Situazione disperata, tra un’orgia e qualche spia

Premio letterario Raccontami una storia

Verso il 71° anniversario della liberazione. Situazione disperata, tra un’orgia con prostitute e un bivacco con le spie. Successe a Prato. Storie di guerra e di Liberazione, come ci riferisce Giuseppe Gregori.

Alla data del 18 luglio, su richiesta proveniente da Firenze, un ampio resoconto fa il punto sulla Resistenza nel Pratese. Intanto definisce i confini della zona di competenza, che risulta così delimitata: a nord dal confine con la provincia di Bologna, a est dai monti della Calvana fino al Monte Morello escluso, a sud da Calenzano, Capalle e dalla strada nazionale Firenze-Pistoia, a ovest dal confine con la provincia di Pistoia. Il Comitato Militare (CM) era così composto: comandante, Nicolai o Niccolai (Mario Martini, ancora assente), commissario politico, Beppe (Loris Cantini), capo militare degli azionisti, Sertorio (Giovambattista Salinari), dei comunisti, Baldo (Tebaldo Cambi) e Gigi (Raimondo Fiaschi), dei socialisti, Giunchiglia (Guido Giunti). Ciascuno dei capi militari aveva responsabilità di una zona, di un certo numero di uomini, di armi e di munizioni: non è provato quanto le cifre elencate rispondessero al vero e come fossero state messe assieme; tuttavia il tutto rende un’idea di quella fase dell’organizzazione.
Dal Martini fu elaborato un piano di occupazione della città che prevedeva di assumere il controllo della stazione ferroviaria, della centrale delle poste e dei telegrafi e dei telefoni, dell’officina del gas, della centrale elettrica, della Fortezza e della caserma dei Carabinieri, oltre al Comune e i principali stabilimenti e al controllo delle principali vie d’accesso alla città. Nel clima di assenza di autorità civili che si verificò, il CLN dovette occuparsi della questione annonaria e persino di provvedere al vettovagliamento del carcere mandamentale.
La situazione di Prato, in quelle settimane d’estate, era veramente disperata: i nazifascisti, prossimi alla ritirata, avevano depredato tutto quanto avevano potuto, le autorità locali erano completamente assenti: infatti il famigerato Tomaso Fracassini si era allontanato su un camion tedesco fin dal 28 giugno (nell’ambito di un piano messo a punto per proteggere i gerarchi fascisti più compromessi) e l’8 luglio era stato sostituito da un commissario di pubblica sicurezza, Rosario Ardizzone, che fu definito da Paolo Vezzi “pazzo criminale”. I tedeschi, avevano l’ordine di distruggere tutto quanto era possibile, ritirarsi in periferia con piccoli presidi e tenere sgombra una via di fuga, ritardando il più possibile l’avanzata degli alleati. Per intercettare e razziare ciò che restava di merci e generi alimentari arrivò il tenente Druaier, che si installò nel palazzo comunale e, tra un’orgia con le prostitute e un bivacco con le spie, rubò tutto quello che era rimasto in città. Il maresciallo Kesselring stava organizzandosi al riparo della Linea Gotica e voleva che gli anglo-americani non vi giungessero prima dell’autunno inoltrato.
Giuseppe Gregori