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28/05/2022
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42 anni fa l’assassinio di Walter Tobagi per mano delle Brigate rosse

Il 28 maggio 1980 Walter Tobagi, giornalista, scrittore e accademico, venne assassinato con 5 colpi di pistola in un attentato terroristico delle Brigate Rosse. I terroristi, facenti capo alla Brigata XXVIII marzo erano figli di famiglie borghesi di Milano e due di loro appartenevano all’ambiente giornalistico.

Tobagi iniziò a scrivere fin da giovane, quando, dopo il liceo, entrò all’Avanti! per poi spostarsi all’Avvenire. I suoi articoli spaziavano dai temi sociali, all’informazione, dalla politica ai movimenti sindacali. La sua prima inchiesta si occupò dei movimenti studenteschi milanesi e lo portò a pubblicare un libro nel 1970 intitolato Storia del movimento studentesco e dei marxisti-leninisti in Italia. Il suo impegno più grande riguardava le inchieste sul terrorismo, partendo dalla morte di Giangiacomo Feltrinelli, e si interessò alle iniziative militari delle Brigate Rosse. Nel 1972 entrò al Corriere della Sera e ne divenne inviato per il fronte del terrorismo, oltre che cronista politico. Analizzò il fenomeno in ogni forma, studiando il pentitismo e la clandestinità dei terroristi, sfatando luoghi comuni sui gruppi armati e sulle Brigate rosse.

Riguardo il terrorismo e i pentiti disse: “La sconfitta politica del terrorismo passa attraverso scelte coraggiose: è la famosa risaia da prosciugare, tenendo conto che i confini della risaia sono meglio definiti oggi che non tre mesi fa. E tenendo conto di un altro fattore decisivo: l’immagine delle Brigate rosse si è rovesciata, sono emerse falle e debolezze e forse non è azzardato pensare che tante confessioni nascono non dalla paura, quanto da dissensi interni, sull’organizzazione e sulla linea del partito armato”.

In occasione del venticinquesimo anniversario della morte, in Via Salaino, luogo dell’omicidio, è stata posta una targa in memoria di Tobagi, su richiesta dell’Associazione Lombarda Giornalisti, di cui era presidente, e dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia. Sopra la targa è riportato un passo di una lettera che scrisse alla moglie due anni prima di essere ucciso: “al lavoro affannoso di questi mesi va data una ragione, che io avverto molto forte: è la ragione di una persona che si sente intellettualmente onesta, libera e indipendente e cerca di capire perché si è arrivati a questo punto di lacerazione sociale, di disprezzo dei valori umani (…) per contribuire a quella ricerca ideologica che mi pare preliminare per qualsiasi mutamento, miglioramento nei comportamenti collettivi”.

Martina Marotta

Bibliografia e fonti varie:

Testimone scomodo. Walter Tobagi – Scritti scelti 1975-80, a cura di Aldo Forbice, Franco Angeli, Milano 1989.

Walter Tobagi – Associazione Vittime del Terrorismo, su vittimeterrorismo.it.