La paura del contagio da Covid 19 serpeggia, ovviamente, anche all’interno dei campi sinti della città di Prato e di quelli dell’Italia intera. Nella città laniera, in particolare, sono 4 i campi, dove attualmente vivono 200 persone, cioè 60/70 famiglie. Abbiamo parlato con Ernesto Grandini rappresentante dell’Associazione sinti italiani di Prato per capire come viene vissuta l’emergenza corona virus fra le roulotte dei campi.

Com’è la situazione all’interno dei campi in questo momento di emergenza?
«La situazione è drammatica, restiamo isolati al massimo, come stanno facendo tutti gli italiani. In questo senso ci stiamo dimostrando molto responsabili».

Quali sono le vostre maggiori preoccupazioni?
«Siamo molto preoccupati. All’interno dei campi anche solo un solo caso di Covid 19 creerebbe il panico perché ovviamente il contagio si diffonderebbe subito fra decine di persone dal momento che ci sono più famiglie all’interno di un solo campo e non sempre è facile mantenere le distanze. Per fortuna non è ancora successo nulla, nessuno ha avuto o ha sintomi da Coronavirus a Prato fra noi sinti».

Avete ricevuto controlli da parte degli organi competenti? I campi sono stati sanificati?
«Nessun tipo di controllo. Abbiamo ricevuto qualche mascherina ma nessun gel disinfettante, inoltre nei campi non è stata fatta nessuna sanificazione anche se l’abbiamo richiesta più volte».

Come si svolge una giornata tipo ai tempi del coronavirus in un ambiente dove le singole roulotte si trovano a pochi centimetri di distanza l’una dall’altra? I ragazzi e i bambini per esempio riescono a studiare?
«Ognuno sta nella sua roulotte o casa mobile e cerchiamo di fare meno assembramenti possibili. Le relazioni tra i nostri famigliari sono ridotte al minimo. La cosa più difficile e tenere bambini e giovani fermi in roulotte perché sono molti. I ragazzi comunque riescono a studiare anche se non hanno sufficienti forniture per svolgere video lezioni o comunque tutto ciò che riguarda la didattica a distanza».

Avete delle richieste particolari da fare al Comune di Prato o alla Regione Toscana?
«Chiediamo di non essere abbandonati, siamo cittadini italiani e soprattutto umani come tutto il mondo, rispettiamo le regole e restiamo a casa, ovvero in campina (le roulotte ndr). In particolar modo avremmo bisogno di generi di prima necessità e di computer sia per mantenerci in contatto con l’esterno, sia per far studiare i nostri ragazzi».