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Condotto da Diletta Leotta, “Day Off” racconta una giornata fuori dal campo di un protgonista della Serie A TIM. Il format consente allo spettatore di conoscere giocatori e allenatori sotto una luce più personale. Tra confidenze e racconti, hobby e passioni, il protagonista ha il divieto assoluto di parlare di calcio: quando trasgredisce, gli toccano le simpatiche ma spinose penitenze del barattolo di “Day Off”.

In questa nuova puntata di “Day Off” disponibile in esclusiva su DAZN da oggi lunedì 6 giugno, Diletta Leotta incontra Vincenzo Italiano e lo guida alla scoperta di una vera e propria “Firenze Experience”. L’allenatore della Fiorentina ed ex giocatore dell’Hellas Verona, infatti, non è uno che non si fa distrarre facilmente dal suo lavoro e dalla sua passione sfrenata per il calcio, e durante il suo primo anno nel capoluogo toscano è riuscito ad assaporare ben poco della magnificenza fiorentina. Far staccare la spina al mister è un’impresa quasi impossibile, ma tra un giro in decappottabile, uno sguardo al panorama mozzafiato di Piazzale Michelangelo e un picnic al suggestivo giardino delle rose, DAZN riesce nell’impresa, e il risultato è un racconto curioso e inaspettato dell’allenatore viola.

Di seguito alcuni dei virgolettati del nuovo episodio di DAZN “Day Off” con Vincenzo Italiano.

Firenze e la Viola

Per rilassarmi di solito non vado in giro a piedi, ma Firenze ti obbliga ad andare a scoprire tutti i suoi angoli più fantastici. E’ una città spettacolare. Ovunque vai c’è qualcosa da ammirare, da osservare e poi si mangia anche benissimo.

Piazzale Michelangelo è un posto speciale per me perché è dov’è cominciata la mia avventura a Firenze, abbiamo fatto la presentazione della squadra al ristorante la Loggia da cui si vede tutta la città, è un posto magico.

Sono abituato a vivere in città belle, Verona e Padova sono bellissime però Firenze è qualcosa di unico e incredibile. Rimango a bocca aperta quando vado in centro, non c’è un angolo dove non puoi ammirare la storia, l’arte e la bellezza.

Io ho sempre detto che la bellezza di Firenze merita una squadra coraggiosa, una squadra che proponga un calcio che possa far divertire la gente e che possa rispecchiare la bellezza di questa città. Secondo me siamo riusciti a far vedere qualcosa di bello ai nostri tifosi, siamo riusciti a risvegliare l’entusiasmo dei fiorentini.

La viola per i Fiorentini è una ragione di vita. A Firenze la gente è “malata” di questa squadra ed è bellissimo. Mi dicono spesso che continuano a nascere bambine chiamate “Viola” e l’umore della città dipende tutto dalle prestazioni della Fiorentina. E’ bello incontrare i tifosi per la strada perché abbiamo risvegliato questa squadra e la gente lo vede, ti fanno i complimenti, è una bella soddisfazione.

La vita oltre al calcio

Diletta Leotta: Cosa avresti fatto se non ci fosse stato il calcio nella tua vita?

Vincenzo Italiano: Non ho mai immaginato altro che il calcio. Ogni tanto ci penso e mi chiedo tra me e me “ma è possibile non avere nessun’altra passione a parte il calcio?”. Ogni tanto mi dedico alla pesca in apnea, perché è una tradizione dalle mie parti e quando lo faccio mi dimentico di tutto il resto. Però succede poche volte perché siamo sempre impegnatissimi.

La cucina mi piace molto, da buon siciliano mi piace mangiare bene anche se non sono bravo a cucinare. Ma ora che non sono più un calciatore, devo controllare ancora di più quello che mangio. A Stefano Pioli prima di una partita ho confessato che non mangio più i carboidrati perché per un periodo dopo aver smesso di giocare avevo preso qualche chilo di troppo.

Da giocatore ad allenatore

Ho fatto il centrocampista per tanti anni e in un certo senso già quel ruolo o quella zona del campo secondo me ti prepara per diventare allenatore. Piano piano questa vocazione è cresciuta dentro di me.

I giorni delle partite sono le giornate più difficili per me, già dalla mattina mi chiedo se funzionerà la formazione che metto in campo ed è una cosa che sai solo dopo che finisce la partita. E’ un ruolo molto complesso, devi metterci tutto te stesso e hai tante responsabilità ma per me è il lavoro migliore del mondo.

Per fare il mister devi metterci il cuore, è un principio cardine del mio lavoro. Noi viviamo per rendere orgogliosi i tifosi che sono attaccati ai loro colori.

Il suo rapporto con la sconfitta

Diletta Leotta: Qual è il tuo rapporto con la sconfitta? So che in tutti gli aspetti della vita detesti perdere, dal perdere le chiavi al perdere le sfide, è così?

Vincenzo Italiano: Quando ero ragazzino, nei campetti a Ribera dicevano “chi perde, esce”. Già da piccolo non mi piaceva questo concetto e me lo sono portato dietro fino ad ora. Ogni partita per me non è solo una “battaglia” contro l’avversario ma con il concetto stesso di perdere.

Quando vivi tante sconfitte, l’atmosfera nello spogliatoio cambia, l’entusiasmo e la concentrazione calano quindi bisogna evitare la sconfitta a tutti i costi. Quando vinci ci sono tanti sorrisi, tanta adrenalina e tante prestazioni importanti, bisogna mantenere la concentrazione e focalizzarsi su un solo obiettivo, quello di vincere.

I suoi punti di riferimento: Malesani e Commisso

Alberto Malesani è stato grande fonte d’ispirazione per la mia scelta di diventare mister. E’ stato importante sia in campo che fuori. Nel 2001 già proponeva un calcio all’avanguardia e  tanta della mia metodologia si basa su quello che mi ha insegnato a Verona.

Rocco Commisso è un Presidente molto attento, ama profondamente la Fiorentina ed è sempre presente. Segue tutto anche da lontano e il suo sostegno è molto importante per me.

Il Viola Park è un’idea del Presidente Commisso e secondo me sarà un centro sportivo che darà un grande senso di squadra a tutte le formazioni. Dalle giovanili, alla prima squadra fino alla femminili questo luogo diventerà una vera e propria casa della Viola. L’attaccamento alla maglia crescerà tantissimo e questo cambierà il futuro della Fiorentina.