daria filardo in preparazione della mostra

IL CATALOGO CHE RIPERCORRE L’ESPERIENZA DEL PROGETTO CURATORIALE– IL DIALOGO CON GLI ARTISTI, LA MOSTRA, LE PERFORMANCE –E RACCONTA LA PROSPETTIVA DELLA FONDAZIONE PALAZZO STROZZI E IED FIRENZE
PROROGATA FINO AL 22 DICEMBRE LA MOSTRA NEGLI SPAZI DI IED FIRENZE


Firenze, 30 novembre 2023               Verrà  presentato oggi  a IED Firenze, il Catalogo di The Tilt of Time (Ed. Kunstverein Publishing Milano), fase conclusiva del progetto realizzato dalla Fondazione Palazzo Strozzi e il Master in Curatorial Practice di IED Firenze, coordinato da Daria Filardo (IED) e Martino Margheri (Fondazione Palazzo Strozzi),  che ha portato  alla realizzazione di una mostra collettiva e un programma di performance sulla natura multiforme del tempo, con lo sviluppo curatoriale della classe del Master 2022/23.Sei traiettorie di ricerca che hanno spaziato dalla trasformazione degli oggetti e dei loro significati nel tempo e nella storia, all’attuale ruolo dell’intelligenza artificiale nella creazione di immagini e al suo rapporto con le arti visive, le tensioni geopolitiche del nostro presente, fino a toccare il linguaggio della performance e della musica che, per loro stessa natura, non solo vivono nel tempo ma lo organizzano, lo comprimono o lo espandono.

Il catalogo di The Tilt of Time approfondisce il lavoro degli artisti, racconta la creazione dei progetti site-specific per gli spazi di IED Firenze e Palazzo Strozzi e restituisce l’articolazione della ricerca curatoriale con un’apposita sezione. Una pubblicazione che supera i confini del catalogo tradizionale e apre un dialogo sospeso tra la narrazione di un progetto e una riflessione sulla curatela come attività tutt’altro limitata a una mostra, ma un metodo, per produrre conoscenza e aprire percorsi nuovi culturali, che riguarda tutti.

Lo sottolineano nei loro contributi, Igor Efrem Zanti Global Head of Art and Restoration Department che con “Al di là del tempo” afferma “curare una mostra non significa solo selezionare artisti e progettare un percorso. È un processo complesso che coinvolge ricerca culturale, indagine, scrittura e valutazione critica“; rileva il ruolo della scuola e l’importanza della curatela come metodologia Danilo Venturi Direttore IED Firenze in “Le inclinazioni Šdello spazio” dove scrive: “Quando gli studenti conducono ricerche approfondite, comprendono le menti degli artisti e hanno un impatto attraverso le mostre, accadono cose meravigliose. Dare significato alle cose, così come al tempo e allo spazio, è l’essenza del design. Siamo quindi orgogliosi che IED, scuola dal DNA del design, promuova queste attività“.
Nel ricordare la connessione tra The Tilt of Time e la mostra Anish Kapoor Untrue Unreal a Palazzo Strozzi, Arturo Galansino Direttore Generale Fondazione Palazzo Strozzi in “Nuove forme di produzione” evidenzia come “la consolidata collaborazione tra Fondazione Palazzo Strozzi e IED Firenze, in particolare con il corso di Master in Curatorial Practice, sia in linea con la forte visione della Fondazione Palazzo Strozzi che si distingue nel panorama culturale italiano per il suo impegno nella sperimentazione continua di nuove forme di produzione e promozione della creatività contemporanea, con una particolare attenzione al tema dell’educazione“.
Come nasce il progetto, la mostra, la pubblicazione, il ruolo dei coordinatori, del collettivo curatoriale e degli artisti lo spiegano nei loro saggi i coordinatori Daria Filardo (IED) e Martino Margheri (Fondazione Palazzo Strozzi).

