Partigiani e fame

La distruzione di Striglianella e la strage di Porciglia

Premio letterario Raccontami una storia

Verso il settantunesimo anniversario della Liberazione di Prato.

Il 4 agosto, due giorni dopo un duro combattimento, i tedeschi fanno saltare il paese di Striglianella con le mine e poi lo incendiano, dopo aver scatenato un rastrellamento imponente contro i partigiani, che avevano ucciso un maresciallo e un numero imprecisato di soldati tedeschi. Non avendo catturato alcun ribelle, i tedeschi infieriscono sulla popolazione, uccidendo cinque persone: Leonardo Torracchi, Primo Lucchesi, Andrea Otello Mariotti, suo figlio Walter e Amedeo Menicacci.
Dopo le vicende di Striglianella nella zona si era fatta terra bruciata; è vero che la Buricchi non aveva subito grossi danni, ma il suo campo era stato lambito dalle bombe di mortaio e un gruppo consistente di partigiani, forse una settantina, aveva consegnato le armi e si era allontanato. Per misura prudenziale la formazione fu trasferita temporaneamente altrove e, forse anche per porre rimedio alla crisi, si decise di richiamare Carlo Ferri (che si era nuovamente rifugiato in casa Vangi a Popigliano e giunse ai Faggi il 10 agosto), nominandolo commissario politico; inoltre il comando della formazione fu assegnato ad Armando Bardazzi, l’uomo che si era distinto, per coraggio e temperamento nelle azioni più rischiose.
La guerriglia si frantumò in una serie di scontri di pattuglie, per esempio a Castiglioncello il 20 agosto, o in atti di sabotaggio, come la distruzione del Pontenuovo in Valmarina, ad opera della squadra dello Stefanacci, nella quale era presente anche Bruno Fattori. Il 3 settembre, un gruppo di partigiani fece esplodere un magazzino di munizioni ed esplosivi tedeschi, a Castello di Cantagallo. Ci furono, da parte dei tedeschi, azioni di rappresaglia, come l’uccisione del contadino Leone Mengoni, che pagò la determinazione a non svelare il nascondiglio dei partigiani (Schignano, 11 agosto).
Un’altra rappresaglia fu quella consumata in località Porciglia, a seguito dell’uccisione (il 27 agosto) d’un soldato tedesco da parte di Domenico Bandini, che costò la vita al contadino Domizio Fuligni (o Foligni), oltre all’incendio della cascina.
Andò così: il Bandini (Menghino) era a guardia di una capanna dove era nascosto materiale requisito alla mesticheria di Vaiano, con lui c’era Lilo Cintelli; due soldati tedeschi erano passati da Porciglia e avevano chiesto qual era la strada più veloce per raggiungere il loro comando, gli abitanti ignari avevano indicato un viottolo che passava accanto alla capanna dov’era custodito il materiale, così, quando Menghino vide i tedeschi, sparò, uccidendo uno dei due soldati, mentre Cintelli fuggì. Riuscì a fuggire anche uno dei due soldati e a dare l’allarme: a questo punto i tedeschi tornarono in forze, uccisero il Fuligni che incontrarono per strada e dettero fuoco alla casa di Porciglia.

Giuseppe Gregori