La magia delle grotte in 15 foto dal raduno di speleologia in Sardegna

Premio letterario Raccontami una storia

1.300 speleologi provenienti da Europa, Stati Uniti, Messico, Venezuela e Cina si sono riuniti in Sardegna per il Raduno internazionale di speleologia patrocinato dalla Società speleologica iItaliana (Ssi).
Di seguito, alcune immagini e alcune notizie sul raduno di speleologia che si è concluso oggi.

Impronte era il tema e il nome del raduno di speleologia 2019, che è stato organizzato dal Comune di Urzulei in collaborazione con l’associazione Icnussa e il contributo della Regione Sardegna. Esperti del settore provenienti da tutto il mondo si sono riuniti per una quattro giorni di conferenze, mostre fotografiche a tema, laboratori didattici, esplorazioni guidate in grotta, e infine eventi e musica tipici della cultura sarda. Ospite d’onore di questa edizione, Rick Stanton, lo speleosub britannico che insieme ai suoi colleghi del British Cave Rescue Council ha salvato i 13 ragazzi che l’estate scorsa sono rimasti intrappolati nella grotta Tham Luang in Thailandia per oltre due settimane.
Nel suo intervento Stanton ha illustrato agli speleologi tutte le fasi di progettazione e realizzazione di un’operazione senza precedenti che in tutto il mondo è stata definita un miracolo ma che «in realtà è stata frutto della combinazione di coraggio, eccezionale pianificazione, competenza e collaborazione con tutte le forze in campo. Ci siamo trovati di fronte ad un evento senza precedenti, una cosa mai accaduta prima, quindi in quel momento ci siamo dovuti letteralmente reinventare il manuale operativo delle procedure di soccorso».

Il raduno è stata anche l’occasione per sottolineare il ruolo che la speleologia gioca nella tutela dell’ambiente, diverse sono state le iniziative organizzate in tal senso, da Puliamo il Buio di 24 ore, in cui gli speleologi si sono impegnati a ripulire dai rifiuti alcune cavità dei dintorni, fino al seminario teorico-pratico Cave Conservation, tenuto da Val Hildreth-Werker e Jim C. Werker, direttori della divisione di conservazione della National speleological society americana, che sono volati in Sardegna per insegnare metodi e protocolli volti a minimizzare o correggere l’impatto umano in grotta e le tecniche per cancellare e mitigare i graffiti contemporanei. «Siamo molto felici che questi due esperti di fama internazionale abbiano accettato il nostro invito, e che gli organizzatori di questo bellissimo raduno abbiano voluto dare un segnale concreto inserendo nel programma una giornata dedicata alla nostra annuale iniziativa di pulizia delle grotte, un tema molto sentito qui in Sardegna e al quale la Ssi, in quanto associazione di tutela ambientale, è particolarmente legata – ha spiegato Vincenzo Martimucci, presidente della Società Speleologica Italiana – Non bisogna dimenticare che la speleologia non è solo esplorazione e divertimento, gli speleologi possono essere molto utili alla scienza, non solo perché arrivano là dove i ricercatori non possono arrivare, ma perché possono contribuire al monitoraggio e alla tutela delle grotte, azioni importantissime visto che per questi ambienti carsici passa e dimora una risorsa che sarà fondamentale per il nostro futuro: l’acqua».

Un’occasione eccezionale di contaminazione positiva di culture e saperi, con il prezioso coinvolgimento della popolazione locale: «gli abitanti di Urzulei sono stati ben felici di aprire le loro case e il paese a speleologi e ricercatori provenienti da ogni parte del globo e hanno partecipato attivamente alla riuscita di questo evento che è stato motivo di confronto e crescita per tutti, soprattutto nell’ambito della tutela, salvaguardia e protezione del mondo sotterraneo e sommerso, che qui in Sardegna costituisce un patrimonio inestimabile – ha chiosato Ida Cabras, geologa e presidente dell’associazione Icnussa – Il filo conduttore che abbiamo scelto quest’anno è ‘Impronte’ proprio per questa ragione, perché tutte le tracce, anche le più piccole, lasciano un segno nel mondo, e dobbiamo avere cura di scegliere quale segno lasciare e come lasciarlo ed essere consapevoli di quando, eticamente, è più opportuno non lasciarne affatto».