L’estate infinita? Il libro più consigliato dagli amici

Premio letterario Raccontami una storia

Dal romanzo L’estate infinita di Edoardo Nesi, verrà tratta una serie tv. Di certo, la guarderemo; apprezzammo molto il libro, secondo noi tra i più riusciti dell’autore. Un amico e cliente, o cliente e amico, fate voi, me lo consigliò qualche tempo dopo la sua uscita.
Suo zio aveva una tessitura di 25-30 telai e l’amico-cliente entrò a lavorarci appena finite le superiori. Aveva 22 anni poco più quando lo zio morì. Lui si prese sulle spalle tutta la baracca che è ancora in piedi, nonostante tutte le difficoltà passate e quelle del presente Lui adesso è un vecchiaccio come me, oddio poco più giovane e gran lettore di narrativa.

Mi chiese, l’hai letto l’ultimo romanzo di Edoardo Nesi, che io è da poco l’ho letto? L’avevo tenuto un po’ in seconda fila e avevo fatto malissimo, colpa della copertina tremenda con gl’ombrelloni. «Dicevo, o Nesi! Che mi prendi per il culo! Mica leggo sulla spiaggia! Io ci vado una volta l’anno e al guinzaglio di mia moglie sulla spiaggia. Te la fo breve, ho cominciato a leggerlo questo romanzo: non mi sono più staccato».

«C’è il personaggio de L’età dell’oro, i’ Barrocciai, che è un personaggione, ma qui è ancora più bello che nell’altro romanzo, perché qui è giovane! Ha 30 anni e tutta la vita davanti – mi disse l’amico-cliente – E la cosa ancora più bella è che puoi vedere il mondo come lo guardavano allora i nostri genitori, quelli nati qui e quelli venuti da fuori, che trovavano il lavoro e una stanza per dormirci in quattro cinque. Quelli che sognavano di comprarsi la Fiat 128 e riuscivano ad aprire delle ditte loro mentre avanzatempo si costruivano la casa abusiva. Lavoravano sì come bestie, perché questa città, di cui la nostra classe governante e rigovernante ha svenduto il culo al peggior offerente, ecco questa nostra città mica era stata costruita su chissà quale cassa del mezzogiorno, ma col lavoro il sudore la fatica dei nostri nonni e dei nostri padri, pratesi e non pratesi, che lavoravano giorno e notte, più dei cinesi oggi. Allora i pratesi eran più cinesi dei cinesi e, nonostante faticassero come bestie eran sempre contenti. Il mondo davanti a loro era zeppo d’opportunità, sempre scherzosi, mica come noi oggi».

  • Edoardo Nesi, L’estate infinita, Bompiani, 2015.

Lorenzo Mercatanti