Ma il Pd dove ha messo lavoro e lavoratori?

di Alfredo Magnifico

Avrò avuto sedici anni quando presi la mia tessera Dc, e salvo una breve esperienza nell’Mpl che nessuno ricorda cosa fu, ho sempre nutrita simpatia verso quel partito e verso la corrente più vicina al sociale. Ho attraversato indenne le varie crisi dei partiti che oggi hanno dato vita al Pd.

Ora sto partecipando a diverse riunioni in videoconferenza con il Pd. Mi ha sempre fatto piacere, anche se non mi sono mai coinvolto attivamente, in politica confrontarmi o meglio scontrarmi con le posizioni del partito per difendere il lavoratore e il mondo del lavoro. Troppe picconate sono state date a tutto quello che si può definire lo stato sociale.

Ho sperato che Letta potesse dare una sterzata al partito, chiamando alla partecipazione la base, ma vedo e sono sempre più convinto che alle regole democratiche è stato cantato il de profundis da lungo tempo.  
Gutta cavat lapidem. I miei interventi sono come una goccia che tenta di scavare una pietra. Ripeto sempre che occorre ripartire dal lavoro e dai lavoratori: questa dovrebbe essere la parola d’ordine del Pd, con la speranza di riorganizzare sotto un’unica bandiera e un unico slogan le encicliche sociali e il Capitale di Marx. Questo potrebbe determinare l’unificazione della sinistra e di quella fetta di ex Dc caratterizzata nei cristiano sociali, finendola una volta per tutte di appellarsi amici o compagni, per definirsi in un unico soggetto identitario.

Da pensionato ma con la voglia ancora di dare una mano a chi nel mondo del lavoro viene sopraffatto e oppresso, coltivo oggi la pia illusione di  poter vedere un Pd lavorista, vicino alla povera gente, con la possibilità di ambire a diventare un partito del 35-40%.
Solo con la parola d’ordine, “Lavoro” si può ambire a una trasformazione e a una crescita, senza  dover ammainare le bandiere  di difesa e promozione dei diritti civili, che fino ad oggi sono state le uniche. Le battaglie identitarie su diritti e bisogni sociali ha limitato, di molto, la sua base di consenso.
Una botta d’intelligenza in chi oggi guida il partito potrebbe essere utile per iniziare a proclamare chiaramente e semplicemente di volersi fare carico, in prima istanza, della rappresentanza del complicato e frantumato mondo dei lavori. Sarebbe una svolta, con gli strascichi drammatici del dopo pandemia e con l’opportunità di risorse che il Pnrr mette a disposizione per la ripartenza in crescita del paese.

Lavoratori e persone in cerca di lavoro sono; tante, disperse, isolate, arrabbiate, sfiduciate. Raggiungerle è difficile. Vanno agganciate sul territorio, nei luoghi di lavoro. Personalmente ogni tanto provo a coinvolgere qualche politicuccio su vertenze anche di spessore; ci provo ma sono come le meteorine o le signorine snob che vogliono il latte fresco ma arricciano il naso alla puzza della pecora.

Occorre ritornare ad un partito che rispolveri le esperienze di base che ancora esistono, che riveda, aggiorni, ricostruisca la sua forma di organizzazione.
La sinistra ha subito passivamente con l’avvento di Berlusconi un’egemonia culturale di parte avversa e si è lasciata abbindolare da un vero e proprio apparato ideologico che consisteva nel dire che con i processi di modernizzazione, di globalizzazione, di finanziarizzazione del capitalismo, il lavoro non era più il centro d’interesse nella vita degli individui. Una colossale falsa notizia e purtroppo la sinistra ha perso il contatto con l’esistenza quotidiana delle persone in carne ed ossa.
I politici tutti, ma soprattutto quelli di sinistra, hanno perso il senso della realtà,sarà perché sono tutti scelti e nessuno votato.

Mi domando; cosa pensano si discute a tavola in famiglia, tra genitori e figli, se non dei problemi che riguardano il lavoro malpagato, la preoccupazione di un licenziamento, l’occupazione che manca ai ragazzi e le ragazze e di  conseguenza che il bilancio mensile di casa difficilmente riesce a far quadrare i conti?

