L’11 ottobre 1962 si apre il Concilio Vaticano II, ultimo concilio ecumenico della Chiesa Cattolica, il quale fu uno spartiacque nel rapporto tra essa e il mondo.

Fin dalla sospensione del Concilio Vaticano I, interrotto nel 1870 a causa della presa di Roma, l’orientamento generale delle gerarchie ecclesiastiche era di riprenderne le sessioni per completare i lavori lasciati in sospeso. Nell’enciclica Ubi Arcano Dei Consilio del 1922 papa Pio XI aveva manifestato il proposito di riprendere il Vaticano I, e, a questo scopo, aveva inviato a cardinali e vescovi una lettera chiedendo il loro parere sulla ripresa dell’assise. L’iniziativa, tuttavia, sfumò a causa della vastità del dibattito e della questione romana ancora aperta. Anche Pio XII nel 1948 aveva valutato la possibilità di riprendere le sessioni del concilio o di indirne uno nuovo, affidando la questione al Sant’Uffizio, ma poi rinunciò temendo che l’assise conciliare avrebbe potuto favorire tendenze dottrinali e teologiche innovatrici.

Apertura del Concilio Vaticano II

L’annuncio ufficiale dell’indizione di un concilio venne dato da papa Giovanni XXIII il 25 gennaio 1959, a soli tre mesi dalla sua elezione al soglio pontificio.

Il Concilio fu dunque aperto ufficialmente l’11 ottobre 1962 da papa Giovanni XXIII all’interno della basilica di San Pietro in Vaticano con cerimonia solenne. In tale occasione pronunciò il celebre discorso Gaudet Mater Ecclesia (Gioisce la Madre Chiesa) nel quale indicò quale fosse lo scopo principale del concilio:

«[…] occorre che questa dottrina certa ed immutabile, alla quale si deve prestare un assenso fedele, sia approfondita ed esposta secondo quanto è richiesto dai nostri tempi. Altro è infatti il deposito della Fede, cioè le verità che sono contenute nella nostra veneranda dottrina, altro è il modo con il quale esse sono annunziate, sempre però nello stesso senso e nella stessa accezione.»

Fu un vero e proprio Concilio “ecumenico”: raccolse quasi 2500 fra cardinali, patriarchi e vescovi cattolici da tutto il mondo.

Fu la prima vera occasione per conoscere realtà ecclesiali fino a quel momento rimaste ai margini della Chiesa. Infatti nel corso dell’ultimo secolo la Chiesa cattolica da eurocentrica si era andata caratterizzando sempre più come una Chiesa universale, soprattutto grazie alle attività missionarie avviate durante il pontificato di Pio XI. La diversità non era più rappresentata dalle sole Chiese cattoliche di rito orientale, ma anche dalle Chiese latino-americane e africane, che chiedevano maggiore considerazione per la loro “diversità”. Non solo: al Concilio parteciparono per la prima volta, in qualità di osservatori, anche esponenti delle altre confessioni cristiane diverse da quella cattolica, come ad esempio quelle ortodosse e protestanti.

Consacrazione di un altare versus populum (rivolto verso il popolo), una delle
conseguenze delle riforme del Concilio

La morte di papa Giovanni XXIII avvenuta il 3 giugno del 1963 spinse molti, vista la ritrosia di alcuni vescovi conservatori nel continuare le discussioni, a ritenere opportuno di sospenderne i lavori. Questa ipotesi venne meno con la rapida elezione al soglio pontificio dell’arcivescovo di Milano, Giovanni Battista Montini (papa Paolo VI), il quale era un fermo sostenitore del Concilio.

Dopo quattro sessioni di lavoro il concilio venne chiuso l’8 dicembre 1965.

