La nuova iniziativa di Prato Scomparsa è un hashtag, #acolourstory_prato, a dimostrazione che la celebre realtà pratese dedicata al passato iconografico della città toscana, sa anche proiettarsi nel futuro. È Daniele Nuti, creatore e promotore di Prato Scomparsa, a spiegare in dettaglio il progetto. Progetto che nasce da un’idea che chiama a raccolta chiunque ami la città, le fotografie che ne scandiscono la storia, la tecnologia.

«Sono stato contattato da una giovane e talentuosa ragazza, la graphic designer Nicole Giuliattini, che mi ha parlato di un’idea che poteva coinvolgere le foto della città – dice Daniele Nuti – Si tratta della cosiddetta colourisation, che non è tanto una semplice resa a colori delle vecchie immagini, quanto una nuova tendenza digitale di riscoperta del passato, popolare in tutto il mondo». Prato Scomparsa ha deciso di farsi ancora una volta pioniera, dopo aver offerto alla città se stessa, intesa come intero progetto e presenza sul web, una rivoluzionaria App gratuita.

#acolourstory_prato è dunque l’hashtag che «accompagnerà sia una vera e propria rubrica per quanto riguarda la pagina Facebook, che la dimensione di Instagram, collocazione perfetta per l’iniziativa – continua Daniele Nuti – dove gli utenti potranno vedere davanti ai propri occhi immagini che ripulite dalla patina del tempo e rese vive da reali colori, sembreranno spaccati di vita odierni».

Accanto a Daniele Nuti, la co-ideatrice di questo nuovo progetto e colorizzatrice delle foto, è Nicole Giuliattini. E ci porta subito a scoprire questa nuova arte.

«La digital photo colourisation, o colorizzazione fotografica, è l’incarnazione moderna di un’arte antica quasi quanto l’arte fotografica stessa. Le prime immagini fotografiche tinte a mano prevedevano l’applicazione di polveri colorate, fissate sull’immagine grazie al calore – spiega Nicole Giuliattini – Il colore è sempre stata un’ossessione per i fotografi, in quanto sinonimo di maggiore realismo apportato all’immagine. Questa ricerca di antiche origini è riconducibile al fatto che viviamo in un mondo che è sempre stato a colori ed è proprio in questi che meglio ci riconosciamo. Dagli inizi degli anni ’70 la colorizzazione è evoluta fino a diventare un processo digitale. Grazie agli avanzamenti tecnologici fu possibile colorizzare alcune immagini ottenute dal programma Apollo, allo scopo di creare una presentazione televisiva a colori per la Nasa.


..poter guardare il passato così come lo vedeva chi lo ha vissuto e non doverlo più immaginare attraverso la sua patina bianca e nera

«Oggi utilizziamo software come Adobe Photoshop. Attraverso questa arte, il colore assume il ruolo fondamentale di comunicare con le nostre emozioni e di far scattare quell’empatia in grado di far viaggiare nel tempo l’osservatore – prosegue Nicole Giuliattini –
Concettualmente si dovrebbe aspirare alla colorizzazione fotografica di documenti storici come a un processo sottrattivo più che additivo, dove non è il colore a essere aggiunto, ma è la patina del bianco e nero ad essere rimossa. Un documento fotografico storico è potente testimone del nostro passato già di per sé, senza bisogno di interventi nè potenziamenti ed è così che dev’essere rispettato. Il colore interviene come veicolo magico, offrendoci una possibilità: poter guardare il passato così come lo vedeva chi lo ha vissuto e non doverlo più immaginare attraverso la sua patina bianca e nera – conclude – Attraverso questo processo, ogni muro di austerità attribuita al passato cade, avvicinandoci alla nostra storia e commuovendoci scoprendolo così familiare».

Daniele Nuti riprende, infine, per chiarire le ragioni dell’iniziativa. L’intento è così ben chiaro. Prima di tutto, c’è «il fine di restituire alla città una visione inedita e particolare di frammenti del passato, per i quali attingeremo solo ed esclusivamente da materiale inviato dagli utenti e seguaci di Prato Scomparsa, senza scomodare archivi noti». «Come secondo punto c’è quello di affinare l’utilizzo delle realtà Facebook e soprattutto Instagram coinvolgendo trasversalmente un pubblico eterogeneo per età, cercando dunque anche di fare breccia negli utenti più giovani, oltre che ai veterani, già numerosi – spiega ancora Nuti – Infine, secondo quella che sarà la risposta del pubblico, e l’interesse degli addetti ai lavori, se ne potrebbe ricavare, perché no, anche una classica mostra fotografica, è un’ipotesi possibile».

La nuova rubrica consisterà di un album dedicato, sulla pagina Facebook di Prato Scomparsa, dove a cadenza da definire compariranno queste foto, e dalle relative immagini con un apposito riconoscimento sulla pagina Instagram.

https://www.youtube.com/watch?v=rDKmLLNn-ig