Via della Cina. È il libro, da leggere con attenzione e al tempo stesso tutto d’un fiato, di Piero Ianniello. Si chiude così. «Ma quel giorno, alla fermata dell’autobus, fu l’inizio di un’altra storia. Ho preso l’autobus, alla fine è arrivato. È bastata un po’ di pazienza. L’autobus che percorreva la strada del recupero della mia storia, della mia dignità, del senso della mia vita. Del mio vero nome».
Edito nel 2012 da Polistampa, la casa editrice di Pagliai, resta attualissimo. Lo hanno presentato anche di recente, è immerso nella Chinatown di Prato. S’intitola Via della Cina, come detto, e non a caso. C’è un perché. È una storia di rivalsa. Ma non anticipiamo troppo. Semmai, diciamo subito che spiega un qualcosa che non tutti sanno: «L’Italia, per chi è in Cina, è un nome, un promettente logogramma: Yì – dà – lì. Il suono dei tre ideogrammi che compongono il concetto di Italia: 意大利. Parola inesistente nella lingua originale cinese, per creare la quale è stato necessario aggregare tre suoni, presi da tre parole diverse in cinese: 意 = Yì; 大 = Dà; 利 = Lì.
Una delle interpretazioni letterarie di Yìdàlì è “giustizia grande profitto”. Un nome che è insieme un luogo e un miraggio, una possibilità di rivalsa nei confronti di una vita mediocre e ingiusta».
Piero Ianniello, l’autore,  è nato a Cassino nel 1971 e vive a Prato dal 1996. È laureato in letterature straniere e svolge molteplici attività, dal giornalismo free-lance alla formazione professionale, senza mai tralasciare il settore sociale, che lo ha portato a contatto con le marginalità di tutti i tipi. Recentemente ha iniziato a insegnare lingua e cultura italiana agli stranieri, acquisendo uno sguardo più approfondito e partecipato sulle comunità che vivono in Italia, in particolare quella cinese di Prato.
Scrive per diletto da molti anni, ottenendo vari riconoscimenti e la pubblicazione di alcuni racconti e saggi di storia locale. Via della Cina (Pagliai 2012) è il suo primo romanzo.
Un romanzo che è storia di riscatto, dicevamo. Via della Cina è il modo con cui i cinesi chiamano la Chinatown di Prato. Qui lavora la protagonista del romanzo, la giovane cinese Lucia. Arrivata in Italia dopo un lunghissimo viaggio, pagato con un’ipoteca sulla sua vecchia casa, si trova costretta ad affrontare la fatica delle molte ore senza riposo passate in fabbrica. Finché non conosce un uomo che le promette un futuro roseo grazie alla spinta della guanxi, la salda rete di amicizie e parentele su cui si struttura la società cinese. I due si sposano ma lui, giocatore d’azzardo, si rivela ben presto un marito violento…
La storia di Lucia è anche quella di molti altri immigrati dall’Oriente, quelli che non contano, nemmeno all’interno della propria comunità, e che sono schiacciati dai soprusi dei loro connazionali più ricchi e spregiudicati. Una vicenda di sofferenza e rassegnazione, ma anche rabbia e ribellione. Un’occasione per conoscere più da vicino una cultura che spesso ci passa accanto, che incontriamo per strada, ma con cui facciamo ancora fatica a interagire.