Le cattive notizie e la rassegnazione

Premio letterario Raccontami una storia

La stampa cittadina (Il Tirreno, 25 agosto 2015) ha riportato una notizia non inattesa, ma certamente preoccupante per Prato: secondo uno studio del Sole 24 Ore, nel periodo 2008-2013, il reddito è calato del 6,07% e la nostra città divide con Olbia (-6,67%) il record di aver abbattuto in discesa il muro del 6%. Ho aspettato un paio di giorni per vedere se una tale notizia facesse registrare qualche commento, ma opposizione e maggioranza parlano d’altro.

In particolare, un noto esponente della minoranza, lanciato da tempo nell’olimpo nazionale del suo schieramento, ha girato televisioni e giornali per denunciare la presenza degli stranieri a Prato, per accusare la maggioranza di non far nulla e per aizzare, al solito, la guerra tra poveri e disgraziati, che sembra essere diventato lo sport preferito dell’Italia, dopo le chiacchiere sul football.
Del resto, il centrodestra ha vinto una sola volta e lo ha fatto grazie alle divisioni dello schieramento avverso e a una campagna demagogica e razzista sugli stranieri, in particolare cinesi. Poi si sono visti i risultati di cinque anni di mala amministrazione, di proclami e di effetti speciali (dagli elicotteri ai militari in assetto di guerra): i cinesi sono aumentati e la città, nella graduatoria nazionale per la sicurezza, è passata dal centro classifica alla zona retrocessione. Tuttavia, questo è un tempo in cui ognuno è tenuto a non rispondere a tutti gli altri su qualsiasi argomento.

Si capisce meno il comportamento della maggioranza che, magari a fatica, dovrebbe avere nel proprio back round una tradizione di attenzione ai fatti economici, di ricerca di soluzioni utili e di battaglie politiche a sostegno delle istanze di sviluppo della città. Tanto più che, da qualche mese, l’assessore regionale allo sviluppo economico è espressione di Prato.

E’ vero che la situazione internazionale non è favorevole, che il calo della borsa cinese rischia di provocare ulteriori danni (come ha rilevato il presidente dell’Uip Andrea Cavicchi), che l’Europa non capisce che bisogna aiutare la ripresa come stanno facendo gli Usa di Obama e perfino il lontano Giappone, è tutto vero … ma un antico proverbio dice: “Aiutati che Dio t’aiuta”.

Non c’è proprio niente da fare, in loco, per creare alternative al degrado e alla rassegnazione? Consigliamo di studiare come il sindaco Giovannini, negli anni 1949-53 abbia rotto i santissimi a tutto il mondo politico locale e nazionale per costruire le condizioni di una ripresa che, alla fine, arrivò. Bisogna chiedere soldi (non poliziotti e soldati) per fare le infrastrutture che mancano, bisogna mettere mano all’assetto urbanistico del centro storico (che fine ha fatto il vecchio ospedale?), bisogna chiedere misure legislative che taglino le unghie alla speculazione e attirino nelle aree disponibili (macrolotto 2) attività economiche che diano lavoro. L’articolo 42 della Costituzione recita al secondo capoverso: “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”. Non è il Capitale di Carlo Marx, è la Costituzione repubblicana del 1948, sulla quale giurano capi di governo, ministri e sottosegretari.

Giuseppe Gregori