Il 19 novembre 1942 ha inizio l’Operazione Urano, grande operazione di accerchiamento sferrata dall’Armata Rossa per intrappolare le forze della Wehrmacht impegnate nella regione di Stalingrado, fu l’inizio della controffensiva durante la seconda guerra mondiale.

La situazione strategica globale nel settore meridionale del fronte orientale alla metà di novembre 1942 vedeva i due raggruppamenti principali tedeschi, il Gruppo d’armate B al comando del generale Maximilian von Weichs e il Gruppo d’armate A, dipendente direttamente dall’OKH (Oberkommando des Heeres – alto comando dell’esercito) e quindi da Hitler, dopo la destituzione in settembre del feldmaresciallo Wilhelm List, da molte settimane praticamente fermi ed estenuati da continui combattimenti sia nella regione caucasica, dove erano in corso duri scontri nell’area di Tuapse e sul fiume Terek, sia soprattutto nella regione di Stalingrado dove la 6ª Armata del generale Friedrich Paulus si stava inutilmente dissanguando.

Situazione del settore meridionale del fronte orientale alla vigilia dell’operazione Urano.

Il doppio accerchiamento, conseguito dall’Armata Rossa con una gigantesca manovra a tenaglia, ebbe inizio il 19 novembre 1942 e i due attacchi si congiunsero a sud di Kalač quattro giorni dopo. Questa riuscita e rapida offensiva ebbe una funzione decisiva nel complesso di operazioni militari che prendono il nome di battaglia di Stalingrado, segnando anche una svolta strategica irreversibile a favore dell’Unione Sovietica nella guerra sul fronte orientale e nell’intera seconda guerra mondiale.

Pur colto di sorpresa dall’andamento rapidamente disastroso delle operazioni in seguito all’offensiva sovietica, Hitler, oltre ad ordinare i fallimentari contrattacchi del XXXXVIII Panzerkorps del generale Heim, già il pomeriggio del 21 novembre aveva comunicato al generale von Weichs (comandante del Gruppo d’armate B) ed a Paulus di rimanere sulle posizioni “nonostante il pericolo di un temporaneo accerchiamento“. Rassicurato dal generale Hans Jeschonnek, capo di Stato Maggiore della Luftwaffe e poi dal Reichmarshall Hermann Göring sulla fattibilità di un ponte aereo per rifornire le truppe eventualmente accerchiate, il Führer, ben lontano dall’ipotizzare una ritirata, contava di ribaltare la situazione e ottenere un nuovo successo, ed a questo scopo sempre il 21 novembre richiamò dal fronte di Leningrado il prestigioso feldmaresciallo Erich von Manstein per assegnargli il comando di un nuovo Gruppo d’armate Don con l’incarico di ristabilire la situazione nell’area.

Movimenti del fronte durante e dopo l’operazione Urano

Nonostante i ripetuti appelli del generale Paulus, sostenuti dal generale von Weichs ed anche dal generale dell’aeronautica Wolfram von Richthofen (comandante della 4ª Luftflotte), Hitler, giunto a Rastenburg il 24 novembre sera, prese la decisione definitiva e diramò alla 6ª Armata il suo “Ordine tassativo” (Führerbefehl – letteralmente “ordine del Führer”) in cui riconfermava la decisione di non abbandonare Stalingrado e il fronte sul Volga. Il dittatore ordinava di costituire una grande sacca difensiva a 360 gradi, di organizzare un ponte aereo per assicurare rifornimenti adeguati, di concentrare un nuovo raggruppamento strategico (con l’afflusso di riserve) per sferrare una controffensiva e liberare le truppe accerchiate.

La situazione delle forze dell’Asse nel settore meridionale era però molto più grave del previsto e, nonostante l’ottimismo di Hitler e inizialmente anche di von Manstein, le operazioni ebbero un’evoluzione sempre più sfavorevole ai tedeschi e ai loro alleati. Il 16 dicembre 1942, l’operazione Piccolo Saturno (variante con obiettivi più limitati dell’originale operazione Saturno) avrebbe provocato il collasso e la ritirata del grosso dell’8ª Armata italiana e la definitiva sconfitta del fronte sud dell’Asse, suggellando anche il destino della 6ª Armata del generale Paulus circondata nella sacca di Stalingrado.

L’accerchiamento di oltre 250.000 soldati dell’Asse (rimasero intrappolati oltre ai tedeschi anche circa 13.000 rumeni e alcune centinaia di croati, ungheresi e italiani) si sarebbe drammaticamente prolungato per altri due mesi fino alla resa finale del 2 febbraio 1943. Quel giorno ciò che rimaneva della sesta Armata, consistente di circa 91.000 soldati (gli altri principalmente morirono o furono dispersi, a parte circa 25.000 feriti, specialisti e alcuni alti ufficiali evacuati per via aerea) si arrese ai sovietici. Paulus, insieme alla maggior parte dei generali comandanti, condivise la resa dei superstiti e rifiutò il tacito invito di Hitler al suicidio.

L’operazione Urano segnò indubbiamente la svolta decisiva della lunga battaglia di Stalingrado e della guerra sul Fronte orientale; le forze corazzate sovietiche completarono con notevole abilità ed energia, in soli quattro giorni, la grande manovra a tenaglia ed ottennero un risultato sorprendente, inatteso dal nemico e superiore alle stesse previsioni dello Stavka, portando a termine un’offensiva di accerchiamento gigantesca paragonabile nella storia della seconda guerra mondiale solo al Fall Gelb e alle sacche di Kiev e Vjazma, eseguite dalla Wehrmacht negli anni precedenti. La propaganda sovietica ha sempre parlato di una battaglia di Canne moderna ed, in effetti, per le dimensioni, le conseguenze strategiche e anche morali e politiche, l’operazione Urano ha un’importanza forse ancora maggiore di altre grandi manovre di accerchiamento della storia; alcuni autori la considerano in assoluto il più grande accerchiamento militare di tutti i tempi.

Immagine d’apertura: gli equipaggi dei T-34 sovietici si preparano per l’offensiva generale.