Se queste arche di scienze “progressisti” scendessero dalla torre d’avorio per andare a vedere, a sentire e a capire che è ancora la famiglia, il nucleo che regge l’intera struttura sociale e non è, come credono, un residuo caro alla Chiesa cattolica e solo per questo va superato e abbattuto, basterebbe una presa di coscienza sulla realtà per assumere le politiche per la famiglia come una priorità politica di attenzione e di governo e che le politiche per la famiglia vanno inserite nelle politiche attive per il lavoro.

Una particolare attenzione va posta sul quasi quotidiano insopportabile dramma delle morti sul lavoro, non solo quando a finire tra gli ingranaggi è una giovane vita e neanche per stare ad ascoltare chi pensa che il tutto si supera con la formazione. Nella mia vita sindacale per stranieri appena arrivati o italiani che non sapevano leggere avevamo fatto schede a cartoni animati per farmare le persone alla sicurezza. Quello che manca è il rispetto della vita umana e del valore che essa ha. E va recuperato.

Solo partendo dall’esperienza del passato operaio, si comprenderà la risorsa politica che è il mondo dei lavori attuali; gli operai esistono anche se dispersi e frantumati, come dispersa e frantumata è la produzione di beni a cui sono addetti. Gli operai del nord che da anni votano Lega, quelli del sud che hanno votato Grillo sono in una condizione di abbandono politico di cui quel che resta della sinistra dovrebbe chiedere scusa a loro e al Paese, perché sua è la responsabilità, sua l’imperdonabile colpa e quel rapporto è ora che la sinistra lo recuperi.
Nelle condizioni lasciate dalla pandemia e con un buon uso delle risorse da spendere, va lanciato da sinistra un progetto di ricomposizione del mondo dei lavori, una grande alleanza di solidarietà e di lotta, un nuovo blocco storico, come nel 1968 tra garantiti e non garantiti e tra lavoro dipendente e lavoratori autonomi di varia generazione.
Il sindacato, in questa fase, può giocare un forte ruolo, mentre il Pd, in unità con altre esperienze politiche e di  movimento, è chiamato a dare forma politica a questo progetto, passa da qui il recupero di una sua riconoscibile identità.

Letta si lasci libere tutte e due le mani, per dare alla propria parte sociale un segnale di riconoscimento, di mobilitazione, di lotta e di organizzazione. 
La sinistra italiana dovrebbe iniziare ad avviare una politica di; tassazione delle società multinazionali, investimenti pubblici nel sociale, nella formazione, sulla salute, sulla questione ambientale, non pensare allo stato imprenditore, ma allo Stato volano di raccordo nell’uso di risorse pubbliche e private.
Le sinistre hanno bisogno di recuperare il sociale, per evitare il non ancora scampato pericolo populista-sovranista, c’è solo da sperare che funzioni l’emergenza del diffuso disagio civile e sociale conseguenza della pandemia.
Oggi si sente il bisogno di un welfare europeo tutti vorremmo vedere in buone mani le ingenti risorse messe  a nostra disposizione. Draghi qualche giorno fa affermava: né l’Italia né l’Europa sono oggi come dovrebbero essere, quando ha assunto in proprio il tema garantiti e non garantiti, impegnandosi a farsi carico della condizione dei lavoratori non protetti, quando ha perorato attenzione per donne e giovani e ha chiesto una resa strutturale del Sure, quando ha perorato, in sede di riunione europea, il tema fondamentale, strategico, dei diritti sociali, Draghi è in buona posizione per portare l’Italia al centro dell’Europa, non è certo una personalità ascrivibile al campo della sinistra.
L’obiettivo prevalente adesso deve essere quello della ripresa economica e sociale del Paese, nel dopoguerra pandemico e incardinare tutti uniti le riforme, non solo perché ce lo chiede l’Europa ma perché sono necessarie all’Italia che lavora. 
Dopo, si potrà tornare in sicurezza alla normale dialettica politica tra sinistra e destra.  

Alfredo Magnifico