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Ladro di luce

Un’altra alba, livida e incolore, sorse sulla piana vasta e piatta. In quel giorno d’Aprile dell’anno 2222 il Sole si affacciò ancora e la sua luce emerse dalla schiena di Monte Morello, a illuminare, con poca convinzione, il brulicare di vita umana sparsa tra i serpeggianti alvei plumbei di Arno e Bisenzio. Da molto tempo, ormai, il Grecale pareva scomparso e senza il suo soffio gelido e impetuoso l’ampia pianura, stretta tra i monti a nord e le colline del sud, soffriva d’una onnipresente polvere sottile, gialla e calda che l’opprimeva e offuscava la limpidezza dell’aria. Almeno sulla sterminata baraccopoli a ovest, perché a est, invece, Florence City brillava di luce propria, perfetta e immacolata sotto la sua immensa cupola protettiva.

L’ennesimo razzo, appena partito dallo spazioporto, attraversò la piana, puntando verso lo spazio esterno; al suo passaggio un’enorme scia di condensazione occupò buona parte del cielo giallastro e il tremendo frastuono dei suoi potenti motori squassò, come di consueto, l’intera baraccopoli. Sorpreso nel pieno del sonno, anche Pit sobbalzò al molesto rumore rovinandogli il bellissimo sogno che stava vivendo. Spalancò gli occhi frastornato e inebetito e ci mise un po’ a comprendere cosa stava accadendo.

Gianluca Meccariello

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