Il primo agosto 1834 entra in vigore lo Slavery Abolition Act, legge passata dal parlamento l’anno precedente che abolisce la schiavitù in tutte le colonie dell’impero britannico

Già dal 1783, un movimento antischiavista per l’abolizione del commercio di schiavi nell’impero britannico aveva iniziato le sue attività. Nel 1807, il parlamento passò lo Slave Trade Act, che rese illegale il commercio internazionale di schiavi, ma non la schiavitù in sè. La legge fu fatta coincidere in linea di tempo con l’attesa abolizione del commercio internazionale di schiavi da parte degli Stati Uniti, il principale rivale marittimo dell’impero britannico. L’abolizionista Henry Brougham comprese che il commercio tuttavia stava continuando, e come nuovo membero del parlamento introdusse lo Slave Trade Felony Act del 1811, una legge che infine rendeva il commercio di schiavi un crimine in tutto l’impero. La Marina Reale britannica istituì lo Squadrone dell’Africa Occidentale per sopprimere il commercio di schiavi nell’Atlantico pattugliando le coste dell’Africa occidentale. Ciò ridusse notevolmente il commercio, ma non lo fermò del tutto. Tra il 1808 e il 1860, lo Squadrone catturò circa 1600 navi schiaviste e liberò circa 150.000 africani. L’impero britannico utilizzò la sua influenza per portare gli altri paesi a firmare trattati per porre fine al proprio commercio di schiavi e permettere alle Marina Reale britannica di fermare le loro navi schiaviste.

Tra il 1807 e il 1823, gli abolizionisti mostrarono poco interesse ad abolire la schiavitù in quanto tale, anche perchè inizialmente era convinzione diffusa che l’abolizione del commercio di schiavi avrebbe gradualmente portato, automaticamente, alla morte della schiavitù di per sè. Lo storico Eric Williams nel suo libro Capitalismo e Schiavitù ha utilizzato dei dati per mostrare come il commercio di schiavi fornisse pochi profitti rispetto a quelli molto più cospicui delle piantagioni di zucchero nei Caraibi, un fattore che contribuiva notevolmente alla continuazione della schiavitù in quelle tenute. Tuttavia, dal 1823 l’industria britannica dello zucchero nei Caraibi entrò in un mortale declino, fatto che portò il parlamento britannico a non sentire più il bisogno di proteggere gli interessi economici dei latifondisti delle piantagioni di zucchero delle Indie occidentali.

Nel 1823 fu fondata a Londra la Società Anti-schiavitù. I membri comprendevano tra gli altri Joseph Sturge, Thomas Clarkson, William Wilberforce, Henry Brougham, Thomas Fowell Buxton, Elizabeth Heyrick, Mary Lloyd, Jane Smeal, Elizabeth Pease, and Anne Knight. Anche attivisti di etnia mista della Giamaica come Louis Celeste Lecesne e Richard Hill ne furono membri. Durante il periodo natalizio del 1831, scoppiò una rivolta di schiavi su larga sala, nota come Guerra Battista, in Giamaica, Originariamente era stata organizzata come uno sciopero pacifico dal prete battista Samuel Sharpe. La ribellione fu soppressa dagli schiavisti latifondisti giamaicani e dal presidio militare britannico locale dieci giorni più tardi all’inizio del Gennaio 1832. A causa della notevole perdita di vite e proprietà nella ribellione, il parlamento ordinò un’indagine, i cui risultati contribuirono molto all’abolizione della schiavitù con il passaggio dello Slavery Abolition Act nel 1833. La legge, che fu firmata dal re il 28 agosto ed entrò in vigore il primo agosto dell’anno successivo, aboliva la schiavitù nei territori dell’impero britannico, anche se di fatto immediatamente solo gli schiavi sotto i 6 anni di età venivano liberati. Gli schiavi che non avevano meno di 6 anni divennero “apprendisti” il cui apprendistato sarebbe terminato entro il 1840. Inoltre la legge non aboliva la schiavitù nei territori della Compagnia delle Indie orientali, a Ceylon e a Sant’Elena. Questi territori furono inclusi nell’abolizione solo nel 1843. I precedenti schiavisti furono ampiamente rimborsati per la perdita delle loro “proprietà”, lo stato infatti spese per rimborsare i precedenti padroni di schiavi oltre 20 milioni di sterline, che all’epoca ammontavano a circa il 40% delle entrate annuali del Tesoro.