Il Concilio affrontò varie tematiche:

  • – La Bibbia. Nella Costituzione Dei Verbum sulla «divina rivelazione» si ricollocò al centro della vita della Chiesa e dei singoli cristiani la Bibbia, che all’epoca del Concilio di Trento, per reagire alla diffusione del testo in lingua volgare promosso dalla Riforma protestante, era stata vincolata al testo latino e dunque di fatto riservata al clero e a quelle persone la cui istruzione permetteva loro di comprendere la lingua latina. Si incoraggiarono quindi la ricerca scientifica sui testi originali (già avviata nella prima metà del secolo anche grazie all’enciclica Divino Afflante Spiritu di Pio XII), le traduzioni in lingue vive, anche secondo il parlato corrente, e la pratica della Lectio Divina.
  • – La Chiesa. Tra tutti i documenti conciliari, il più importante fu la costituzione dogmatica Lumen Gentium, sulla Chiesa e la sua natura e organizzazione, definita da Paolo VI la «magna charta» del Vaticano II. La Chiesa venne innanzitutto definita come sacramento di Cristo, «segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» e suo «corpo mistico», «popolo di Dio». Si ribadì la struttura tripartita della Chiesa, che ricalcava tre caratteristiche cristologiche: il sacerdozio, la profezia, la regalità. Il sacerdozio fu visto proprio prevalentemente dei presbiteri, la profezia dei religiosi, la regalità dei laici. Ciò nonostante ogni componente della Chiesa doveva vivere, in quanto battezzato, tutte e tre le dimensioni cristologiche. Si parlò, infatti, di “sacerdozio comune dei fedeli
  • – La Liturgia. La costituzione Sacrosanctum Concilium, riguardante la «Sacra liturgia» e le celebrazioni, pur non riguardante solo la materia liturgica, ebbe un’amplissima eco, visto il principio fondante della partecipazione dei fedeli e il conseguente riconoscimento delle lingue “volgari” (parlate dal popolo) come “adatte” per la celebrazione dei Sacramenti, primo fra tutti la Messa, e per la Liturgia delle Ore. Il latino rimaneva la lingua ufficiale della Chiesa e di tutte le sue liturgie, ma alcune parti della liturgia (letture e acclamazioni) si sarebbero potute pronunciare nelle varie lingue vernacole. In sede di attuazione, la riforma liturgica sarebbe arrivata alla generalizzazione dell’uso della lingua nazionale nella Messa e negli altri Sacramenti.
  • L’ecumenismo e la libertà religiosa. Il decreto Unitatis Redintegratio sull’unità delle confessioni cristiane e la dichiarazione Nostra Aetate sulle religioni non cristiane portarono il riconoscimento della presenza di elementi comuni nelle altre Chiese cristiane e nelle altre confessioni religiose, rispettivamente. Si ribadì che Cristo era la Verità e l’unica Via per giungere al Padre, ma si riconobbe il ruolo delle altre realtà religiose nel contribuire all’elevazione morale del genere umano. In particolare, la Nostra Aetate contiene il ripudio dell’antisemitismo teologico. Con la dichiarazione Dignitatis Humanae inoltre la Chiesa cattolica accettò e fece proprio il principio della libertà religiosa, cioè che all’uomo deve essere garantita la libertà di credere (rifiutando quindi l’ateismo di stato) e allo stesso tempo la fede non deve essere imposta con la forza.

Negli anni immediatamente successivi al Concilio, papa Paolo VI e i suoi successori dovettero fare i conti con una profonda emorragia di sacerdoti e religiosi che interpretarono l’attenzione al mondo in maniera diversa dall’effettiva dottrina cattolica. Prese forza il movimento dei “preti operai“, già attivo dal secondo dopoguerra in Francia, ma che dopo il Concilio trovò nuovo vigore grazie anche all’approvazione da parte dello stesso Paolo VI di tale pratica, precedentemente ritenuta illegittima da Pio XII e Giovanni XXIII. Nacquero le “Comunità cristiane di base” le quali, soprattutto in Sudamerica, testimoniando la vitalità delle Chiese locali assunsero una dimensione assai rilevante che dura ancora oggi. Sempre in America Latina, molti teologi seguaci della teologia della liberazione abbracciarono la lotta marxista. Da parte opposta, monsignor Marcel Lefebvre rifiutò invece la riforma della liturgia e altri pronunciamenti di “apertura” del concilio, tra cui quelli sull’ecumenismo, ponendosi di fatto in una situazione di rottura con la Chiesa di Roma, fino alla costituzione di una gerarchia episcopale e sacerdotale non approvata dal papa.

