Muckbang, solitudine e fame del web

Premio letterario Raccontami una storia

Muckbang. Mangiare tutto ciò che si desidera ed essere pagati per farlo.

Questo il sogno di molti che, a ben vedere, non è più utopia. Basta sistemarsi di fronte alla webcam del proprio computer, mangiare molto e rumorosamente, connettersi ad internet ed intrattenere così migliaia di persone.

Questo è ciò che accade in Corea del Sud, dove un Internet channel chiamato Afreeca (Any FREE BroadCasting) assolda ogni giorno giovani coreani pronti a offrirsi di fronte ad uno schermo e capaci di far salire alle stelle le views, facendo conversazione con chi assiste ai loro video, rispondendo alle domande dei curiosi visitatori online e, talvolta, esibendosi in vere e proprie performance, il tutto mentre mangiano, o meglio si abbuffano.

Il fenomeno si sta diffondendo a livello mondiale e ha già un nome : Muckbang, una combinazione fra la parola muck-ja (mangiare) e bang-song (mandare in onda). I suoi performers sono invece chiamati BJ (broadcast- jokeys) e molti di loro conducono una vera e propria vita da star, sono conosciuti ovunque in Corea – e non solo – e i loro video entrano giornalmente nelle vite degli altri, in special modo negli orari dei pasti principali.

Una delle più seguite è BJ TheDiva che, con più di 500 mila views per video, trionfa sul ring del muckbang show ; un appetito sovraumano e un fisico snello e incredibilmente asciutto, una bocca piccola che di fronte ad un grosso wok, contenente circa cinque confezioni di istant ramen, si fa enorme, grottesca. Porta il cibo con le bacchette proprio davanti alla webcam, facendolo sgocciolare, tastandone con le mani la quantità di sugo e di unto e poi quando il cibo arriva finalmente alla bocca fa in modo che anche l’orecchio dei suoi spettatori abbia la propria parte di spettacolo. Se sono spaghetti li succhia rumorosamente con mugolii da estasi di piacere, se sono pezzi di pollo fritto fa sentire il “crunch” a bocca aperta, sbiascicandone la carne e succhiando la polpa fino all’osso.

Non si può escludere che in questo strano fenomeno, disturbante per molti versi, ci sia sicuramente una nota di voyeurismo. È pseudo-pornografia, che mette in scena un’orgia dove il protagonista ha un vero e proprio rapporto con il cibo. Il BJ è visto come un avatar dai suoi spettatori online, i quali possono manovrarlo, chiedergli di mangiare in un certo modo e sentirsi appagati e sazi nel momento in cui questo finisce tutto ciò che di commestibile ha di fronte a sé.

Ma Muckbang è diventato anche un momento di comunione, di scambio relazionale, di conversazione. Se alcuni ci vedono del feticismo, altri ci vedono solo un modo per mangiare in compagnia o addirittura trovare degli amici.

In metro, a lavoro, per strada o semplicemente a casa propria, perché non condividere il momento del proprio pasto con qualcuno, che lo fa in contemporanea, specialmente se si è soli? Perché non mettersi a tavola, in compagnia di migliaia di persone in connessione remota, conversarci e parlare della propria vita, proprio come faremmo con i nostri amici o i nostri familiari ?

In risposta a questo quesito uno dei BJ più famosi di Afreeca chiarisce, in un’intervista alla BBC : «Attualmente io frequento i miei visitatori , come se avessi fatto un patto con loro, una promessa. Offro loro uno spettacolo, in cambio mi diverto con loro, per questo non lo considero un lavoro».

Muckbang parte dalla Corea ma si diffonde ovunque e se ci chiediamo il perché della attuale enorme risonanza che sta avendo questo fenomeno nel mondo variegato delle stranezze del web, la risposta viene facilmente alla mente di tutti.

Infatti il rapporto che si stabilisce fra spettatore affamato e performer famelico è un’interconnessione profonda, una relazione certo, che riscuote successo colpendo la coscienza di tutti coloro che risentono di qualche mancanza e facendo sentire famosi, acclamati e rinomati i produttori di questo genere di spettacolo che mal volentieri tornerebbero alla loro vita lontana dalle luci della ribalta.

Sì perché, nei Muckbang, la solitudine e la fame – oggettiva e figurata – si riflettono in un piatto straripante di comfort food, che scalda, riempie lo stomaco, unisce e crea dipendenza.

Lavinia Arduino