Aankomst van acteurs Charlie Chaplin en Peter Ustinov en hun echtgenotes op Schiphol. Aankomst Charlie Chaplin en echtgenote Oona O'Neill *23 juni 1965

Il 25 dicembre 1977 muore il celebre attore, comico, regista, sceneggiatore, compositore e produttore cinematografico britannico Charlie Chaplin.

Charles Spencer Chaplin, noto come Charlie, nacque il 16 aprile 1889 a East Street, nel sobborgo londinese di Walworth. Nei registri del Comune di Londra non c’è traccia della sua nascita, ma solo la notifica della sua presenza nel 1891, due anni dopo la nascita. I suoi genitori erano Charles Chaplin Senior, un attore di varietà di discreto talento e successo ma compromesso dal vizio dell’alcol, e Hannah Harriette Hill, un’attrice conosciuta come Lily Harley di altrettanto talento, ma minor fortuna.

Chaplin fu una delle personalità più creative e influenti del cinema muto. La sua vita lavorativa nel campo dello spettacolo ha attraversato oltre 76 anni. Fu influenzato dal comico francese Max Linder, a cui dedicò uno dei suoi film. Star mondiale del cinema, fu oggetto di adulazione e di critiche serrate, anche a causa delle sue idee politiche. Nei primi anni cinquanta, durante le persecuzioni del periodo del Maccartismo, le sue idee progressiste furono infatti avversate buona parte della stampa; fu inviso per questo anche al governo federale statunitense. Sebbene le sue simpatie politiche non furono da lui mai rivelate esplicitamente, si ritiene fosse un progressista, ma non socialista o comunista, oltre che (cosa da lui invece rivelata) un pacifista. Sicuramente, in molti suoi film aveva analizzato la realtà cupa dei lavoratori, dei poveri e degli emarginati (Tempi moderni, del 1936, ne può essere un chiaro esempio), ed aveva messo in piena luce le contraddizioni della società statunitense. Inoltre benché vivesse negli Stati Uniti da molti anni e vi pagasse le tasse, Chaplin non aveva mai chiesto la cittadinanza statunitense.

Già all’uscita di Monsieur Verdoux (1947) venne pubblicamente accusato di filocomunismo e nel 1949 divenne uno dei bersagli del movimento innescato dal senatore Joseph McCarthy. Chaplin negò sempre, con veemenza. Disse anche che era stanco di rispondere sempre alla stessa domanda, affermando che la propria ideologia non era altro che quella professata dal suo “omino”:«Avere un tetto sulla testa, lavorare liberamente e formarsi una famiglia. Questo un Ideale democratico, non già comunista». Nel 1951 iniziò a girare quello che sarebbe stato il suo film d’addio: Luci della ribalta, tratto da un suo romanzo, Footlights, mai pubblicato. Fu il suo ultimo film prodotto a Hollywood, e anche l’unico che interpretò assieme ad un altro mattatore del cinema muto: Buster Keaton. In questo film debuttò la figlia Geraldine Chaplin.

Bombetta, bastoncino e scarpe del personaggio Charlot interpretato da Chaplin, esposte dalla Fondation de Musée Chaplin, presso Chaplin’s World, Corsier-sur-Vevey, Vaud, Svizzera

In viaggio con la famiglia verso Londra nel settembre 1952, dove si sarebbe tenuta la prima mondiale di Luci della ribalta e successivamente un periodo di vacanza, fu raggiunto dalla notifica del procuratore generale degli Stati Uniti in base alla quale gli veniva annullato il permesso di rientro negli USA: visse il resto della sua esistenza in Svizzera, nella tenuta de “Manoir de Ban”, nel comune di Corsier-sur-Vevey, fra Losanna e Montreux, sul lago di Ginevra.

Charles Chaplin morì a Corsier-sur-Vevey (Vaud), in Svizzera, la notte di Natale del 1977. Il pomeriggio inoltrato della vigilia, Chaplin chiese alla moglie Oona di spalancare le porte della camera affinché dalla hall sottostante potessero salire le note delle Christmas carol come da rituale che si ripeteva da oltre vent’anni il 24 dicembre nella loro residenza. Quella stessa notte, intorno alle 4, morì nel sonno. Fu sepolto nel piccolo cimitero della cittadina svizzera, al suo fianco lo raggiungerà la moglie nel 1991. Gli sopravvissero dieci figli, ma soprattutto vive la sua immortale creatura Charlot e i suoi film. Nei giorni successivi la scomparsa di Chaplin, personalità del mondo dello spettacolo rilasciarono, sulla stampa di tutto il mondo, oltre al cordoglio anche impressioni e ricordi a lui legati.

