La città di Pompei, oggi il parco archeologico più noto al mondo, venne fondata dagli Etruschi, alcuni secoli prima dell’arrivo dei Romani. Lo suggeriscono gli ultimi studi, condotti sulla base degli scavi più recenti. Lo hanno rivelato oggi il direttore del parco archeologico Massimo Osanna e l’archeologo Carlo Rescigno che hanno presentato la scoperta all’Accademia dei Lincei insieme a Fausto Zevi, Carmine Acampolo, Pier Giovanni Guzzo e Roberto Antonelli.

Gli scavi testimoniano che scambi e migrazioni hanno sempre caratterizzano la crescita e l’evoluzione delle civiltà, tanto che Pompei venne probabilmente fondata da coloni Etruschi con materiali e maestranze locali, in una zona abitata da Greci e Italici. I fondatori fecero edificare templi, case, mura e strade, dando a Pompei la pianta che il successivo splendore romano e la terribile eruzione del Vesuvio ci hanno poi consegnato.
Erano «di lingua e cultura etrusca» e diedero vita, una volta scesi lungo la penisola da ex schiavi, a una città florida e potente, segnata però da una fine brusca, come spesso accaduto per i maggiori insediamenti etruschi. È del tutto plausibile che a decretare la prima fine di Pompei, nel 474 a.C., fu l’esito della battaglia navale di Cuma nella quale gli Etruschi vennero sconfitti dai Greci. Per circa un secolo, abbandonata, la città sparì, per poi conoscere gradualmente un nuovo splendore in epoca romana.