentito l’uso religioso del vino. La proprietà privata e il consumo di alcolici non sono stati resi illegali dalla legge federale, ma le leggi locali erano più severe in molte aree, con alcuni stati che ne vietavano il possesso a titolo definitivo.

In seguito al divieto, le bande criminali hanno ottenuto il controllo della fornitura di birra e liquori in molte città. Alla fine degli anni ’20, una nuova opposizione al proibizionismo emerse a livello nazionale. I critici della proibizione l’hanno attaccata come causa di criminalità, riduzione delle entrate locali e imposizione di valori religiosi protestanti “rurali” sull’America “urbana”. Il divieto terminò con la ratifica del ventunesimo emendamento, che abrogò il diciottesimo emendamento il 5 dicembre 1933, sebbene il divieto continuasse in alcuni stati. Ad oggi, questa è l’unica volta nella storia americana in cui è stato approvato un emendamento costituzionale allo scopo di abrogarne un altro.

Immagine d’apertura: La Via dell’Ubriaco: consumo moderato di alcool che passo dopo passo peggiora conducendo alla violenza, alla povertà e infine al suicidio, in una litografia di Nathaniel Currier, sostenitore del movimento per la temperanza a favore del proibizionismo.

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