Manila

La sfida al coronavirus porta, tra drammi e grandi contraddizioni, anche amicizie inaspettate o sopite, per non dire prima scartate a priori. Pare esserne certo Giorgio Guglielmino, ambasciatore italiano nelle Filippine, che ha nelle ultime ore buttato lo sguardo fuori dalla zona di stretta competenza. Il massimo rappresentante della diplomazia italiana a Manila, infatti, è intervenuto sulle pagine online di un importante quotidiano filippino, The Philippine Star, con un intervento nel quale sottolinea la collaborazione tra Italia e Cina e, soprattutto, l’amicizia ri-trovata tra italiani e cinesi a Prato.

L’ambasciatore ha posto l’accento anche sugli aiuti che l’Albania ha fornito all’Italia, così come a un insieme di vecchi e nuovi rapporti che vanno rinsaldandosi.

«Prima di tutto, c’è stato un riavvicinamento generale e profondo non solo tra Cina e Italia ma – un aspetto ancora più significativo – tra il popolo cinese e il popolo italiano», ha scritto l’ambasciatore.
«La Cina ha fornito forniture mediche e ha inviato i suoi medici in Italia per aiutare la difficile lotta negli ospedali per salvare quante più persone possibile. Ma ciò che ha colpito tutti è stato vedere la comunità cinese di Prato (una città vicino a Firenze dove la presenza cinese è particolarmente numerosa) fare shopping nei supermercati e consegnare merci agli anziani italiani che avevano difficoltà a lasciare la propria casa. Gli italiani hanno ringraziato suonando l’inno nazionale cinese dai balconi delle loro case», ha ricostruito, in base alle informazioni che lo hanno raggiunto nelle Filippine, l’ambasciatore.

Amicizia, solidarietà e uno sguardo oltre. «Vorrei che la tragedia del coronavirus potesse portare alla consapevolezza che le azioni possono essere fatte anche semplicemente perché sembrano giuste e corrette. Le compagnie di navigazione italiane in questi giorni stanno rimpatriando a loro spese e con il sostegno dell’ambasciata italiana a Manila centinaia e centinaia di marinai filippini che sono stati imbarcati sulle loro navi da crociera. Le aziende italiane lo fanno perché sembra giusto portarli a casa senza che i marinai spendano un solo peso. Mi piace questo atteggiamento e mi rende orgoglioso di essere italiano», ha concluso.