A che serve l’Europa?

A che serve l’Europa?

Premio letterario Raccontami una storia

Negli ultimi tempi sembra prevalere, tra i cittadini dell’Italia e di alcuni altri paesi del nostro continente, un giudizio negativo sulle politiche dell’Unione Europea. Sotto la spinta di movimenti politici euroscettici e demagogici si vanno diffondendo sentimenti fortemente ostili sia alle politiche di Bruxelles, sia all’egemonia che la Germania esercita sull’Europa. In realtà, non è cambiato molto rispetto agli ultimi decenni, ma la spinta di una crisi lunga e profonda e l’emergenza immigrazione, gestite con spocchia liberista che ha messo vieppiù in difficoltà i popoli meno fortunati, hanno aperto problemi seri, arrivando a mettere seriamente in discussione, appunto, la natura stessa della struttura governativa continentale.

L’Europa che avevano in mente alcuni dei padri fondatori, soprattutto italiani, non era quella nella quale siamo immersi: l’europeismo mazziniano e quello novecentesco degli Spinelli e dei Rossi aveva in mente una confederazione di stati (gli Stati Uniti d’Europa, sul modello degli Usa) che non avesse come riferimento solo i bilanci e le quotazioni dei titoli di borsa, ma che si ponesse come obiettivi principali il superamento delle guerre intestine e il miglioramento delle condizioni di vita dei popoli. C’era in essi una visione generosa, una prospettiva di superamento degli stati nazionali per creare una comunità più ampia e più avanzata socialmente.

Non possiamo negare che l’Unione Europea attuale non somiglia neanche lontanamente a quelle speranze; tuttavia non possiamo sottovalutare il cammino percorso, né pensare alla scorciatoia di un ritorno agli stati nazionali, anziché impegnarsi seriamente per cambiare ciò che non va e battersi perché ciò possa avvenire. Il nazionalismo e la demagogia di certe forze politiche che stanno avvelenando la lotta politica in alcuni paesi, nella prima metà del secolo XX, hanno provocato due guerre terribili in cui i popoli dell’Europa si sono massacrati a decine di milioni. Il fatto che negli ultimi settant’anni non ci siano state guerre, ma addirittura si siano aperte le frontiere (e sarebbe sbagliato tornare a chiuderle per la paura dei migranti) è certamente positivo e merita di essere valorizzato con responsabilità e realismo.

La battaglia politica da condurre è quella di andare avanti e non di tornare indietro, costruire non solo l’Europa della moneta unica e della banca centrale, ma impegnare gli stati a cedere sovranità in materia di ordine pubblico, di politica estera, di politica fiscale. Nel momento attuale stanno prevalendo politiche monetariste di stampo liberista, che rendono i ricchi più ricchi e i poveri più poveri: anche settori importanti del socialismo europeo, che pure ha grandi tradizioni, sembrano essere trascinate sulle posizioni dei conservatori sull’onda del “blairismo”.

È importante che il socialismo europeo si interroghi e ritrovi la propria tradizione di equità e di giustizia sociale per conquistare l’egemonia e contrastare le politiche dei liberisti: per far questo occorre uscire dagli egoismi nazionali e guardare con generosità all’interesse generale. E’ pura illusione la speranza che ciascuno possa salvarsi da solo, tornando nei confini di ciascuno stato: i danni sarebbero largamente superiori ai benefici.

Giuseppe Gregori