brambilla cinghiale

“Nella contesa per il territorio troppo spesso prevalgono gli interessi delle categorie economiche e la tutela del nostro grande patrimonio naturale, a cominciare dagli animali selvatici, passa in secondo piano. In parole povere: quando l’uomo incontra l’animale selvatico, l’animale ha sempre la peggio. Sì alla tutela, no all’ecocidio”. Queste le parole dell’on. Michela Vittoria Brambilla (Fi), presidente della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente, in occasione della giornata mondiale della fauna selvatica indetta dalle Nazioni unite, che cade oggi.

Parla chiaro l’ultimo rapporto Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sulla biodiversità nel nostro Paese: sono in stato di conservazione sfavorevole, nonostante decenni di tutela nominale, l’89% degli habitat terrestri, il 54% delle specie vegetali e il 53% di quelle animali. Per non parlare degli habitat marini, di cui sappiamo meno. “L’antropizzazione, il consumo di suolo (non solo per infrastrutture e abitazioni, ma anche per allevamenti intensivi), gli incendi (favoriti da siccità e cambiamento climatico), la caccia e il bracconaggio – sottolinea l’on. Brambilla – minacciano il patrimonio dell’Italia che è, e non vorremmo dover dire “era”, tra i Paesi europei con maggior ricchezza di specie e habitat. Nonostante ciò le istituzioni, invece di impegnarsi in seri programmi di tutela, consentono e addirittura alimentano una guerra assurda contro gli animali selvatici, a vantaggio di categorie economiche controinteressate, ivi compresa l’ipertrofica lobby venatoria. Se qualcuno vandalizzasse sistematicamente i capolavori dell’arte italiana custoditi nei musei, come reagiremmo? Lo stesso vale per il patrimonio naturale, che la Costituzione mette finalmente sullo stesso piano del patrimonio storico e artistico. La scomparsa di un habitat con tutto il suo carico di vita magari consente a qualcuno di prosperare, ma rende tutti noi infinitamente poveri”.

“Il termine “ecocidio” – conclude l’ex ministro – non è un’esagerazione, ma ben descrive ciò che accade agli animali selvatici nei nostri boschi e nelle nostre campagne e che, finora, si è voluto minimizzare o addirittura passare sotto silenzio”.