La questione della corretta interpretazione del Vaticano II è stata così affrontata a lungo da storici e teologi, facendo emergere due “ermeneutiche” prevalenti: l’ermeneutica della continuità, secondo la quale il Concilio va interpretato alla luce del magistero della Chiesa precedente e successivo al Concilio e l’ermeneutica della discontinuità, che attribuisce al Concilio un valore in quanto evento cruciale, di rottura con il depositum Fidei tradizionale. La prima linea interpretativa è stata sostenuta da tutti i papi da Paolo VI in avanti e specialmente da papa Benedetto XVI; la seconda linea interpretativa è seguita dai cosiddetti progressisti della “scuola di Bologna” e, all’altro estremo, dai tradizionalisti, ovviamente con valutazioni opposte sul valore del Concilio.

Immagine d’apertura: La basilica di San Pietro durante il Concilio Vaticano II

Bibliografia e fonti varie

  • Giuseppe Alberigo (diretta da), Alberto Melloni (a cura di): Storia del Concilio Vaticano II, Peeters/Il Mulino, Bologna, 1995-2001, 5 voll.
  • Giuseppe AlberigoBreve storia del Concilio Vaticano II, Il Mulino, Bologna 2005
  • Agostino MarchettoIl Concilio ecumenico Vaticano II. Contrappunto per la sua storia, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2005
  • Michael BredeckDas Zweite Vatikanum als Konzil des Aggiornamento. Zur hermeneutischen Grundlegung einer theologischen Konzilsinterpretation (Paderborner theologische Studien, 48), Paderborn: Ferdinand Schöningh 2007 (ISBN 978-3-506-76317-4)
  • Ralf van BührenKunst und Kirche im 20. Jahrhundert. Die Rezeption des Zweiten Vatikanischen Konzils (Konziliengeschichte, Reihe B: Untersuchungen), Paderborn: Ferdinand Schöningh 2008 (ISBN 978-3-506-76388-4)
  • Bartolomeo SorgeLa traversata. La Chiesa dal Concilio Vaticano II a oggi, Mondadori, Milano, 2010
  • Roberto de MatteiIl Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, Lindau, Torino, 2010
  • Brunero GherardiniConcilio Vaticano II. Il discorso mancato, Lindau, Torino, 2011
  • Brunero Gherardini: A domanda risponde. In dialogo con Karl Barth sulle sue “Domande a Roma” , Frigento: Casa Mariana Editrice, 2011 (ISBN 978-88-905611-1-5). Una ragionata risposta alle domande sul Concilio Vaticano II poste da Karl Barth nel 1967 nel suo “Ad limina apostolorum.”
  • Stefano Manelli e Padre Serafino Maria Lanzetta (a cura di), Concilio Vaticano II, un concilio pastorale. Analisi storico-filosofico-teologica, Frigento: Casa Mariana Editrice, 2011 (ISBN 978-88-905611-2-2). Con saggi di Roberto De Mattei, Brunero Gherardini, Florian Kolfhaus, Padre Serafino Maria Lanzetta, Rosario Sammarco, Athanasius Schneider.
  • Mauro VelatiDialogo e rinnovamento. Verbali e testi del segretariato per l’unità dei cristiani nella preparazione del concilio Vaticano II (1960-1962), Il Mulino, Bologna, 2011
  • John O’Malley SJ, What happened at Vatican 2, Belknap Press of Harvard University Press, 2008. Traduzione italiana: Che cosa è successo nel Concilio Vaticano II, Vita e Pensiero, Milano, 2010
  • Lucio Coco, I grandi temi del Concilio Vaticano II, Città del Vaticano, Libreria editrice vaticana, 2012
  • Brunero Gherardini, Il Vaticano II. Alle radici d’un equivoco, Torino: Lindau, 2012. Un primo avvio del ‘discorso mancato’.