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di Brunello Gabellini

Nicola Ciolini è vice presidente di Alia e amministratore delegato di Estra. E’ uno dei maggiori tra i protagonisti istituzionali e amministratori di società pubbliche che hanno intrapreso la costruzione della Multiutility Toscana. Anzi, si può dire, che da presidente di Alia, qualche anno fa, è colui che ha innescato il processo che ora è arrivato a comprendere anche Estra. La conversazione che segue ha cercato di fare il punto sullo stato dell’arte di questo progetto, che ha l’ambizione di realizzare una società regionale dei servizi pubblici locali: acqua, energia, rifiuti.

A che punto è il processo della costituzione della Multiutility Toscana?

La Multiutility Toscana è una realtà. Il risultato è già evidente. Se si pensa da dove eravamo partiti, abbiamo fatto un bel pezzo di strada, con l’aggregazione di società fino ad Estra. La Multiutility è un progetto concreto.

Un progetto che, al di là della questione della quotazione in Borsa, ha incontrato grandi resistenze. Come se lo spiega?

Quando si mette in campo un progetto come quello che è stato proposto non è pensabile che non si aprano discussioni. La realtà, poi, si è già incaricata di dimostrare che occorre mettere insieme risorse ed energie per affrontare sfide future che attengono allo sviluppo dei territori e della Toscana. E mi riferisco all’alluvione: Alia Multiutility ha consentito la gestione unitaria, ed efficiente, degli interventi durante l’emergenza. Se non ci fosse stata, la gestione dell’emergenza sarebbe stata più complicata.

Però non si sfugge alla sensazione che sia più un progetto finanziario che industriale…

Non è possibile gestire i processi di transizione ecologica ed energetica verso fonti rinnovabili senza adeguate risorse finanziarie. Non è possibile attuare queste trasformazioni ognuno per proprio conto considerando, ad esempio, che per realizzare un impianto fotovoltaico di appena 1 megawatt l’investimento è nell’ordine di circa 1 milione di euro, noi ne vorremmo fare 700. E’ evidente che per sostenere investimenti del genere serve un’azienda con dimensioni e capacità finanziaria adeguate, proprio per dare impulso ai processi di economia green. Per questo c’è bisogno della Multiutility Toscana.

Perché allora, nel costruire la Multiutility, non siete partiti da Estra che, diciamo così, è l’azienda più strutturata, con un maggior rilievo nazionale?

Avevamo bisogno di coinvolgere tutti i soci, tutti i Comuni, in un progetto più ampio, partire cioè dall’azienda che per caratteristiche avesse una base più ampia, e questa era garantita da Alia. Con Estra siamo arrivati a consolidare il progetto, a dargli una base più solida.

Quali tappe ulteriori ha questo percorso?

La fusione c’è già. La Multiutility, ribadisco, è una realtà operante. E continua il confronto con i territori, con le istituzioni e le forze sociali ed economiche. Così come puntiamo ad allargarci, ad inserire nuove società: non è un mistero per nessuno che è stato avviato un ragionamento con Prato per Gida, l’azienda che gestisce gli impianti di depurazione del distretto tessile. Andiamo avanti, come andiamo avanti a completare il progetto con Arezzo e Siena.