Tre mesi dopo la sua morte, la notte del 1º di marzo 1978, le sue spoglie furono trafugate a scopo di estorsione da due profughi, un operaio bulgaro e un disoccupato polacco, da tempo residenti in Svizzera dove avevano ricevuto asilo politico. Un milione di franchi svizzeri fu la richiesta di riscatto. La fermezza della moglie Oona e il suo rifiuto a voler trattare con i colpevoli fece fallire il piano criminale. 75 giorni dopo furono catturati, la salma localizzata e recuperata nei pressi del comune di Noville, sul Lago di Ginevra, e interrata nuovamente nel paesino svizzero.

La lapide di Charlie Chaplin in Svizzera

Nell’annunciarne la morte, il Corriere della Sera in un articolo scritto da Giovanni Grazzini espresse la propria percezione sull’aspetto psicologico di Chaplin e del personaggio di Charlot:

«Aveva nel sorriso il pianto del mondo e nelle lacrime delle cose faceva brillare la gioia della vita. Toccato dalla grazia del genio era il guanto rovesciato della nostra civiltà, il miele e lo schiaffo, lo scherno ed il singhiozzo; era il nostro rimprovero e la nostra speranza di essere uomini. Testimone universale commosse e rallegrò i cuori di tutte le razze e latitudini, ovunque si celebrasse il processo all’iniquità, alla presunzione, al cinismo dei ricchi e dei potenti, ovunque dal dolore potesse scaturire la protesta del debole sopraffatto e il riscatto dell umiliato. Uomini e donne di tutte le età e colore si riconobbero in lui, si contorcevano dalle risa e sentivano salirsi dentro pietà per se stessi. Andavano per gioire e uscivano pieni di malinconia. Così fu, così è, così sarà sempre: il debole vilipeso, lo sconfitto irriso, la dignità dell’uomo calpestata dal soperchiatore e dall’arrogante, e il candore, l’innocenza fraintesi per ingenuità, e sono invece la forza del giusto: è qui la tragedia che si colora di comico, la farsa che si tinge di dramma. Il lungo viaggio di un pessimista europeo, con sangue gitano ed ebreo, carico di antichi dolori, compiuto per convincersi che tuttavia conviene credere nell’uomo; questo il transito di Chaplin, il senso della sua opera di artista universale.».

Immagine d’apertura: Charlie Chaplin in una foto del 1965.

Bibliografia e fonti varie

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  • Charlie Chaplin, A Comedian Sees The World, New York 1933
  • Eisenstein, Bleiman, Kosinzev, Iutkevič, La figura e l’arte di Charlie Chaplin, Torino 1949
  • Georges Sadoul, Vita di Charlot, Torino 1952
  • Glauco ViazziChaplin e la critica, Bari 1955
  • Charlie Chaplin, La mia autobiografia , Milano 1964
  • Giorgio Cremonini, Charlie ChaplinIl Castoro Cinema n. 47, Editrice Il Castoro, 2004, ISBN 88-8033-033-0
  • Frederick Sands, Charlie e Oona Chaplin, Varese 1980
  • Guido Oldrini, Il realismo di Chaplin, Bari 1981
  • Carlo Tagliabue, Charlie Chaplin, un cinema per l’uomo, Roma 1981
  • David Robinson, Chaplin la vita e l’arte, Venezia 1987
  • Jerry Epstein, Charlie Chaplin, ritratto inedito di un poeta vagabondo, Roma, 1992
  • David Robinson, Chaplin, un uomo chiamato Charlot, Trieste 1995
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  • Sam StourdzeChaplin e l’Immagine, Le Mani, 2007
  • Jane Chaplin, 17 minuti con mio padre, Giulio Perrona Editore, 2009
  • Cecilia Cenciarelli (a cura di), Charlie Chaplin-Le comiche Keystone, Libro + 4DVD, Cineteca Bologna, 2010
  • Fabio StassiL’ultimo ballo di Charlot, Sellerio Editore, 2013
  • Cecilia Cenciarelli (a cura di) Charlie Chaplin-Le comiche Mutual, Libro + 2DVD, Cineteca Bologna, 2013
  • Cecilia Cenciarelli (a cura di) Charlie Chaplin-Le comiche Essaney, Libro + 2DVD, Cineteca Bologna, 2014
  • Charlie Chaplin, David Robinson, Footlights-Il mondo di Limelight, Cineteca Bologna, 2014