Ci sono voluti 7 mesi per immaginare e dare vita a The Tilt of Time: un processo costruito giorno dopo giorno, che ha attraversato accelerazioni, soste, crisi e illuminazioni, per giungere a questa forma finale“, scrive Daria Filardo a chiusura del suo testo “Ci vuole tempo“, dove i tempi hanno ruoli essenziali e assumono identità diverse secondo le fasi che portano alla costruzione dell’architettura dell’intero progetto. E  “Il momento delle discussioni, degli errori e dei cambiamenti. È il momento in cui le idee diventano realtà.”.
“Il tempo passa veloce e lento. L’intuizione iniziale inizia a prendere svolte inaspettate. Attraverso il processo di analisi delle opere d’arte e il ricordo delle visite in studio. Nuove mappe concettuali iniziano a popolarsi man mano che emergono nuove idee. I curatori devono essere in grado di ripensare e negoziare nuove soluzioni affinché possa prendere forma un equilibrio tra l’artista e la mostra.
 – ed aggiunge che –  “Il processo di installazione è intenso anche quando sembra vuoto, tutto è essenziale per ottenere il risultato finale. È un momento in cui l’esposizione immaginata viene messa alla prova, dove sono necessarie soluzioni, avvengono cambiamenti e le opere d’arte iniziano a occupare lo spazio. Il collettivo curatoriale scopre che lo spazio impone soluzioni non considerate prima. In questo momento un curatore comprende la propria capacità di negoziare nuove idee e pensare a soluzioni per trovare il modo migliore di esporre“.

“Chi parla? Chi ascolta? Chi impara?” a cura di Martino Margheri è la narrazione ” di un esperimento educativo che trova forza nel dialogo tra le due istituzioni: il lavoro collaborativo tra la Fondazione Palazzo Strozzi e IED coniuga aspetti teorici e pratici, approfondendo le competenze chiave di chi produce mostre e cultura (progettazione, scrittura, ricerca, collaborazione, comunicazione).”.
Questo modello di lavoro” – spiega – “ci pone, come educatori, su un precipizio che richiede un delicato equilibrio. Quanto dovremmo indirizzare il processo e quanto dovremmo lasciare che le cose prendano forma in modo indipendente della nostra guida? Come possiamo garantire la qualità del progetto senza subentrare? Lavoriamo per il senso di autonomia, promuoviamo la responsabilità individuale e di gruppo, indirizziamo le attività in base alle aree di competenza, ma questo non sempre porta al risultato atteso e spesso richiede un cambio di rotta e un ripensamento della strategia. Ci alleniamo a gestire le incertezze, costruire relazioni, affinare la nostra prospettiva e sviluppare il pensiero critico con l’intenzione che l’esperimento possa aprire nuove prospettive sull’arte di oggi attraverso i primi passi dei professionisti di domani.”.

L’esperienza delle studentesse del Master IED Firenze in Curatorial Practice è raccolta nel capitolo “The Tilt of Time”.
Dieci donne da nove Paesi – Georgina Anastasi, Victoria Cassone, Hailey Conway, Patricia Hale-Siedler, Sneha Harish Chaturani, Solomiia Hrebeniak-Dubova, Alisa Kanevskiy, Catarina Mel, Emma Miles e Alexandra Skilnick –  con formazioni e prospettive diverse sul dibattito contemporaneo del senso del “tempo”, descrivono come attraverso la condivisione di idee e pensieri con gli Artisti e i Coordinatori  abbiano sviluppato il progetto nel ruolo di neo- curatrici.
Seguono i testi frutto delle conversazioni e delle interviste tenute dalle studentesse del Master con gli artisti, durante lo sviluppo del progetto.

Completano il Catalogo alcune immagini che, create e selezionate, illustrano il pensiero e costituiscono una traccia permanente del lavoro, della ricerca e dell’intero processo.

Catalogo
“The Tilt of Time”
Pagg 128
¤ 20
In vendita sul sito di Kunstverein e in librerie specializzate
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La mostra The Tilt of Time, allestita negli spazi di IED Firenze, è stata prorogata fino al 22 dicembre. Una collettiva che esplora la natura multiforme del tempo attraverso le opere di Giulio Aldinucci, Fabrizio Ajello e Francesco D’Isa, Chiara Bettazzi, Alessandro Gandolfi, Jacopo Jenna, Namsal Siedlecki.
Mostra
THE TILT OF TIME
Prorogata fino al 22 dicembre
 2023
IED Firenze, via Bufalini 6R
Orario: lunedì-venerdì, 9.00-18:00
ingresso libero