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Dopo le grandi mostre di Jan Fabre, Giuseppe Penone, Anthony Gormley ed Eliseo Mattiacci, il Forte Belvedere torna a essere interamente occupato dal lavoro di un unico artista con un progetto espositivo inedito pensato per tutti i suoi spazi, tra i bastioni che si affacciano su Firenze e l’interno della Palazzina rinascimentale. Il 24 giugno apre al pubblico MELMA, una mostra di Nico Vascellari a cura di Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento, promossa dal Comune di Firenze e organizzata da MUS.E. L’esposizione è la prima tappa di un grande progetto della durata di un anno che l’artista ha pensato per la città di Firenze e che coinvolgerà alcuni dei suoi luoghi più emblematici: Piazza Signoria, Palazzo Vecchio e Museo Novecento. Un progetto ambizioso e un’occasione speciale che arriva a vent’anni di distanza dalla prima mostra dell’artista, realizzata proprio a Firenze il 25 giugno 2003.

È la prima volta che il Forte Belvedere, nei suoi spazi interni ed esterni, viene occupato da un artista italiano della generazione di Vascellari con un progetto espositivo così ambizioso e unico per estensione temporale e spaziale: un’occasione per gettare nuova luce e supportare questa generazione di artisti italiani e condividere con il grande pubblico il loro sguardo sulla contemporaneità.

“È sempre un enorme piacere tornare ad aprire il Forte di Belvedere con mostre di arte contemporanea di assoluto rilievo – dichiara il sindaco Dario Nardella -. In questo caso siamo ad inaugurare la prima esposizione di un percorso articolato che porterà Nico Vascellari non solo al Forte ma anche in piazza della Signoria e nei musei di Palazzo Vecchio e Museo Novecento, nel solco di una precisa scelta politica e culturale che ha permesso di ospitare a Firenze negli ultimi anni alcuni dei più grandi interpreti di arte contemporanea, da Giuseppe Penone e Antony Gormley, da Jan Fabre a Jenny Saville”.

La mostra MELMA al Forte Belvedere (fino all’8 ottobre 2023) include una selezione di opere inedite, concepite appositamente per questa occasione e realizzate con media diversi, come video, sculture, collage, installazioni e suono. All’esterno del Forte, sui bastioni e nel giardino, sono installate nove opere scultoree – fusioni in alluminio – della serie Horse Power (2023), accompagnate da due video, Fossil of Experience (2023) e Horse Power (2019), presentati all’interno delle “cannoniere” e da un’opera, Falena (2022), allestita sulla facciata della palazzina. Le sale interne sono occupate da un percorso espositivo con oltre trenta opere, molte di queste inedite, che, giocando su registri molto diversi tra loro, offrono una panoramica ampia del lavoro di Vascellari, concentrandosi sulla relazione tra uomo e natura, tra esistenza e trascendenza, tra corruzione e rigenerazione.

“Melma è simile a fango, mota, poltiglia.” Commenta Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento e curatore del progetto. “Letteralmente significa terra intrisa di molta acqua, come quella che si deposita sul fondo di un fiume, di una palude o di un lago. In senso figurato significa però abiezione, corruzione e abbrutimento morale. In questo senso melma può sembrare qualcosa di sporco, laido, sordido, impuro, repellente, addirittura riconducibile alla sfera del negativo, del peccaminoso e del turpe.”

“Il pubblico attraversando la mostra potrà riconoscere nelle opere un certo senso di respingimento” prosegue Risaliti. “Nelle intenzioni poetiche di Nico Vascellari non c’è volontà di esprimere un giudizio morale. L’uomo è melmoso eppure vive in lui qualcosa di angelico. È violento, brutale, eppure dolce e ingenuo come un fanciullino. Così la vita è una sola cosa con la morte, perché in fondo ci sono solo corruzione e rigenerazione senza fine.”

“La Melma è una materia primordiale, qualcosa che cela la vista e proietta sull’ignoto, inteso sia come mondo interiore sia come tensione verso l’esterno” spiega Vascellari. “Ho sempre parlato dell’arte come una pesca a mani nude nel fango, dove è possibile trovare ciò che non conosci ma che tenti di riconoscere. La melma richiama per ognuno di noi qualcosa di pasticciato, paludoso, magmatico e “merdoso” ma rimanda anche ad alcune mitologie per le quali tanto la foschia quanto la melma sono portali che permettono l’accesso al magico e al misterioso. A livello sensoriale, ricorda uno stato prenatale, perché è dalla terra, dall’humus, che viene plasmato l’umano.”

“Quando per la prima volta a otto anni ho visto i quadri di Ligabue, non ero interessato a cosa volessero significare” aggiunge l’artista “Ero tramortito da qualcosa che era già dentro di me e l’arte l’aveva tirata fuori… Melma… l’arte è questo per me.”

La seconda tappa del progetto, che si estenderà per un anno, verrà inaugurata a ottobre con diversi interventi in alcuni dei luoghi più prestigiosi del patrimonio storico-artistico della città. Piazza della Signoria, Palazzo Vecchio e il Museo Novecento ospiteranno una serie di opere, tra cui una nuova installazione per l’Arengario, una performance site-specific ideata dall’artista per il Salone dei Cinquecento e una serie di lavori nella sede delle ex-Leopoldine, tenendo conto del peculiare rapporto tra Rinascimento e contemporaneità, tra lo spazio pubblico della piazza e il luogo politico per eccellenza rappresentato dal Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio.

In piazza della Signoria, l’arte contemporanea torna a essere protagonista dopo gli interventi di Jeff Koons, Jan Fabre, Urs Fischer e Francesco Vezzoli degli anni passati. Nico Vascellari realizzerà un’installazione site specific pensata per l’Arengario di Palazzo Vecchio: un’azione poetica e delicata allo stesso tempo, ispirata tanto alle immagini rinascimentali – come quelle di Botticelli – quanto ai versi di Poliziano e di Pasolini. L’installazione sarà inaugurata il 3 ottobre 2023. Nella stessa giornata, Vascellari presenterà una performance pensata per il Salone dei Cinquecento che riflette sulle convenzioni e i codici della comunicazione non verbale. Infine, al Museo Novecento, sarà presentata una selezione di video realizzati dall’artista negli ultimi anni.

La presunzione è la nostra malattia naturale e originale. Tra tutte le creature l’uomo è la più fragile e la più soggetta alle calamità; nello stesso tempo è la più orgogliosa. Egli si sente e si vede situato qui, tra la melma e lo sterco del mondo, legato e inchiodato alla parte peggiore, più morta e stagnante dell’universo, all’ultimo livello del creato, il più lontano dalla volta celeste, con gli animali della peggior condizione; e va con l’immaginazione a piantarsi al di sopra del cerchio della luna; a mettere il cielo sotto i propri piedi.

Michel De Montaigne, Saggi, 1580

Un ringraziamento particolare a Cristina Fogazzi che ha contribuito a rendere gratuito l’ingresso alla mostra per tutti i visitatori con un generoso supporto.

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