Mediocrazia. Ai nostri giorni, in medio non stat virtus. La medietà contemporanea non consiste nel coltivare un uso moderato dei piaceri, ma nel servire il capitalismo in ambiti diversi e fondamentali della società, quali la politica e il sapere. E’ questa la tesi che. Alain Deneault, filosofo canadese, esprime nel suo Mediocrazia (Neri Pozza, trad. di Roberto Boi, pp. 240, 18 euro), argomentato pamphlet contro il libertarismo odierno che si concretizza in un dominio del mercato.

Allora Professor Deneault, ci vuol spiegare cos’è questa mediocrazia di cui lei parla nel suo libro?
La mediocrazia non è un neologismo, ma piuttosto un termine che ho cercato di aggiornare alla nostra epoca, considerando quel che già significava al XIX secolo. Allora gli uomini che gestivano l’arte di governare erano visti in cattiva luce dal mondo del giornalismo, e lo sviluppo della classe media ha portato a sua volta al suo affermarsi nelle scienze e nella politica in maniera fortemente peggiorativa, minacciando le competenze delle classi dominanti dell’epoca. Quello che mi ha interessato di più è che oggi la mediocrazia non si limita a questa definizione, ma sperano le classi dominanti vogliono che i cittadini siano prevedibili, interscambiabili in base a standard rigorosi, sia nel lavoro che nella società. La mediocrazia cerca di far sì che si sia sempre di meno nelle medie e sempre di più nello standard.

Lei fa un riferimento al presidente francese Macron, allora neonato leader politico, definendolo un parvenu proveniente dalla banca Rotschild. A elezioni avvenute cosa pensa?
Come Justin Trudeau, Hilary Clinton e Matteo Renzi, Emanuel Macron appartiene agli ambiti più affermati dell’estremo centro, che porta alla distruzione degli ecosistemi dal punto di vista delle eguaglianze sociali. Questo programma estremo presuppone che ci siano degli azionisti estremamente potenti, paradisi fiscali, e che i lavoratori abbiano sempre meno tutele dal punto di vista legislativo. I servizi pubblici perdono sempre più il senso di bene comune, e questo programma è sempre più duro per le popolazioni, e impiegato dall’alta finanzia e dalla grande industria. Si infiocchetta tutto questo discorso con delle belle parole, tentando di naturalizzare una posizione che dovrebbe essere discutibile. E’ sostenuto da un’oligarchia che controlla finanza, industria e media. Quando non si ha a che fare con questo ambito si viene intimiditi e stigmatizzati come irresponsabili, paranoici e populisti.

Lei compie un excursus tra esponenti “di sinistra ma” e “conservatori ma”.
In un regime di estremo centro si sopprime la differenza tra destra e sinistra a favore di un discorso considerato come l’unico possibile, che fa passare come scienza degli interessi. E tutto questo che ha a che fare con distinzioni politiche rientra nel feticismo. In molti paesi vi sono differenze sempre più lievi tra democristiani, social-liberali, gollisti sociali, e quel che cambia è il livello di violenza con cui lo stato manifesta lo stesso imperialismo politico negli stessi programmi, presentati come indispensabili e necessari. Ho voluto mostrare in particolare che dal punto di vista di avvicinamento verso un centro in realtà abusivo, questo è caratterizzato da una parte da una sinistra ma non solo di sinistra che arriva a compromessi con l’economia di mercato. Al tempo stesso abbiamo pensatori che sono onestamente a destra come Joseph Stieglitz o Christine Lagarde, e talvolta sono incapaci di non ammettere che il regime che sostengono è destinato a fallire e le crisi saranno sempre più difficili da gestire.